Origini delle città di 15 minuti

Il progetto delle città di 15 minuti è stato introdotto in Francia e successivamente applicato in Gran Bretagna, con l’obiettivo di ridisegnare i quartieri e avvicinare i servizi essenziali ai residenti, in modo tale che siano raggiungibili a piedi o in bici in 15 minuti.

Il progetto si basa sull’idea di “acquartieramento” o ghetti da 15 minuti, che prevede che i residenti di un dato quartiere debbano vivere entro uno spazio di 15 minuti.

Questo modello di città vuole ridurre spazio e tempo nelle attività quotidiane, in cui i quartieri saranno tutti multiculturali, per migliorare la partecipazione della comunità al processo unificazione culturale, ergo ad uniformarsi ad una sola cultura.

L’obiettivo dichiarato del progetto delle città di 15 minuti è quello di migliorare sia l’aria, sia la qualità della vita e soprattutto ridurre le emissioni di CO2.

Secondo gli ideatori del progetto, questo modello di città potrebbe avere un impatto positivo sulla salute dei cittadini, poiché ridurrebbe la necessità di utilizzare i mezzi di trasporto privati, che sono una delle principali fonti di inquinamento atmosferico.
Inoltre, la versione “indorata” dai suoi promotori, propaganda allegramente che il progetto delle città di 15 minuti promuoverebbe uno stile di vita più sano e attivo, poiché gli abitanti dei quartieri sarebbero incentivati a camminare o andare in bicicletta per raggiungere i servizi essenziali. Ciò potrebbe contribuire a ridurre l’obesità e altre malattie correlate allo stile di vita sedentario.
Il modello di città delle città di 15 minuti prevede inoltre la creazione di spazi pubblici più vivaci e accoglienti, come piazze, parchi e giardini. Questi spazi sarebbero utilizzati come luoghi di incontro e socializzazione per i residenti dei quartieri, contribuendo a creare una maggiore coesione sociale.

La connessione tra CIE e città di 15 minuti

Secondo Francesco Paolo Cinquemani, autore dell’articolo, il progetto delle città di 15 minuti è legato alla carta d’identità elettronica (CIE) e alle Cities C40, che sostengono che questo progetto ridurrà le emissioni e migliorerà la qualità della vita dei residenti. La CIE potrebbe essere utilizzata per accedere ai servizi pubblici offerti all’interno della città di 15 minuti, come ad esempio i trasporti pubblici, le biblioteche o le piscine.

Digitalizzazione e città di 15 minuti

La digitalizzazione è un aspetto chiave della città di 15 minuti derivata dalle città intelligenti, dal momento che la quarta rivoluzione industriale ha ridotto la necessità di pendolarismo a causa dell’accesso a tecnologie come lo smart working e lo shopping online. In questo senso, la città di 15 minuti potrebbe rappresentare un modello innovativo di sviluppo urbano, che tiene conto delle nuove sfide poste dalla digitalizzazione e dalla quarta rivoluzione industriale.

Inoltre, la digitalizzazione potrebbe essere utilizzata per migliorare l’efficienza dei servizi pubblici offerti all’interno della città di 15 minuti. Ad esempio, potrebbe essere sviluppata un’applicazione mobile che permetta ai residenti di prenotare i servizi pubblici, come ad esempio il trasporto pubblico o le biblioteche.

Applicazione delle città di 15 minuti in Italia

Il progetto delle città di 15 minuti ha trovato applicazione anche in Italia, dove il Comune di Roma pubblicizza la Città di 15 Minuti e il sindaco Gualtieri ha già cambiato il nome dei dipartimenti in: ROMA CAPITALE – Dipartimento decentramento Servizi Delegati e Città di 15 Minuti.
Tuttavia, il progetto delle città di 15 minuti non è certo il mondo felice che tutti vorremmo.
Questo modello di città potrebbe portare alla gentrificazione dei quartieri più centrali, rendendo impossibile per le persone con redditi bassi vivere all’interno della città. Altri sostengono che il progetto potrebbe essere difficile da applicare in città già esistenti, dove i quartieri sono già strutturati in modo diverso.

Inoltre, tutto questo apparato, apparentemente meraviglioso, sembra ideato all’unico scopo di digitalizzare interamente la vita di ogni cittadino, inserendo il sistema dei crediti sociali e quindi, di fatto, con il sicuro rischio di politicizzare la vita di ognuno, rendendolo ricattabile e assoggettato in toto ai diktat del governo centrale di turno.
Ogni residente avrebbe, inoltre, un limite al numero di spostamenti con i mezzi prefissato.
In Cina, dove questo progetto è già attivo da anni, se il tuo social credit è troppo basso, ti è persino vietato di passare da quartiere e quartiere. Ad ogni accesso di confine, infatti, sono posti dei tornelli che, grazie al sistema di riconoscimento facciale, determinano se aprirsi per te oppure no.
Insomma, a chi non andrebbe vivere in un posto da sogno, una prigione allegra e colorata dove la tua vita è limitata a spostamenti da 15 minuti?

Siamo davvero sull’orlo di un baratro estremo, e se la popolazione non farà niente per evitarlo, il Grande Fratello di orwelliana memoria rischierà i diventare un modello sin troppo utopico per l’umanità!

(Fonte: Articolo “RETROSCENA/Le città di 15 minuti: la proposta green per creare recinti virtuali sulla base del reddito” di Francesco Paolo Cinquemani)

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