GERMANIA: La protesta censurata degli agricoltori fa tremare Davos e Bruxelles.

E in Italia?
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Alberto Contri

Si sa poco o niente della grande protesta in atto da giorni in Germania da parte degli agricoltori. Una censura dei media mainstream su cui dovremmo interrogarci.

Da molti giorni la Germania è paralizzata da un’enorme forma di protesta che ricorda per molti versi la “jaquerie” dei contadini francesi esplosa nel 1358 e la rivolta degli agricoltori, degli artigiani e degli operai inglesi avvenuta oltre Manica nel 1381. La prima finì in un bagno di sangue (si parla di 20.000 rivoltosi massacrati da Giovanni il Buono), mentre la seconda vide Re Riccardo II costretto, per non soccombere, ad accogliere molte delle istanze popolari.

Oggi accade che si stia sollevando contro il Governo Scholz l’intera massa degli agricoltori tedeschi, cui si sono aggiunti tutti i trasportatori, esasperati per l’alto costo dei carburanti (dato che il Governo ha sospeso gli aiuti in vigore), per la cancellazione delle sovvenzioni e per le assurde politiche cosiddette green che hanno sullo sfondo la distruzione dell’agricoltura così come la conosciamo.

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Lo stanno facendo con una protesta che dire epocale è dire poco, in quanto intere strade e autostrade sono bloccate da migliaia di enormi trattori e giganteschi camion, arrivati da ogni parte della Germania fino alla Porta di Brandeburgo di Berlino. Applauditi da folle di cittadini, molti dei quali offrono agli scioperanti panini e bevande calde.

Di questa gigantesca ribellione, in tutto il mondo non si è avuto quasi nessun rendiconto da parte dei media cosiddetti mainstream (giornali e tv), mentre immagini e video davvero impressionanti sono stati diffusi dai media cosiddetti alternativi, in particolare X (oggi di Elon Musk) e dai canali privati in grado di sfuggire al monopolio di Google.

Come mai i più noti quotidiani e i più importanti gruppi tv si sono dedicati a questa forma di omertosa e incredibile censura? La risposta è drammaticamente semplice: le elezioni europee si stanno avvicinando e i Governi che compongono la “maggioranza Ursula” hanno una paura blu che il virus della rivolta tedesca contagi gli altri paesi d’Europa, visto che in Germania il partito ultraconservatore Afd, sostenendo attivamente le proteste popolari, si appresta a diventare, secondo diversi sondaggi, il primo partito del Paese.

Ci troviamo quindi in una situazione in cui la comunicazione è strettamente intrecciata con la politica, per cui chi detiene il potere cerca di indirizzare i popoli manipolando innanzitutto l’informazione. Proprio come nel romanzo “1984” di George Orwell.

Oramai non può più essere considerata un’affermazione complottista sostenere che coloro che detengono il potere si identificano con gli adepti di Klaus Schwab, da lunedì 15 gennaio riuniti a Davos al meeting annuale del World Economic Forum. Lo stesso Schwab si è vantato pubblicamente di avere infiltrato un congruo numero di suoi uomini nelle istituzioni internazionali e nei Governi di tutto il mondo.

Da loro sono partiti tutti i progetti dell’Agenda 2030, che di fatto stanno mettendo in ginocchio l’economia, in particolare quella dell’Europa, a partire dagli sciagurati lockdown per arrivare all’altrettanto sciagurata transizione green con tutti i riflessi negativi delle relative applicazioni, come un sempre più insostenibile abbandono dei motori a combustione, il passaggio all’alimentazione a base di grilli, coleotteri e carne sintetica, e con il progressivo abbandono di una tradizione agricola e alimentare più che millenaria.

Quello che sorprende è l’adesione incondizionata a queste vere e proprie follie da parte di una classe giornalistica mondiale convinta da presupposti scientifici errati, o meglio, comprati, come sostiene il Premio Nobel per la Fisica 2022 John Clauser. In definitiva… tutti convinti perché tengono famiglia.

Complottismo? Basta dare un’occhiata alle partecipazioni azionarie delle prime 500 multinazionali di ogni categoria merceologica (tra cui farmaceutiche e media), per accorgersi che esiste una piramide finanziaria ai cui vertici c’è il gigantesco fondo di investimento BlackRock, guidato da uno stretto sodale di Schwab, Larry Fink, capace di imporre la linea a tutte le imprese, e davvero su tutto, agenda gender compresa.

