Responsabilità Nella Lotta E Fratellanza Nelle Difficoltà

RESPONSABILITÀ NELLA LOTTA E FRATELLANZA NELLE DIFFICOLTÀ

Le recenti denunce emesse nei confronti di altri resistenti per la manifestazione del 9 ottobre hanno messo in ulteriore allarme il fronte del dissenso, ma neppure stavolta qualcuno di noi sarà lasciato indietro

di Pamela Testa

La notizia è di questi giorni ancorché riportata in maniera chiaramente strumentale dai media foraggiati dal regime, ovvero quella delle diverse denunce a piede libero che la polizia politica al servizio del Governo sta notificando ad alcuni attivisti anti-globalisti ed anti-green pass protagonisti delle manifestazioni di piazza del 9 ottobre.

Contrariamente a quanto descritto da vergognosi pennivendoli, NON si tratta di denunce per i fatti accaduti alla Cgil bensì di denunce che come capo d’accusa hanno quello (solito) della manifestazione non autorizzata, oltre che della resistenza a pubblico ufficiale.

Sulla circostanza è curioso notare come i provvedimenti di cui sopra giungano soltanto ora – a distanza di ben 9 mesi – da quell’indimenticabile giorno d’orgoglio nazionale, nonostante gli attivisti in questione siano tutti volti e nomi abbastanza noti alla polizia politica di cui sopra, anche perché spesso partecipi nelle manifestazioni e nei cortei organizzati dal movimento a cui faceva capo Giuliano Castellino.

La domanda in questo caso sorge più che spontanea: come mai, vista la “notorietà” dei denunciati, questi provvedimenti giungono soltanto ora?

Possibile sia stata così lunga e difficile quest’ulteriore indagine per individuarli?

La risposta in tutto ciò non può che essere quella della “repressione ad orologeria”, che fa il paio con la grottescamente drammatica debolezza del Governo e dei loro lacchè al Parlamento i quali, per dimostrare una forza che non hanno mai avuto, si sono ridotti a far emettere un comunicato siglato da circa 1.000 Sindaci (che sono però neppure un settimo rispetto al loro totale), nonché a posizionare in favore di telecamere qualche centinaio di soggetti equipaggiati di cartelli pro-Draghi.

Sventurati senza dignità e senza coscienza, ammuffiti sottoboschi di circoli partitici vari ma che le TV si sono subito affrettate a spacciare come un chiaro segno di appoggio degli italiani.

Nel crescente scontento del Popolo più autentico (ed ovviamente non mi riferisco al quel 10-20% di benpensanti-benestanti al quale l’attuale regime va invece benissimo), ma soprattutto nel crescente fervore delle piazze attuale preludio ad un prossimo autunno di accese proteste, ecco dunque sorgere la necessità di ricominciare a “spuntare” le frecce del dissenso secondo una precisa “strategia preventiva” che sa molto di “gobierno” sudamericano-filoamericano e non certo di democrazia.

Sotto il punto di vista delle accuse lo sappiamo già, c’è un vero e proprio abuso nel ricorrere agli articoli del TULPS e sanzionare così i “riottosi” non appena mettono un piede fuori dalle “riserve indiane” stabilite dalle Questure (cosa peraltro notata chiarissimamente nelle pacifiche manifestazioni milanesi e torinesi dello scorso inverno), mentre dal punto di vista penale – quello dell’inesistente “resistenza a pubblico ufficiale” – è appena il caso di precisare come i nostri ragazzi siano stati letteralmente presi a bastonate senza un vero motivo, opponendo per questo ai picchiatori governativi una più che LEGITTIMA DIFESA ancorché assolutamente disarmata.

Il punto focale di questo mio articolo non vuol però soltanto puntare al ribadire cose che noi già conosciamo benissimo per averle vissute sulla pelle, bensì il rinfrancare cuori ed animi di questi nostri fratelli-resistenti ai quali ricordo come ad altri fratelli sia stata invece inflitta una lunga carcerazione per gli stessi capi d’imputazione, con l’aggiunta di una “devastazione” che sta però solo nelle fantasie della pubblica accusa ma che ancor oggi tiene dietro le sbarre due di noi.

Resistenza ragazzi significa soprattutto RESPONSABILITA’, significa CORAGGIO, significa IDENTITA’, significa FRATELLANZA!

Concetti che non posso dunque esulare da una piena condivisione dei tanti problemi che ci troviamo ad affrontare, per questo voglio ribadire e con forza che nessuno di Voi sarà lasciato solo di fronte ai Tribunali, nessuno di Voi diverrà carne da sacrificare sull’altare dei nefandi poteri tecnocratico-globalisti.

Noi in una Giustizia (cosa ben diversa dalla legge) crediamo ancora, e la otterremo con la forza della ragione e del diritto prima ancora che con la veemenza della protesta popolare.

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