L'Italia Mensile

PADOVA: LETAME DAVANTI ALLA SEDE DI PROVITA E FAMIGLIA

di Ramona Castellino

Ennesimo attacco, vile e vigliacchello quello che si è verificato il 6 gennaio davanti all’ingresso di ProVita.
Come i ladri, di nascosto, hanno scaricato del letame con aggiunta burlona di un cappello da befana, per poi rivendicare con orgoglio il gesto da parte del collettivo Squeert.
Gli attacchi verso le sedi di ProVita si sono intensificati dalla raccolta firme per l’iniziativa popolare de “Un cuore che batte” che ha visto la partecipazione di tantissime persone, sia del mondo cattolico che non, raggiungendo un numero di firme incredibile, con solo l’appoggio di volontari, associazioni e alla quale, con orgoglio, abbiamo appoggiato e partecipato come Redazione.
“Il Movimento per la Vita, anche quest anno si è impegnato per spaventare, colpevolizzare e influenzare violentemente migliaia di persone gestanti…
…istanze antiabortiste e promuovere l’idea della famiglia tradizionale come l’unica possibile…
…Con questa proposta di legge queste persone vogliono farci ascoltare il battito del cuore di chi ancora non ne ha uno…
…vogliamo essere libere di scegliere se essere genitore o se non esserlo”
Queste le parole pubblicate dal sopra citato collettivo.
L’aborto è un argomento che sembra spinoso da affrontare, perché è difficile smantellare anni di bugie e di menzogne, ma che se affrontato con chiarezza e coraggio in realtà non lo è.
Ad oggi, solamente in Italia dal 1978 abbiamo avuto quasi 7 milioni di bambini non nati, ingannando le loro madri facendo credere loro che l’aborto è un diritto alla base dell’autodeterminazione della donna.


In realtà la donna non è che la vittima inconsapevole di una propaganda bugiarda, liberticida che la condanna al gesto più infame di tutti.
Ma la cosa più incredibile è che queste signore si risentano che alla 5 settimana di gestazione il cuore del bambino pulsa, batte con coraggio e fierezza, ha fame di vita e di amore e di fronte a questo ogni mistificazione della realtà diventa vana, lasciandoci sorrisi amari, per chi indottrinato da politiche che negli anni hanno tolto alla donna il grandissimo dono della maternità, relegandolo ad una scelta da fare all’occorrenza, in un mondo dove tutti i valori sono invertiti e, cosa più folle, invertiti.
In barba alla loro scelta libera, ad ogni sorta di democrazia, la raccolta firme de “un cuore che batte” proprio non è stato digerita.
Come si permettono questi farabutti di poter solo pensare che una donna che vuole abortire, possa ripensarci, possa salvare il suo bambino dopo aver sentito il suo cuore battere, che possa anche salvare se stessa forse, rinunciando ad un gesto dal quale non si può tornare indietro.
Perché non ci devono essere paure, rimorsi, tentennamenti.
Perché quel “coso” deve essere estirpato come un cancro.
Eppure nei paesi in cui questa mozione popolare diventa legge, il numero di aborti decresce in maniera incredibile.
Forse perché la disumanità che imperversa non ha gelato completamente i nostri cuori e le nostre coscienze.
O forse perché ogni bambino che nasce dona futuro e speranze.
Vorrei dire a chi commette questi attacchi a ProVita o altre associazioni che nonostante tutto il loro livore, la loro rabbia e frustrazione, poi alla fine sono comunque libere di scegliere se uccidere o meno il loro bambino. Lo possono fare, comunque senza rimpianti o rimorsi, possono sentire il cuore del bambino e andare avanti per loro strada, così da sentirsi completamente libere.

Queste signore, non pretendano che rimarremo in silenzio, continueremo a lottare per la vita, per la verità e per dare diritti a chi non ha la voce per chiederli, diremo ad una madre di non arrendersi.
Se questo vi disturba, forse sono le vostre convinzioni a non essere così forti. Forse dentro di voi siete consapevoli di essere il braccio armato di un sistema che vi vuole schiave di ideologie false e corrotte. Perché forse quel battito lo sentite anche voi, ed anche se ne negate l’esistenza dentro di voi sapete che c’è, ma anche solo pensarlo farebbe crollare tutto quel castello di menzogne che vi hanno costruito intorno.
Se vi sentite attaccate è perché forse così “libere” non siete.

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