Intervista All’Avvocato Alessandro Fusillo

INTERVISTA ALL’AVVOCATO FUSILLO

di Ramona Castellino

Buongiorno Avvocato, grazie per aver accettato di essere intervistato da L’Italia Mensile, rivista, blog e canale YouTube contro il pensiero unico dominate e spazio libero per tutte quelle voci che ancora hanno la forza di gridare il loro dissenso. Da sempre combatte giuridicamente le scellerate “leggi” del governo in materia di “vaccinazione obbligatoria” e utilizzo del green pass con le relative discriminazioni, in primis sul lavoro, che ne sono conseguite. La prima domanda che Le pongo è questa: il green pass è uno strumento che verrà reintrodotto in autunno con l’inevitabile salita dei contagi, o è stato soltanto il preludio per quella che viene chiamata “identità digitale”?

Il green pass è la prova generale dell’identità digitale. Il governo italiano ha investito molto nell’organizzazione di una complessa infrastruttura tecnologica apparentemente legata alla questione dei vaccini e dei tamponi ma in realtà finalizzata ad una gigantesca operazione di schedatura e controllo totale dei cittadini. In effetti la finta pandemia da Covid-19 è servita ad abituare una popolazione inconsapevole ad un nuovo totalitarismo fondato sul controllo statale di ogni ambito della vita e non più limitato, come prima, ad una tassazione confiscatoria. Le possibilità tecnologiche racchiuse nel green pass sono enormi in considerazione della flessibilità e dell’interoperabilità della piattaforma che si presta perfettamente a realizzare un disegno distopico di controllo globale dei cittadini e di collegamento dell’identità digitale con qualsiasi ambito della vita. Che il programma sia destinato a restare è stato chiaramente espresso dal ministro Colao. La strada per arrivare all’identità digitale non è ancora chiaramente definita, almeno per noi cittadini. Può essere che si riprenda il green pass oppure che si convincano gli italiani a munirsi del nuovo strumento, ad esempio inducendoli tutti a farsi schedare con sconti (sui carburanti e sulle bollette) o con altri vantaggi che saranno lo specchietto per le allodole. È il classico schema del bastone e della carota. Dopo il bastone (il green pass) il prossimo passo potrebbe essere un apparente vantaggio (la carota) per convincere tutti a entrare nel sistema di controllo informatico, magari rassicurati da un cambio di governo il cui unico scopo sarà quello di cercare di rafforzare la fiducia dei cittadini nella grande farsa della politica.

In questi ultimi trenta mesi i diritti dei singoli cittadini sono stati completamente calpestati. Come è stato possibile che sia avvenuto tutto quello di cui siamo stati involontariamente testimoni e vittime?

Gli accadimenti degli ultimi trenta mesi sono l’esito finale di una progressiva espansione dei compiti e dei poteri dello stato. Parlo di un’evoluzione che va avanti da più di un secolo, iniziata con l’intervento nella Prima guerra mondiale, proseguita con lo statalismo dei fascisti e continuata tale e quale con la costruzione dello stato sociale repubblicano. L’Italia e l’Europa in generale non hanno mai considerato la libertà individuale e la proprietà privata come i primi e fondamentali diritti. Ne è testimonianza la nostra costituzione portatrice di una serie di istanze sociali che hanno preparato il terreno per l’occupazione di tutti gli ambiti della vita dall’organizzazione collettiva chiamata stato. Il problema, che è culturale alle sue origini, è ben lungi dall’essere risolto. Qualunque cosa accada la richiesta diffusa della cittadinanza è sempre quella di un intervento del governo. Questa mentalità è la causa diretta e chiaramente individuabile degli eccessi degli ultimi trenta mesi che sono stati preparati da un incremento a livelli insostenibili della tassazione, dall’affermazione che lo stato è proprietario dei corpi dei cittadini insista nella infame legislazione della signora Lorenzin, da una regolamentazione sempre più diffusa e capillare che ha finito per soffocare qualsiasi attività umana. Il timore di Albert J. Nock (Il nostro nemico, lo stato) che l’organizzazione politica avrebbe soppiantato ed eliminato quella spontanea sociale si è purtroppo verificato.  

Chi o cosa ha permesso che si arrivasse “legittimamente” al ricatto sociale del green pass sul lavoro? Chi doveva tutelare i diritti sociali e civili di ognuno di noi e non lo ha fatto?

