L'Italia Mensile

Multipolarismo e il Soggetto Radicale

Ramona Castellino

Per chi ha partecipato al convegno organizzato dalla Comunità Multipolare Roma sulla presentazione del libro di Darja Dugina e sul concetto di multipolarismo, ha avuto la fortuna di venire a contatto con una nuova e vera visione del mondo.

Grazie a Rainaldo Graziani che ha indicato delle rotte, oggi diventa più chiaro – non tanto il percorso da seguire – quanto la rotta migliore per arrivarci.

Si è parlato di multipolarismo come nuova visione del mondo in antitesi all’unipolarismo attuale a trazione Usa.

Non solo politica e geopolitica, ma anche filosofia e visione spirituale della vita.

Faro e modello sono Alexander Dugin e Darja Dugina, filosofa e figlia di Alexander, martire e regina d’e
Eurasia.

Ma prima di interiorizzare questi concetti devono necessariamente essere fatti propri per poi superarli e da qui la necessità di capire nel profondo cosa si intende per Soggetto Radicale.

E qui è proprio il filosofo russo a venirci in aiuto.
Fu chiesto a Dugin di spiegare ad un bambino cosa significasse essere un soggetto radicale.

Pensate a quest uomo, questo grandissimo intellettuale avvicinarsi ad un bambino di oggi e chiedergli semplicemente di chiudere gli occhi ed immaginare di trovarsi all’interno di un bosco.
Il bambino, per educazione esegue, forse anche un po’ annoiato.

Il professore chiede a quel punto al bambino di narrargli il paesaggio che lo circonda.

Il bambino risponde di trovarsi in mezzo agli alberi, a fiori, foglie.
Soddisfatto Dugin chiede quali colori riuscisse a vedere.
Con gli occhi chiusi il bambino risponde il verde degli alberi e dei fili d’erba, l’azzurro del cielo, i colori brillanti dei fiori.

Infine chiede quali suoni riuscisse a sentire…

Il bambino risponde diligentemente di sentire il canto degli uccelli, il fruscio del vento tra le foglie, lo scricchiolio dei rami.

A questo punto Dugin chiede al bambino di fingere di essere in un gioco di ruolo e di bombardare quel bosco meraviglioso e una volta fatto di descrivergli il paesaggio che ora lo circonda.

A questo punto il bambino, cominciando ad incuriosirsi, descrive un paesaggio completamente diverso.

I colori del bosco, dice, ora sono grigio e nero, gli alberi sono bruciati, abbattuti, tutto intorno è cenere.

Il professore chiede al bambino di descrivergli i suoni che ora riesce a sentire nel bosco.

Prontamente il bimbo risponde che non sente suoni, tutto è silenzioso, morto.

Allora Dugin guardando il bambino gli disse che in realtà quel bosco bombardato e bruciato non è interamente morto.

Solamente alcuni di quegli alberi sono realmente morti, probabilmente la maggioranza, ma alcuni di loro, attraverso le loro radici, ancora vive, conservavano una linfa vitale, un principio divino, non trascendente dall’alto, ma bensì dal basso.

Quelle radici ancora vive in un paesaggio quasi totalmente distrutto e morto, faranno nascere delle foglioline, che si trasformeranno in alberi, generando altre piante.

Ma solamente alcuni alberi saranno in grado di sopravvivere e rigenerarsi.

Il resto purtroppo sarà distrutto per sempre.

Sorridendo il professore disse al bambino che quello era il soggetto radicale.

Con una semplice trasposizione di luci, suoni e colori Dugin spiega al bambino che la distruzione del post-modernismo che oggi abbiamo di fronte agli occhi è come quel bosco bombardato.

Uni scenario di desolazione, quasi tutto è morto e che solo alcuni stanno resistendo e resisteranno alla distruzione.

Solo le radici rimaste vive sono origine del futuro bosco.

La salvezza non è e non sarà per l’uomo comune che soccomberà, ma sarà esclusivamente per quel soggetto radicale, quell’uomo di milizia che non si arrende e che non vuole essere maceria.

In una piccola favoletta Alexander Dugin spiega come interiorizzare un pensiero così grande come quello del soggetto radicale, interiorizzarlo per poi superarlo per diventare davvero multipolari, radicali e tecnoribelli.

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