Ecco la linea appena dichiarata all’apertura della kermesse di Davos, visto che i loro pericolosi progetti stanno incontrando problemi ovunque: “Dobbiamo ricostruire la fiducia”. Linea che Raffaella Regoli, una delle poche giornaliste d’inchiesta italiane dotata di senso critico e coraggio, ha così parafrasato su X: “Dobbiamo trovare il modo di censurare mettere a tacere chiunque non sia d’accordo con noi”. Non a caso, la stessa Ursula Von der Leyen si è proposta di “guidare la collaborazione globale per affrontare la disinformazione e la polarizzazione”.

Ecco perché anche in Italia non veniamo informati nemmeno dalla Rai di quanto succede in Germania, a parte qualche brevissimo servizio in orari non certo di grande ascolto e su canali di bassa audience come RaiNews24.

Nei tg delle 20 e delle 20:30 della Rai non si è trovato spazio per informare sugli eventi che nel cuore dell’Europa possono far cadere il Governo Scholz e la stessa Ue. Molto spazio invece, oltre che per il dramma di Gaza, a influencer, pandori, molta cronaca nera, notizie ritrite come la trattativa stato-mafia, calcio, canzonette di Sanremo e star del cinema.

Il fatto grave consiste proprio nel trasformare i principali tg in mezzi di disinformazione di massa, non aiutando i cittadini a comprendere cosa effettivamente succede nel mondo, leggendo molto spesso notizie che sembrano delle vere e proprie veline di chi vuole convincere gli ascoltatori di una unica verità.

Ascoltatori che si stanno stancando al punto che le ricerche testimoniano un crescente abbandono di tg e talk show. Anche perché i quotidiani siparietti di parlamentari che si impegnano nell’annunciare che il loro partito “si batte per il lavoro, la famiglia e meno tasse” (vanno sempre per triadi, eh) sono davvero ridicolmente penosi nella loro insulsa ripetitività.

Anche i frequentissimi richiami ai cosiddetti valori dell’Europa finiscono per far parte solo di vuoti appelli retorici, dato che non si possono definire valori l’aspirazione a nutrirsi di carne sintetica o di insetti cancellando culture alimentari e agricole tipiche dell’identità dei diversi Paesi, per non parlare della progressiva accelerazione verso un controllo digitale assoluto e poliziesco della vita dei cittadini, oltre che verso la censura di qualsiasi pensiero non ritenuto ortodosso.

Possiamo pure lasciare fuori da questa riflessione tutte le menzogne condivise e propinate dal nostrano giornalismo sul virus Sars-Covid 2, che persino Fauci (udite udite) ammette oggi essere stato ingegnerizzato in laboratorio. Ma quando lo disse il Premio Nobel Montaigner, i mass media si accanirono – oggi si capisce meglio su indicazione di chi – a definirlo un povero rimbecillito.

Il fatto è che gli agricoltori tedeschi non ce l’hanno solo con il proprio Governo, ma con questa pessima gestione dell’Europa. Quello che i nostri giornalisti non ci raccontano è che in loro sostegno sono partite colonne di trattori da diversi Paesi d’Europa, dimostrando che il positivo contagio invece è oramai avvenuto. Mentre ci propinano a ogni piè sospinto lo scipito sorrisetto di una Presidente della Commissione europea capace di ripetere solo alcune formulette scritte.

Lo so che è una domanda improponibile, ma perché non ci fanno ascoltare o leggere un intervento della leader di Afd Christine Anderson? Forse perché emergerebbe la sua sincera passione per la difesa delle tradizioni di tutti i Paesi d’Europa, ben lungi dalle intenzioni neonaziste che le vengono attribuite? Guarda caso Le Figaro del 15 gennaio ha dedicato un grande fondo alla proposta della Spd di mettere al bando l’Afd, che si sta conquistando, e con più di una ragione, il favore popolare.

Se questo è il giornalismo, baby, è di gran lunga meglio il contadino scarpe grosse e cervello fino.

(Fonte: https://www.ilsussidiario.net/news/caos-germania-la-protesta-censurata-degli-agricoltori-fa-tremare-davos-e-bruxelles/2647966/)

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