Quando Kissinger minacciò di morte Aldo Moro

Nino Galloni, figlio di Giovanni Galloni, importante esponente della Democrazia Cristiana e amico di Aldo Moro, nel libro “Come è stata svenduta l’Italia” (Byoblu Edizioni, 2020), riporta un episodio poco conosciuto della storia italiana. Aldo Moro, in un colloquio con Henry Kissinger avvenuto nel 1976, venne minacciato di morte dall’allora Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America. «Non puoi continuare a far crescere l’Italia del 3 mezzo per cento –disse Kissinger- perché in questo modo state sconvolgendo gli equilibri geopolitici in tutto il Mediterraneo».

Gli USA erano preoccupati perché l’Italia stava crescendo troppo. Washington non temeva i comunisti, dopotutto, scrive Galloni “gli stessi Americani avevano buoni rapporti con il Partito Comunista Italiano. Kissinger aveva scelto come suo referente “organico” Giorgio Napolitano”.  Due anni dopo Aldo Moro venne ucciso dalle Brigate Rosse, gruppo terroristico eterodiretto, che non aveva nulla a che vedere con la “lotta di classe”, come dimostra il giudice istruttore del caso Moro Ferdinando Imposimato (comunista dichiarato) nel libro “I 55 giorni che hanno cambiato l’Italia” (Newton Compton editori, 2013).

Il caso Kissinger-Moro, ci ricorda che chi si ribella al potere angloamericano, muore, fisicamente o politicamente. Il “grande stratega” americano che ci ha lasciati alla veneranda età di 100 anni, ha minacciato di morte il cinque volte primo ministro dell’Italia, perché Moro stava facendo bene il suo lavoro: l’interesse degli italiani, e che per questo motivo è stato ucciso. Dovremmo ricordarci anche questo.

(Fonte: https://t.me/ancoraitaliapartito)

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