Insieme per la vita

Un caloroso grazie a tutte le associazioni, gli attivisti e a tutti quelli che hanno aderito alla mozione popolare de UN CUORE CHE BATTE, raggiungendo questo splendido e importantissimo risultato. Per questo invitiamo tutti mercoledì 20 dicembre, ore 19 alla chiesa San Giuseppe A Capo le Case.
Facciamo seguire un breve scritto su un santo sacerdote e che la vita vinca sempre.

Perché e chi era Padre Antonio Coccia.

Molto finemente ma argutamente una mia cara amica mi ha fatto notare una certa diciamo così,
asincronia fra la richiesta di celebrare una messa di ringraziamento per l’eroica delle 106mila e il ricordo di un padre conventuale francescano, ai più sconosciuto.
Non mi sottraggo. L’appunto non è peregrino. Ma a ben pensarci, invece, i due momenti: gioia e ricordo – io penso si leghino perfettamente e con la figura di don Giorgio a cui abbiamo chiesto la
celebrazione in quanto co-promotore dell’iniziativa Un Cuore che Batte ma allo stesso tempo
amante di quel rito romano che oggi può celebrare grazie alla perseveranza eroica di padre Antonio Coccia, questo il nome di questo conventuale francescano umile e pio ma dottissimo conoscitore dei
Padri della Chiesa, è stato Professore di Teologia, Archivista, Missionario e Predicatore oggetto di
scherno, finanche di minacce e di perfida cattiveria non permettendo che il suo corpo riposasse nel cimitero dei conventuali al Verano.
Un gesto davvero esecrando, l’intento di costruire intorno a lui, una damnatio memoriae per aver
egli continuato a celebrare il rito romano e, non bastante, con il divieto tassativo di officiare privatamente. Senza fedeli. Una imposizione questa mai realizzata per i tanti che come me e la mia
amica, accorrevamo a San Girolamo della Carità. Le sue omelie ci incantavano. La sua figura –
sensazione di molti – piccola, pareva crescere e avvolgersi di una aurea luminosa. La sua voce flebile – non si usava il microfono – ci giungeva chiara e nett acome se ci parlasse a tu per tu.
Indelebile ricordo del suo catechismo per la preparazione alla Cresima. Sempre la mia cara amica –
anche lei devota stimatrice del padre – insisteva se non fosse allora il caso di ricordare il padre il 24 febbraio, 25mo dalla sua morte avvenuta nel 1998. Anche questo appunto non era peregrino. Ma
poi, perché posticipare? Per troppo tempo lo si è abbandonato all’oblio! E se non lo ricordiamo noi ora, allora quando? La riscoperta della sua opera e testimonianza, sono certo, non potrà che divenire
patrimonio comune di tutti noi combattenti e difensori, come padre Coccia, della Chiesa e della
Tradizione.

Antonello Cavallotti
Ramona Castellino

Ancora Italia Roma

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