Intervista Al Professor Giovanni Frajese – Quarta Parte

INTERVISTA PROFESSOR GIOVANNI FRAJESE IV PARTE

di Ramona Castellino

IM: Quale è il ruolo e l’influenza delle cause farmaceutiche nel giudizio medico e della ricerca?

Prof. Frajese: Intanto regolamentatorio. Basta vedere quanti sono in percentuale i fondi che arrivano agli enti regolatori dell’industria farmaceutica, cosa che secondo me dovrebbe essere vietata, perché chiaramente se la persona che io devo controllare è direttamente responsabile di una gran parte dei miei fondi, la mia libertà di vigilanza, di espressione e di libera ricerca scientifica, è ovvio ed è molto umano da comprendere è estremamente limitata. Ma oltre questo, ricordiamo che la maggior parte delle riviste accademiche sono private e quindi hanno fortissime connessioni con l’industria farmaceutica perché oggi la ricerca la fanno le industrie farmaceutiche per lo più. A livello di governo e di ricerca pubblica, i fondi sono sempre delle briciole, se ci sono, e vanno sempre dalle stesse parti perché sono magari gli autori che riescono a produrre una maggiore parte delle pubblicazioni quindi ci sono una serie di anelli di congiunzione che legano l’industria, la ricerca, gli enti regolatori, le pubblicazioni, i medici stessi e i congressi ai quali vanno. E’ tutto troppo concatenato perché si possa avere una chiarezza e una trasparenza nel sistema. Oggi viviamo nel paradosso in cui se uno dichiara un conflitto di interessi automaticamente lo risolve, perché la legge questo dice. Io dico si ho in conflitto di interesse con Pfizer e dal momento che l’ho detto, il problema è risolto. In realtà non è esattamente così. Tra l’altro ci sarebbe bisogno di un ripensamento della maniera in cui la struttura è stata pensata, perché quello che è successo negli ultimi due anni, ha mostrato una preoccupante unicità di pensiero e visione, che è stata chiaramente e fortemente supportata dalle case farmaceutiche, in quanto i profitti li facevano loro, non sicuramente i governi o le persone. Quindi l’interesse finanziario, economico e di altro genere è chiarissimo, se a questo si aggiunge il fatto che a livello pubblico i contratti sono secretati e quindi non possiamo sapere cosa c’è scritto sopra, abbiamo la von der Leyen che manda sms a Bourla che poi cancella per ordinare le dosi piuttosto che altro, il livello di confusione che si è generato è secondo me massimo e non so come la gente non realizzi di quanto poco di trasparente ci sia purtroppo in tutto quello che sta governando questo. Il punto chiave, secondo me rimangano le persone. Prima è stata data nella paura una fiducia assoluta in un sistema che comunque pur con le sue problematiche e pecche, garantiva un livello minimo chiamiamolo, di controllo esterno su interventi di un certo livello. Qui sono saltate tute le regole e tutti i ponti.

IM: Mi ricongiungo a quello che ha detto adesso. Noi abbiamo visto parecchi suoi interventi in tv, proverbiali sono i suoi scontri con il vice ministro Sileri. La domanda è questa: quanto hanno influito stampa, tv, giornali, in quella che è stata la campagna inizialmente di paura che ha influenzato e in qualche modo manipolato le persone prima con il terrorismo sul covid e i dati covid e poi sulla vaccinazione di massa. Quanto è stato determinante questo modo di fare giornalismo?

Prof. Frajese: E’ un tutt’uno. Noi siamo stati catapultati in una guerra, contro un nemico invisibile ma che chiaramente esisteva e si sono utilizzate tecniche e strategie di guerra. Il che significa un’informazione unica, molto controllata, molto organizzata e che tendeva a ripetere le informazioni sempre nella stessa direzione. Tra l’altro pagando in maniera molto interessante chiunque lo facesse per un certo numero di passaggi al giorno. Colleghi molto più capaci di me nel spiegare a livello psicologico come è stata condotta questa operazione di convincimento di massa, hanno già spiegato in maniera molto adeguata, penso ad esempio al Professor Conversi, quale è stato il meccanismo psicologico utilizzato per portare le persone a seguire la narrazione, la speranza del vaccino, l’adesione allo stesso e ciò che stiamo continuando a vivere. Oggi hanno messo in piedi anche una cosa che viene chiamata “cabina di regia”, io non so quanto sia voluta questa cosa, però a me estraneo al mondo dell’organizzazione a questi livelli, la “cabina di regia” fa pensare ignorantemente ad un film che viene prodotto in qualche maniera, piuttosto che alla gestione di un’emergenza o di una pandemia. In qualche maniera comunque, per ottenere il risultato, nel quale si credeva evidentemente fortemente, è stato implementato un intero sistema che ha coinvolto un po’ tutti. A partire dall’ informazione, che massiccia ha promulgato un’unica verità, cosa che a livello scientifico non può esistere e oltretutto ha demonizzato chiunque osasse dire qualche cosa di differente, con le ben note etichette che conosciamo tutti. Stesso meccanismo che è stato poi è stato utilizzato con i “putiniani” o non “putiniani”, i “terrapiattisti” piuttosto che qualunque altra cosa. C’è una iper semplificazione delle cose in contenitori che consente alla gente una strada molto facile per sentirsi nel giusto, che è quello di condividere l’ opinione che dal regime, perché di questo a questo punto si tratta, viene in qualche modo imposta. Ma questo nella storia anche italiana lo abbiamo già vissuto nel passato, mi sorprendo che quando la storia si ripete le persone non se ne accorgano. E’ proprio vero che la storia dovrebbe insegnare, ma non lo fa.

INTERVISTA AL PROFESSOR GIOVANNI FRAJESE PRIMA PARTE

INTERVISTA AL PROFESSOR GIOVANNI FRAJESE SECONDA PARTE

INTERVISTA AL PROFESSOR GIOVANNI FRAJESE TERZA PARTE

INTERVISTA AL PROFESSOR GIOVANNI FRAJESE QUARTA PARTE

INTERVISTA AL PROFESSOR GIOVANNI FRAJESE QUINTA PARTE E VIDEO COMPLETO

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