Salario (al) minimo

Di Alessandro Cavallini 

Negli ultimi mesi abbiamo sentito spesso parlare, nel dibattito politico nazionale, di salario minimo. Non possiamo che essere favorevoli a questa proposta ma siamo certi che non verrà mai approvata. Da cosa nasce questa sicurezza? È sufficiente guardare gli attuali protagonisti della scena politico-sociale per arrivare a questa conclusione.

In primis abbiamo i sindacati che, con la loro solita faccia da bronzo, cianciano di salario minimo dopo aver sottoscritto per anni vergognosi contratti collettivi che prevedono stipendi da fame. Poi abbiamo la sinistra che non è credibile per almeno due ragioni: oggi la Schein fa la barricadera ma quando il Pd è stato al governo si sono ben guardati dall’approvare una legge che stabilisse appunto un salario minimo per tutte le categorie dei lavoratori; e poi l’attuale sinistra italiana ha nel proprio dna unicamente la tutela delle minoranze e, dato che la maggior parte dei lavoratori ha uno stipendio non adeguato all’attuale costo della vita, non pensiamo che gli ex Pci siano realmente interessati a sostenere i legittimi diritti della classe lavoratrice. Infine, abbiamo la destra che, essendo liberale in tutte le sue componenti, considera il lavoro unicamente come un costo e quindi quest’ultimo non può che essere tenuto il più basso possibile. 

Una volta in Italia c’era anche quella che si autodefiniva la destra sociale ma la stessa si è poi persa nelle acque di Fiuggi. Alcuni di quei protagonisti oggi sembrano essere tornati in auge innalzando la bandiera dell’indipendenza, senza però intaccare realmente i poteri sovranazionali (“Vogliamo riportare Nato e Ue a quelle che sono le loro logiche originali”, Alemanno dixit…). Non riteniamo perciò che li si possa considerare reali antagonisti dell’attuale Sistema capitalista. 

La soluzione, quindi, sembra essere una sola: la ribellione. È finito il tempo delle illusioni. Se i lavoratori vogliono realmente migliorare le proprie condizioni devono trovare forme autonome di lotta senza affidarsi ai soliti “finti rivoluzionari”. Se questo non accadrà, l’unico salario di cui sentiremo parlare sarà sempre e solo quello al minimo.

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