L'Italia Mensile

Intervista Al Prof. Giovanni Frajese (2)

INTERVISTA AL PROF. GIOVANNI FRAJESE SECONDA PARTE

Se vuoi vedere la prima parte dell’intervista al Prof. Frajese, clicca qui.

In attesa del video completo del nostro incontro con il “professore ribelle”, ecco la seconda parte dell’intervista.

a cura di Ramona Castellino

IM: Può la nostra Sanità pubblica permettersi di rinunciare a figure professionali come medici, infermieri e tutto il personale sanitario, quando viviamo, non da oggi, continui tagli alla sanità, problema diventato ormai atavico. Possiamo rinunciare a tutte quelle persone che hanno fatto la Sua stessa scelta?

Pof. Frajese: Per poter rispondere in maniera reale a questa domanda dovrei avere dei numeri che non ho a disposizione, però sentendo delle parole di colleghi che sono in ospedali, sentendo quello che è stato detto a Vicenza, o quello che ha detto recentemente Zaia, c’è una spinta a voler reintegrare le persone che non si sono volute vaccinare, perché in questo momento c’è bisogno di operatori sanitari.

Un operatore sanitario non si può prendere, formare e gettare in mezzo alla battaglia, in un tempo più rapido di quello che previsto, già lo stiamo facendo in quanto non c’è più l’esame di ammissione per entrare nell’ Ordine dei Medici per poter praticare, ma basta la laurea visto il periodo. Non è così semplice, perché non basta una laurea in medicina per diventare medici, noi abbiamo in realtà un sistema diverso da quello anglosassone che fornisce medici molto più preparati, a livello pratico fin da subito, noi abbiamo un sistema più teorico, che consente di avere una visione di insieme più ampia, ma che non insegna nel pratico la medicina. Per questo c’ è bisogno di un certo periodo di tempo, che accade negli anni successivi la laura, dove si impara a fare il mestiere, dove quello che si era imparato sui libri, si vede come sia applica nella realtà. Per cui sostituire queste figure, che nella maggior parte non sono giovanissime, ma esperti, che magari hanno fatto un calcolo del rapporto rischio/ beneficio loro stessi sulla base della loro esperienza clinica, che non hanno magari solo una loro indipendenza di pensiero, ma anche una capacità ragionativa, visti i dati di oggi, forse fuori dal comune. I dati oggi danno ragione a chi non era del tutto convinto di questa chiamata alle armi, con i vaccini in quanto tali.                               

Sarà necessario prima o poi reintegrarli, salvo ricominciare ad obbligarli ad una quarta dose e ricominciare lo stesso giro.

IM: Siamo di fronte appunto ad un’altra ondata di contagi covid. Per due anni ci hanno detto che nel periodo estivo, il virus perdeva di carica virale etc, nonostante questo ci troviamo nel mezzo di un’ondata. Io Le vorrei chiedere: è possibile, visto che i contagiati sembrano essere per lo più soggetti vaccinati che hanno contratto il virus anche più di una volta, che queste varianti possano in qualche modo essere generate dai vaccinati stessi?  E’ possibile tutto questo?

PROF. FRAJESE: Le possibilità esistono. In immunologia, nei periodi pre-covid, si consigliava di non vaccinare durante epidemie e pandemie, perché questo avrebbe potuto generare meccanismi di evasione, di sopravvivenza del virus, che muta per adattarsi e appunto sopravvivere. In realtà mi sembra che questo virus, come tutti i virus mRNA, muti comunque molto velocemente e molto costantemente, ma questo era un elemento che noi conoscevamo fin dall’ inizio della storia. Sono cinquant’anni che si prova a fare dei vaccini per mRNA e fino ad oggi di efficaci non si era mai riusciti. Prima si facevano degli studi clinici che non duravano due mesi e quindi in quell’arco di tempo i risultati di efficacia diventavano irrilevanti e quindi non si arrivava mai a produrlo. Ma gli stessi risultati sono diventati irrilevanti con il passare del tempo per la vaccinazione che abbiamo fatto oggi, come era prevedibile che fosse.

