Ormai Ogni Estate Ha Il Suo Papete

ORMAI OGNI ESTATE HA IL SUO PAPETE

DOPO QUELLO DI SALVINI ECCO QUELLO DI CONTE

Questa crisi d’estate (dopo il Papete ormai è diventata una moda far saltare i governi sotto il sol leone) ha già una certezza: il Parlamento in carica non è più rappresentativo della volontà popolare. 

Non solo quella volontà del paese reale, ma anche quella maggioranza espressa nelle urne nel 2018, quando il primo partito uscito dalle urne fu il 5 Stelle, da giovedì uscito dalla maggioranza.

Eppure c’è ancora chi insiste: prima viene l’emergenza sanitaria, prima viene la guerra in Ucraina, le sue conseguenze economiche, l’inflazione, i fondi del Pnrr. 

Altro che volontà popolare! Gli italiani non contano più nulla!

Luigi di Maio, lo scissionista (forse da buon campano ha visto troppo Gomorra) continua a ricoprire il ruolo di ministro degli Esteri, anche dopo la sua uscita e rottura dal Movimento 5 stelle, partito di maggioranza passato dal 33% a un terzo dei voti ottenuti alle ultime elezioni politiche.

Quando giovedì Super Mario Draghi, l’uomo del Britannia, l’ex presidente della BCE, il liquidatore di Bruxelles, il futuro capo della Nato, ha rassegnato le dimissioni, per un momento tutti noi abbiamo creduto e sperato che questo regime fosse arrivato alla fine. 

Ma in Italia, al di là di quello che il mainstream nostrano dice su Putin e la Russia, c’è una vera tirannia tecnocratica!

Il presidente della Repubblica, in barba alla sovranità e volontà popolare, calpestando democrazia e costituzione, ha respinto le dimissioni di Mario Draghi e ha invitato l’ex uomo della BCE a presentarsi in parlamento mercoledì prossimo, dal momento che lunedì e martedì sarà impegnato ad Algeri. 

Sergio Mattarella si è avvalso di uno dei suoi poteri costituzionalmente tutelati: la possibilità di respingere le dimissioni del capo dell’esecutivo. 

Una funzione cruciale di tiranno assoluto, secondo alcuni fuori dai confini costituzionali stabiliti, Mattarella la svolse anche all’epoca del governo giallo verde, quando disse no al nome di Paolo Savona al ministero dell’Economia. Ministro anti Bruxelles e quindi inviso al “Sergione amico della finanza internazionale”.

Il centrodestra fa finta di chiedere le urne anticipate, con Berlusconi che fa di tutto per un Draghi bis. 

Il Partito Democratico ed Italia Viva spingono per la stessa direzione senza Conte, mentre i 5 Stelle stanno pensando ancora a come muoversi. 

Giovedì sera, il loro leader ha glissato alla domanda dei cronisti su un eventuale fiducia a Draghi. 

Ora, per restituire un minimo di coerenza alla democrazia l’unica via rimane quella del giudizio degli elettori, tanto temuto da buona parte dei parlamentari che, per rimanere attaccati alla poltrona, sono scesi a compromessi, partecipando ad una coalizione chiamata dei “migliori” o dei “responsabili”, in realtà la peggiore tecnocrazia al servizio dei poteri internazionali, Oms e Nato su tutti.

Ma non sarà facile questa volta coprire e mettere toppe alla rovina di questa maggioranza che ormai fa acqua da tutte le parti. 

La situazione sembra irrecuperabile. 

Gli scenari possibili

La giornata decisiva è 20 luglio con il ritorno alla Camera. 

Sono quattro le possibilità. 

La prima un Draghi bis, senza Conte. La seconda: un governo presieduto da un tecnico. Magari Giuliano Amato? Terzapossibilità, Giuseppe Conte si rimangia tutto e ripristina la fiducia alla maggioranza. Quarta: cade il governo e si va alle urne anticipatamente. 

Questa ultima opzione ci sembra la meno probabile conoscendo i personaggi…

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