I responsabili diretti sono ovviamente l’ex presidente del consiglio ed i ministri del suo governo nonché un parlamento asservito che ha votato qualsiasi legge pur di mantenere la poltrona sino alla maturazione del vitalizio. Ma in senso lato la responsabilità ricade sull’atteggiamento di stolida obbedienza che ha caratterizzato tutti i cittadini, molti dei quali, come diceva Benjamin Franklin, sono disposti a sacrificare la loro libertà per la sicurezza e, quindi, non meritano né l’una né l’altra. La situazione in cui viviamo è il risultato di una colossale operazione di ipnosi di massa e la diffusa obbedienza al regime è la prova del fatto che questa operazione è purtroppo riuscita a perfezione. Se il 15 ottobre scorso gli appelli ad un blocco totale del paese fossero stati ascoltati e per qualche settimana si fosse realizzato uno sciopero generale il popolo avrebbe potuto facilmente piegare la volontà dei governanti che sarebbero stati privati dell’intero gettito fiscale mettendo a rischio il pagamento delle pensioni e degli stipendi pubblici. La stessa domanda tradisce un errore di prospettiva. Non possiamo pensare più che esistano delle istanze di tutela dei diritti (presidente della repubblica, magistratura, corte costituzionale, parlamento) perché dietro all’apparente immagine di una democrazia siamo in realtà governati da un’oligarchia autoreferenziale nemica dei cittadini rispetto alla quale occorre porsi in un’ottica di resistenza e di sistematica disobbedienza civile. Sino a che ciò non entrerà nella consapevolezza di un numero sufficiente di persone sarà impossibile ottenere un cambiamento.

C’è stata una responsabilità da parte della magistratura e dei giudici nell’arrivare a negare persino il diritto al lavoro e quindi al sostentamento per chi ha scelto liberamente di non sottoporsi alla vaccinazione covid?

La magistratura, con alcune, poche e molto lodevoli eccezioni, ha cessato da tempo di svolgere il proprio ruolo di difesa dei diritti dei cittadini. I magistrati sono burocrati scelti per concorso oppure nominati dalla stessa organizzazione che dovrebbero giudicare. I giudici non possono essere imparziali quando giudicano il loro datore di lavoro. La terzietà del giudice è una delle grandi prese in giro degli stati moderni finalizzata a tenere buona la cittadinanza. In realtà lo stato si arroga il diritto di essere il decisore finale in tutte le controversie, comprese quelle in cui è parte. Per questa ragione i diritti dei cittadini sono da considerare sempre condizionati in una struttura statale. Si tratta di concessioni revocabili da parte del sovrano quando gli farà più comodo e non bisogna illudersi che i magistrati possano fare da argine al potere. La storia del mugnaio di Sans-Souci fa parte delle illusioni liberali settecentesche che purtroppo la storia ha dimostrato essere utopie. Per questo il liberalismo si è evoluto in libertarismo. I libertari non credono più nell’idea dello stato minimo. È l’idea di stato inteso come monopolista territoriale della violenza (Max Weber) o decisore di ultima istanza (Hans-Hermann Hoppe) che deve essere superata. Purtroppo, abbiamo dimenticato la lezione di un grande liberale come Bruno Leoni che con la sua formula del diritto come pretesa e con l’idea della nascita della regola con gli stessi meccanismi della creazione del prezzo aveva posto le basi per un superamento radicale dell’idea della legislazione calata dall’alto e di una costruzione autoritaria della convivenza civile. 

Perché ha deciso di schierarsi e di cercare di tutelare quella parte di connazionali che oggi vengono catalogati con i nomi più stravaganti: no vax, no green pass, dissidenti, pro-putiniani e via discorrendo.

L’unico modo degno per esercitare la mia professione è quella di oppositore. Amo definirmi un hacker del diritto. La conoscenza del sistema deve servire a combatterlo e metterlo in difficoltà, per quanto possibile, considerata l’enorme disparità delle forze in campo. Posso vantarmi, nella mia storia professionale, di non essermi mai trovato dalla parte dello stato e di averlo combattuto con ogni mezzo, fedele all’adagio “a un brigante un brigante e mezzo”. Il nostro giuramento ci impone di rispettare i principi della giustizia e ritengo che questo sia l’unico compito degno che un avvocato possa accettare. Lo studio del diritto è inquinato da un atteggiamento positivista che ha trasformato i giuristi in tecnici, meri esegeti di norme sulla cui giustizia non è lecito interrogarsi con gli strumenti del diritto ma, al più, della sociologia o della politica. È ora di riportare il giusnaturalismo al centro del dibattito giuridico e anche dell’esercizio della professione legale.