Dal 95% di efficacia, siamo passati alla realtà. Credo che la maggior parte delle persone, e forse anche dei colleghi, con tutto che una voglia tenere gli occhi chiusi, inizino a farsi qualche domanda in più.

IM: IN QUESTI GIORNI, IL DOTTOR CRISANTI HA DICHIARATO CHE IL 98% DEI PAZIENTI CHE MUOIONO A CAUSA DEL COVID SONO PAZIENTI VACCINATI MA FRAGILI. LA DOMANDA SORGE SPONTANEA. ALL’INIZIO DELLA CAMPAGNA VACCINALE CI ERA STATO DETTO DI VACCINARCI TUTTI PER PROTEGGERE I FRAGILI. OGGI I FRAGILI SONO VACCINATI, SONO VACCINATE ANCHE QUELLE CATEGORIE NON A RISCHIO EPPURE IL 98 % SEMBREREBBE MORIRE A CAUSA DEL COVID. QUELLE DEL DOTTOR CRISANTI SONO DICHIARAZIONI DAVVERO DISARMANTI…. COME PUO’ ACCADERE TUTTO CIO’?

PROF. FRAJESE: Sono dichiarazioni che dimostrano il fatto che al momento le promesse che ci avevano fatto non sono state attese. C’è poco da dire. Evidentemente la protezione che doveva offrire non la offre. E’ chiaro che le persone di una certa età sono vaccinate, le persone fragili sono vaccinate, se questo avesse fatto una differenza probabilmente le cose sarebbero diverse ed invece oggi  c’è una minoranza non vaccinata e c’è la maggioranza vaccinata che  nel migliore dei casi riflette l’entità delle due popolazioni che stiamo guardando, nel peggiore dei casi potrebbe indicare  cose di cui abbiamo più di qualche segnale che speriamo siano di tipo temporaneo e non a più lunga durata, una non ottimale organizzazione del sistema immune, che viene stimolato creando quella che si poteva prevedere che accedesse, questa anergia del sistema immune, che rende in qualche maniera rende l’ intero apparato di difesa dell’ organismo, meno efficace nell’ affrontare tutta una serie di cose, a partire dal covid stesso. I dati questo dicono.

L’eventuale risalita della protezione che viene fatta da un’altra dose, al di là che sia bizzarro che ci sia sempre quella fascia di quattordici giorni post vaccinazione, nella quale qualsiasi cosa succede non è attribuibile al vaccino stesso ma in realtà la persona si è presa il covid,che di scientifico credo che abbia veramente poco, però abbiamo già dati che ci dicono che questa protezione sembra risalire per poi riscendere in un periodo più veloce di prima. Prima ci volevano sette/otto mesi perchè la protezione si azzerasse, ora ce ne vogliono due/tre. Non capisco quindi come si stia passando da un’immunità naturale di lunga durata, cosa che oggi è provata ben più dei mesi data per il quale viene rilasciato il green pass, ma rimane ad alti livelli circolanti per diciotto mesi e oltre in più c’è la presenza degli IGA mucosali, insomma il sistema immunitario, in quanto tale, è stato perfezionato in milioni di anni e credo sia un po’ più efficiente di un sistema che forza il corpo a produrre degli anticorpi specifici verso una spike che tra le altre cose non c’è più.

INTERVISTA AL PROFESSOR GIOVANNI FRAJESE PRIMA PARTE

INTERVISTA AL PROFESSOR GIOVANNI FRAJESE SECONDA PARTE

INTERVISTA AL PROFESSOR GIOVANNI FRAJESE TERZA PARTE

INTERVISTA AL PROFESSOR GIOVANNI FRAJESE QUARTA PARTE

INTERVISTA AL PROFESSOR GIOVANNI FRAJESE QUINTA PARTE E VIDEO COMPLETO

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