Intervista Con Il Professore Giovanni Frajese – Terza Parte

INTERVISTA CON IL PROFESSORE GIOVANNI FRAJESE III PARTE

di Ramona Castellino

IM: Professore, come mai dato che ci sono delle cure contro il covid, ormai è assodato sia una infezione curabile, tutto il mondo medico e della ricerca, non solo rifiuta qualsiasi tipo di cura e indica il vaccino come unica via per poter uscire dall’emergenza, ma rifiuta di riconoscere ogni effetto avverso riconducibile allo stesso e arriva addirittura a non prendere in considerazione casi di morte legati alla vaccinazione.

PROF. FRAJESE : Non si prendono in considerazione, nonostante ci siano i dati dell’ Eudravigilance, dello YelloGuard inglese e del Vsafe americano, che se vengono messi insieme, i numeri crescono e diventa complicato prenderli sul serio, nonostante si sappia dalla letteratura che sono sotto rappresentati di dieci o cento volte, quindi quei numeri potrebbero essere davvero spaventosi, ma non si prendono in considerazione perché siamo essere umani, se quella che è stata la convinzione di molti, specialmente dei medici, ed è stata ripetuta sino all’ inverosimile ancora ad oggi e cioè che il vaccino è sicuro ed efficace, se in realtà si vedesse che proprio così non è e ci sono tanti problemi che si sono riscontrati probabilmente sottostimati dopo questa somministrazione, bisognerebbe interrogarsi sulla maniera in cui la società e in particolare i governi di tutto il mondo su suggerimento delle case farmaceutiche stesse hanno deciso di implementare. Allo stesso tempo se dovesse diventare chiaro, al di là del protocollo stesso pessimo di vigile attesa e paracetamolo, per non dire tachipirina, che è una cosa assolutamente priva di qualunque significato e di qualunque prova scientifica tra l’altro, questo significherebbe che la necessità di continuare con le vaccinazioni non serve più perché esistono delle terapie. In realtà se uno volesse osservare le cose come stanno questi interventi farmacologici che chiamiamo vaccinazioni, ad oggi sembrano più interventi terapeutici e non vaccinali perché l’immunità non la danno e se danno una protezione la danno per un periodo limitato per poi riaver necessità di fare un’ulteriore dose per avere una protezione per un altro periodo di tempo limitato. Questa è la definizione di un farmaco, non la definizione di un vaccino. Quello che è stato fatto, anche in maniera abbastanza trasparente per la verità, è stato di cambiare la definizione delle parole. Il vaccino prima era la sostanza che conferiva immunità al soggetto che lo prendeva e che quindi non sviluppava la malattia, quietly, come dicono gli inglesi, è stato cambiato in una sostanza che da una protezione contro le manifestazioni cliniche. Ma qualcosa che da protezione può essere una terapia non certo un vaccino come noi siamo abituati ad intenderlo, per questo c’è questa bizzarra distonia tra l’uso della parola vaccino e un intervento farmacologico ripetuto nel tempo che sembra più di tipo terapeutico preventivo piuttosto che vaccinale stesso.

IM: Ci sono anche altri studi, che sono piuttosto preoccupanti per quanto riguarda la fertilità. Ci sono tanti dati ai quali si può dare più credito, altri meno però qui abbiamo dati di studi americani fatti in cliniche della fertilità, dove si è riscontrato un’alta percentuale di uomini vaccinati con spermatozoi lenti o fermi, di ovuli che non si trasformano in embrioni nelle donne e un tasso di aborto spontaneo, con dei numeri francamente non so quanto attendibili,  pari all’ 80% nel primo trimestre di gravidanza per donne vaccinate.  Se questo fosse vero, sposterebbe anche un po’ la responsabilità non soltanto al campo medico, ma arriverebbe anche a quello politico.

Prof. Frajese: E ’una questione ancora molto complessa. Già un anno fa ho dato queste percentuali perché innanzitutto ricordo che in gravidanza non è prevista la somministrazione del vaccino, quantomeno dalle case farmaceutiche stesse, tanto è vero che nell’ informazione di Pfizer era anche scritto che le persone che fanno la vaccinazione dovrebbero prendere degli anticoncezionali per un certo periodo di tempo, per evitare che ci possano essere delle gravidanze i cui effetti non possiamo conoscere, perché non sono stati studiati. Abbiamo avuto questo bizzarro ribaltamento delle posizioni dove CDSA e EMA hanno detto che in gravidanza ci si può, ci si deve vaccinare, e questo senza che ci sia stato uno studio a provarne la sicurezza, ma purtroppo siamo arrivati a questo. Quando hanno pubblicato i primi dati sull’England Journal of Medicine, all’ interno delle tabelle c’erano dei numeri un pochino particolari e sembrava emergere un tasso di abortibilità pari a quello che hai detto tu prima, soprattutto nei primi sei mesi, mentre un pochino più basso nel trimestre successivo. Ma i dati sono parziali, la maggior parte delle gravidanze, non è stata per qualche motivo riportata, e quale sia la realtà io semplicemente non la so. Però i dati di allarme per quanto riguarda la gravidanza c’erano già stati un anno fa. Siamo andati avanti e se qualcuno ci fornirà dei dati concreti e studiabili di quello che sta succedendo, lo potrò commentare altrimenti non si può fare. C’è uno studio però che è stato fatto in Italia, primo nome professore Laganà, professor Bizzarri e professor Cosentino, che si chiama Megovac che ha fatto vedere nelle donne alla seconda dose di vaccino, c’è una dismenorrea, cioè un problema a livello mestruale di vario genere nel 60/70% delle persone, quindi più di una su due ha questi problemi legati al ciclo mestruale e quindi alla fertilità. Ci dicono poi nello stesso paper che il 50% nell’arco di due mesi ritorna normale, ma nel restante 50% non ritorna normale e non so quale sia il limite temporale di questo ritorno eventuale alla normalità. Sono stati invece, al di là di quelli che sono i report che provengono dalle cliniche della fertilità, su cui non posso esprimermi perché non ho certezza, è stato pubblicato uno studio molto interessante che fa vedere, semplicemente con due vaccinazioni perché oltre non sono andati, comunque una perdita del 20% e tra il 15 e il 20% del numero totale degli spermatozoi, della mobilità degli stessi e nella concentrazione. Quindi una perdita di 1 su 5 di questi parametri in un arco di tempo abbastanza permanente, perché sull’ articolo c’è scritto che torna tutto normale al controllo di qualche mese dopo, guardando le figure, le percentuali rimangono in negativo. C’è anche questo problema oggi. Alcune persone possono mettere dei dati all’ interno dei paper, ma non li possono discutere in maniera aperta, perché se scrivessero magari che dopo due, tre mesi la percentuale rimane negativa il segnale sarebbe estremamente negativo e scatterebbe un campanello d’allarme e invece si riportano i dati e ma da una conclusione rassicurante, perchè oggi è questa la direzione che hanno preso le cose. 

INTERVISTA AL PROFESSOR GIOVANNI FRAJESE PRIMA PARTE

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