Cosa lega l’Avvocato Alessandro Fusillo, sia dal punto di vista professionale che da quello umano, al mondo della resistenza?

Siamo oppressi da un sistema di potere illegittimo, tirannico e ormai totalitario. La resistenza e la disobbedienza civile sono l’unico mezzo per confrontarsi con questa struttura di potere. Non sono possibili compromessi e il dialogo è inutile. Come ho detto più volte, non si tratta con i criminali. Il lavoro che dobbiamo fare è soprattutto di tipo culturale. Occorre che le persone si rendano conto che, come diceva Bastiat, lo stato è una grande finzione attraverso la quale ciascuno tenta di vivere a spese degli altri. È tempo di tornare ai valori della libertà e della responsabilità e ciò potrà avvenire solo attraverso la sistematica resistenza contro le ideologie collettiviste che, cambiato il nome e ammantate di una nuova sovrastruttura ideologica, si stanno impadronendo del mondo.

Il 25 settembre siamo chiamati a votare. Non entro nelle dinamiche di come si sia arrivati a queste elezioni, né alla finta fuga di Draghi, che rischia di uscire dalla finestra per rientrare a piedi pari dalla porta, ma come sa le liste del dissenso sono tante, troppe e questo non ha fatto altro che indebolire il dissenso frammentandolo e dare un’occasione di accaparrarsi qualche poltrona a chi francamente nel mondo della resistenza, nelle piazze al fianco della gente, non si è mai visto.  E’ d’accordo nel pensare che il dissenso, tutto, avrebbe dovuto unirsi e presentarsi compatto, sottoscrivendo un cartello valoriale condiviso da tutte le anime che lo compongono? Oggi infatti il dissenso non è più solo focalizzato alla lotta contro il green pass, ma chi sono i contrari alla guerra, all’ imperialismo Nato, alla tirannia della UE e tutte le altre grandi tematiche che stiamo vivendo e subendo.

Purtroppo, le elezioni hanno avuto il significato di una scrematura del mondo della resistenza inteso in senso lato. A mio avviso l’unica strada possibile è quella dell’astensione non solo perché i partitini della controinformazione che si presentano divisi alle urne senza avere avuto nemmeno la possibilità di farsi conoscere non sono riusciti ad unirsi in un fronte comune ma soprattutto perché è illusorio pensare che la partecipazione alle elezioni possa essere la strada per scalzare un sistema di potere consolidato e fortissimo. Occorre ripensare dalle fondamenta la nostra convivenza sociale. Le elezioni di un organo delegittimato e privo di potere reale come il parlamento sono una farsa e credere di poter cambiare qualcosa presentandosi come candidati significa essere vittime di un inganno che occorre rifiutare. 

Quali scenari prevede per il futuro?

I piani distopici per il mondo e per il nostro paese continueranno qualunque sia l’esito delle elezioni. L’illusione che il comunismo fosse crollato con il muro di Berlino nel 1989 si sta rivelando un tragico errore. Le ideologie totalitarie del secolo scorso risorgono sotto forma di ambientalismo, great reset, controllo della popolazione ma al fondo sono portatrici dello stesso programma di sempre: sterminio, distruzione delle libertà e controllo totale degli esseri umani. Quello che è certo è che il pianificatore centrale è destinato a fallire perché, per quanto disponga di tecnologia, armi e sistemi di controllo, la libera volontà umana che resta imprevedibile è più forte, ma dobbiamo prepararci ad una lunga stagione di resistenza. Non esistono scorciatoie, chiunque abbia compreso il gioco sporco di cui siamo vittime non può esimersi dalla vita pubblica. Nessuno, come diceva Hannah Arendt, ha il diritto di obbedire.

Ringraziamo l’Avvocato Fusillo per la disponibilità nel sottoporsi alle nostre domande e per essere stato al fianco di chi ha provato a far valere i propri diritti nella speranza di averlo sempre al fianco di donne e uomini liberi.

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