Area Del Dissenso: Quale, Ad Oggi, Lo Stato Dell’Arte?

(Quasi) tutti d’accordo sulle analisi generali, ma troppi in competizione tra loro: le necessità dell’unità, dell’organizzazione e della formazione di una coscienza politica.

Inizio da una questione semantica: un fronte del dissenso non esiste. Una realtà, seppur formata da forze diverse, che abbia compreso l’urgente necessità di compattarsi per affrontare una guerra all’esistenza stessa di un futuro che riguarda tutte le sue componenti e, soprattutto, le generazioni a venire non è ancora nata; in troppi sono impegnati a smarcarsi dagli spauracchi divisivi agitati ad arte dal mainstream davanti a chi frequenta le stesse piazze, in troppi si illudono a fasi alterne di poter essere leader di un mondo senza leader, in troppi credono ancora che bastino qualche palco (attorno al quale, una volta scesi, non si rimane più, perché di quello che dicono gli altri chi se ne frega…) o tanti video per fare un leader, altri, che si proclamo resistenti irriducibili e iper immuni alla propaganda di regime, non lo sono altrettanto quando la medesima propaganda esalta la repressione più dura contro chi fino al giorno prima gli offriva piazze stracolme in cui farsi conoscere e si batteva contro lo stesso nemico a pochi metri di distanza.


Esiste, invece, un’area, come tale ampia, frammentata e rissosa, che tende a cristallizzarsi così com’è, proprio perché vittima dei mali di cui ho parlato poco fa (e di vari altri) ma, attorno ad essa – ed è questo quello che conta – ci sono tantissime individualità e piccoli gruppi, in cerca di nuovi punti di riferimento, che collezionano delusioni, specie in conseguenza di flop elettorali o perché si sono fidati di politici, interessati, nel migliore dei casi, solo alla ribalta e ai privilegi personali.


Non c’è da stupirsene: è un movimento spontaneo e insorgente, nato in reazione a qualcosa di inatteso e repentino, e, naturalmente, anche le elezioni estive “concesse” dal sistema, già prima di svolgersi, hanno svolto il loro ruolo deleterio.
Ma torniamo a “quello che conta”: è urgente comprendere cosa sia necessario fare per far sì che i tanti menagrami in giro possano cambiare idea e, soprattutto, perché questa lotta imprescindibile possa tornare efficacemente a far paura al nemico comune avendo prospettive per essere vittoriosa, specie di fronte a quel caro bollette che inizia già a produrre una gravissima crisi sociale ed economica che, a partire dall’autunno, potrebbe deflagrare.


Italia Libera – dopo l’incontro romano del 5 agosto – aveva ribadito un messaggio chiarissimo: lo spirito unitario del 9 ottobre era quello giusto, andava ripreso e rilanciato senza se e senza ma per il bene di tutti, anche di quelli che continuano a descrivere quella giornata come un’operazione false flag, concordata tra chi ha rinchiuso in galera alcuni partecipanti – uno, il più giovane, Fabio Corradetti, è ancora lì – e gli stessi prigionieri politici, premiati con una cella in prigione (analisi geniale… non c’è che dire…).


In tanti, da nord a sud, hanno capito che questa è l’unica via percorribile, ma, per meglio calpestarne il selciato, ci vuole anche altro: un’organizzazione comune e la formazione di una coscienza politica che, per definizione, è sia individuale che collettiva o, se volete, prima individuale e subito dopo collettiva.


È necessario acquisire la consapevolezza lì dove manca, né catastrofisti (poteri speciali a Draghi: è finita…) né fideisti (ora torna super Trump e risolve tutto lui, non serve fare nulla…), con una certezza: nessuno spazio ai politicanti, nessuna delega al meno peggio del momento: è lo stesso popolo del dissenso che ha il dovere di rappresentare se stesso. Nel mio piccolo, non mi sono mai stancato di ripeterlo in tutte le piazze in cui sono stato.


C’è una casa in fiamme, magari non è nemmeno quella di un amico, ci sono persone in pericolo e passo di lì… cosa faccio? Devo essere io stesso a fare qualcosa, devo essere io stesso a cominciare a spegnere l’incendio, il mio esempio contagerà altri, ognuno coprirà con la propria giacca un focolaio spegnendolo, ognuno contribuirà a salvare chi rischiava di morire in quel rogo improvviso, non serve sperare che passi di lì il capo dei pompieri e limitarsi a telefonare per chiamare il pronto intervento non risolverebbe il problema.


È dal basso che gli stessi insorgenti devono organizzarsi e comprendere il momento: nessuno può rappresentarci meglio di noi stessi, non è una guerra convenzionale: la chiamata alle armi riguarda tutti, non solo i riservisti che se la aspettavano. Naturalmente per fare questo serve una formazione, l’autentico abbandono di quelle ideologie novecentesche che continuano a dividere e ad avvelenare, uno studio attento ed equilibrato di un nemico che non è onnipotente, anzi, ha dovuto fare ricorso alle elezioni anticipate proprio perché non più in grado di affrontare il proseguimento lineare di quell’agenda che tutti conosciamo.


Sto parlando di un partito del popolo? Forse, certamente di una struttura che vada oltre lo spontaneismo, che possa unire, organizzati, “baroni e contadini”, lavoratori e intellettuali, professionisti e portuali a cominciare da pochi chiari punti fermi, i sette di Italia Libera possono essere utili proprio in questo senso, ma non hanno di certo valore dogmatico.


Tanti hanno capito di aver sbagliato analisi e hanno dovuto buttar via le bandierine di partito, tantissimi, dove nessuno delle piazze ha trovato posto in qualche lista, hanno nell’astensione l’unica arma per affermare di non fidarsi più non solo di Salvini o della Meloni, ma anche di un Rizzo o di una Cunial, entrambi, e non certo da soli, responsabili di quella frammentazione che è solo funzionale ai partiti e al sistema, pronti a certificare, già dal 25 settembre, il decesso de facto della stessa area del dissenso.


Saremo in grado di farlo? Dobbiamo farlo, nulla è come prima, nulla lo sarà: non dimentichiamolo.

di Giuseppe Provenzale

2 commenti su “Area Del Dissenso: Quale, Ad Oggi, Lo Stato Dell’Arte?

  1. L’incapacita’ che attravera la “politica” di utilizzare soluzioni “creative”,e’ imbarazzante.Ad oggi ascoltare i vari”protagonisti del “dissenso” nei minuti concessi dalle tv generaliste e giocato su “tempi” da annuncio pubblicitario,da’ in un certo senso la “misura del polso”.Marco Dolcetta in una delle sue ultime interviste preannunciava gli accadimenti attuali,con la stessa lucidita’ con cui Mons.Vigano’ e non da oggi,cerca di mettere in guardia l’intera umanita’.Rifondare un percorso culturale “disintegrato” dal Liberismo Materialista,non e’ impresa facile,ma neanche impossibile,se utilizziamo la “conoscenza” e non il “mistificato”,si potrebbe riportare alla luce del sole cio’ che il velo dell’ipocrisia sommerge da lungo tempo.Apprezzo i suoi scritti Poetici,Confido nella sperimentazione Musicale,del teatro,del”cinema”,nello sport,della Geometria,e’ solo attraverso la qualita’ che si definira’ l’idea di “Futuro”,e’ un buon momento visto che il “pensiero unico” non ha piu’ carte da giocarsi oltre quelle dell’ autoritarismo “insanificato”.

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