Il ritorno del l’imperialismo americano: Stati Uniti lanciano l’operazione “Prosperity Guardian” contro lo Yemen.

di Fabio C. Maguire

L’iniziativa dello Yemen di colpire e sabotare le imbarcazioni occidentali o israeliane che transitano nel Mar Rosso sta seriamente compromettendo la stabilità regionale a causa delle enormi perdite economiche che rischiano di subire i paesi dell’Occidente che, spinti dalla consueta avidità, si stanno arrogantemente dirigendo verso lo Yemen pronti a risolvere la situazione attraverso una grande operazione diretta dagli Stati Uniti.

Infatti, una coalizione di circa dieci paesi, di cui anche l’Italia ne è parte, si sta organizzando per affrontare l’esercito yemenita che ha intentato una vera e propria guerra contro Israele e i suoi partner.
Le operazioni degli Houthi, vicini all’Iran e sostenitori della causa palestinese, si concentrano sulla distruzione delle imbarcazioni occidentali che transitano in uno degli Stretti più importanti e strategici a livello globale dal punto di vista commerciale ed economico.

Per cercare di riprendere il controllo della regione, gli Stati Uniti e i paesi della NATO hanno lanciato un’operazione che presumibilmente non impegnerà i soldati direttamente sul territorio yemenita ma si articolerà come una vasta campagna di bombardamenti e raid aerei, uno stile caro alla Casa Bianca che dalle guerra in Iraq e Afghanistan cerca di evitare lo scontro diretto con i suoi avversari.
Lo Yemen e i suoi leader si sono dichiarati pronti ad affrontare l’ennesima aggressione statunitense, avviando una grande mobilitazione generale che è stata accolta con grande entusiasmo specialmente nelle regioni settentrionali del paese.

Anche l’Italia parteciperà all’operazione promossa da Washington, inviando nel Mar Rosso la fregata Virginio Fasan, una scelta questa del governo fortemente criticata dall’opposizione, in particolare dal leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che ha espresso pubblicamente la sua contrarietà all’iniziativa del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

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