L'Italia Mensile

LA STRISCIANTE PANDEMIA DEGLI ABUSI: L’USO DELLA MASCHERINA COME PRESIDIO SANITARIO PROFESSIONALE E NON PIÙ COME SIMBOLO CHE ANNICHILISCE I PAZIENTI

di Pamela Testa

Il problema è ormai divenuto annoso, tragicamente annoso, eppure continua ancora a manifestarsi nelle sue più o meno subdole prepotenze nonostante non ci sia più alcuna “emergenza” a giustificarlo (e tantomeno una norma), ma posso assicurare che quando questo problema arriva ancora una volta ad investirvi… beh, la scelta sta tra nel continuare ad essere intimoriti e umiliati oppure REAGIRE!

Il problema di cui vi parlo è legato all’uso delle mascherine nelle strutture sanitarie, che qualche dirigente sanitario “talebano” ed evidentemente nostalgico della dittatura sanitaria determinata dalla pandemia da Covid-19 va ancora applicando tout court, mentre la norma (come vedremo più avanti) prevede tutt’altro.

Non voglio stare qui a tediarvi con un mio personale problema di salute, per questo cerco di tagliare corto dicendovi che il mio medico ha deciso di farmi effettuare accertamenti diagnostici (urgenti) che, presto mi auguro, sfoceranno in un delicato intervento chirurgico alle mie corde vocali.

Per tale motivo, corredata di idonea prescrizione, lo scorso lunedì mi sono recata presso l’Azienda ospedaliera “San Camillo-Forlanini” di Roma per eseguire i suddetti esami clinici; esami che (lo voglio specificare a chiare lettere) vengono condotti all’interno di un edificio ospedaliero NON adibito alla degenza di pazienti.

Bene, al momento di ritirare il biglietto numerato per l’onnipresente coda di cittadini in attesa, l’addetto – oltre al numero – mi consegna cosa se non l’inamovibile, incontestabile e immarcescibile mascherina(!?)
A questo punto, forte delle mie poche ma comunque consapevoli conoscenze in materia, la suddetta mascherina ho deciso proprio di non mettermela e l’ho fatto presente senza mezzi termini avviandomi in una sala di attesa piena di assistiti, tutti rigorosamente “mascherinizzati”.

Al mio sopraggiungere si sono dunque subito fatte avanti un paio di assistenti sanitarie le quali, con tono finto-cordiale, mi dicono: “Signora!

La mascherina, deve indossare la mascherina qui dentro”!!
La mia risposta di rifiuto non si è fatta però attendere, ed alle operatrici prontamente intervenute per far rispettare una norma applicata a libera interpretazione (per loro ovviamente e che più libera non si può), ho subito fatto presente che non l’avrei indossata e che dunque se la potevano tranquillamente riprendere, visto che quella NON era una struttura di degenza bensì soltanto diagnostica.

Al mio fermo rifiuto hanno prima tentato di farmi desistere con gestualità tra il rassicurante ed il vittimistico (anche perché avevo intanto avviato la registrazione video sul mio smartphone per tutelarmi) senza però sortire l’effetto sperato, ma quando ho chiesto di parlare con un medico responsabile del reparto mi si è parata davanti una dottoressa che con fare perentorio mi ha letteralmente intimato di indossare la mascherina, altrimenti non avrebbe provveduto ad eseguire gli esami medici prescritti (e la sanitaria in questione era l’anestesista, dunque una figura medica necessaria per dar corso all’intervento chirurgico che mi riguarda).

Ovviamente ho subito rimbalzato l’anestesista con annessa intimazione, la quale intanto ha rafforzato la sua minaccia paventando l’intervento della sicurezza (che comunque non si è proprio presentata e chissà perché…).
Atteso che la rompiscatole di paziente, testimone e vittima di quest’angheria, non era intenzionata a recedere d’un millimetro dalla sua posizione, ecco allora che mi hanno sbandierato sotto il naso una documentazione dirigenziale che, sempre secondo loro beninteso, giustifica tale imposizione, mentre la dottoressa – ormai completamente sclerata – dichiara di voler sporgere querela nei mei confronti perché sto utilizzando una registrazione video pur senza riprenderla in volto.

Personalmente non mi faccio intimidire e tantomeno abbindolare da chi interpreta e impone norme secondo una sua parzialissima e personalissima visione, oltretutto con l’impudenza di chi la passerà comunque liscia, per questo mi metto subito in contatto con il mio Avvocato che, di lì a poco, mi invia la parte di norma pertinente all’incresciosa circostanza che si stava ancora consumando e che quod volebat demonstrandum (per dirla come i ns. Padri latini) dava ragione alla MIA posizione di rifiuto e NON certo al loro diktat.

Diktat che, difatti, NON trova conferma nell’art. 1 – comma 3 dell’Ordinanza del Ministero della Salute datata 28 aprile 2023, i cui effetti sono prorogati fino al 30 giugno 2024 dalla successiva Ordinanza del Ministero della Salute del 27 dicembre 2023.
Morale della favola… esami diagnostici eseguiti anche in minor tempo rispetto al preventivato, il tutto senza indossare neppure per un attimo la dannata mascherina, con buona pace di quella rigorosa normativa sulla quale si erano (arbitrariamente quanto miseramente direi) eretti a tutori dell’ordine e della disciplina sanitaria, ed aggiungo che a qualcuno lì dentro è anche andata bene così, visto cominciavano ad affiorare gli odiosi presupposti della violenza privata e dell’omissione di atti d’ufficio, situazioni per le quali voglio comunque riservarmi una consultazione con il mio legale.

So che casi come questo che vi ho descritto si verificano ogni giorno nelle migliaia di strutture sanitarie pubbliche italiane, causando vivo malessere nel paziente, aggravio nella gestione delle accoglienze e degli esami ed una miriade d’altri problemi che potrebbero ragionevolmente essere evitati se soltanto si conoscesse effettivamente la norma e soprattutto se molti direttori sanitari, smettendo di giocare sul “ponziopilatismo” del Ministro Schillaci (loro collega n.d.r.), la smettessero d’identificarsi in Capi-fabbricato di mussoliniana memoria, esercitando un potere che la legge in queste circostanze non gli riconosce arrogandosi comunque il diritto di abusarne, unitamente a quei medici magari contenti di fargli da sgherri di corsia.
Se la classe medica italiana, dopo i conclamati fallimenti e le ignavie commesse durante l’emergenza pandemica (in Italia registriamo infatti i più alti tassi di mortalità a livello mondiale durante quell’infame periodo) non ha neppure l’umiltà di fare un minimo di cosciente autocritica sul proprio ruolo oltre che sulla sua reale preparazione professionale, credo che altro non rimanga che opporci con tutte le ns. forze a questo stato di cose, affinché il medico di base e quello ospedaliero tornino ad essere al servizio del cittadino e non più “kapò” che sui pazienti hanno incondizionato arbitrio.

(GUARDA VIDEO: https://www.facebook.com/share/v/7Lk7MoFbBnQ9ikYT/)

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