Chiudono Le Fabbriche Di Fertilizzanti

Qualcuno non aveva compreso davvero cosa significasse essere dipendenti da altre nazioni. Oggi lo stanno capendo tutti, a nostre spese.

Nei mesi scorsi, a proposito dell’escalation dei costi energetici, in tanti hanno usato l’espressione “tempesta perfetta”. 

In realtà, la vera tempesta potrebbe essere quella in arrivo. Stiamo scontando una forte riduzione della produzione di fertilizzanti in Europa, con incremento dei prezzi e della dipendenza dall’Estero. 

Poiché i fertilizzanti sono alla base della produzione agricola, nel giro di pochi mesi, questo paradigma si potrebbe trasferire a valle con un sensibile ridimensionamento della produzione agroalimentare. 

Significa che potremmo vedere un nuovo rialzo dei prezzi e dell’inflazione, un massiccio ricorso alle importazioni e, di conseguenza, un impatto diretto sul bilancio delle famiglie.

L’industria dei fertilizzanti soffre infatti di una doppia dipendenza dal gas, che alimenta il processo produttivo, ma che è anche materia prima per la produzione dei fertilizzanti agricoli. 

Per questo gli incrementi medi del 300% dei prezzi del gas in pochi mesi stanno spingendo molte industrie europee del settore a ridurre, se non a bloccare, la produzione. 

Sono una ventina i siti temporaneamente chiusi, come ci fa notare Il Sole 24 Ore! 

Le sanzioni alla Russia hanno prodotto quello che auspicavano i banchieri europei…

La multinazionale norvegese dei fertilizzanti minerali Yara International, uno dei leader mondiali del comparto, a luglio ha chiuso il proprio impianto a Ferrara, per esempio, per la seconda volta quest’anno. 

Da gennaio, Yara ha prodotto il 15% in meno di ammoniaca in Europa rispetto allo scorso anno e ha appena annunciato che ridurrà ulteriormente la propria produzione in Europa. 

Il primo produttore polacco, Azoty, ha annunciato che avrebbe sospeso il 90% della propria produzione di ammoniaca e anche il primo produttore lituano Achema ha annunciato la chiusura del suo impianto. 

L’Italia, compresi gli impianti di multinazionali che operano nel nostro Paese, è autosufficiente al 50% circa per i fertilizzanti. Ma il 100% delle materie prime per produrli è importata dall’estero.

Questa situazione apre le porte ad nuova rafforzata dipendenza dall’import di fertilizzanti. 

È solo il preludio a una rinnovata dipendenza dall’estero anche di prodotti agroalimentari.

Gli agricoltori possono provare a modificare le produzioni, abbandonando quelle che richiedono massicce dosi di fertilizzanti come il mais ad altre, come ad esempio i semi oleosi, che ne richiedono meno. 

Ma questo rischia di avere ricadute negative sulla zootecnia che non può fare a meno del mais per l’alimentazione animale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.