L'Italia Mensile

Vi racconto una storia…

Rainaldo Graziani

Nel 2018 prima ancora di iniziare il tour con il prof. Dugin che ha attraversato decine di città italiane, prima ancora del celebre evento di Palazzo Reale a Milano dove fu teorizzato il progetto EurasiArt, ebbi la fortuna di condividere con il professore alcuni momenti, strettamente privati.
Mi riferisco a momenti di confronto e di approfondimento su specifici argomenti di mio interesse, e ciò mi permise di colmare parte delle mie lacune.

Ricordo perfettamente a tale proposito una circostanza particolare che ha generato, finalmente, una “ascensione verticale” per una intera comunità organica di destino, la nostra.
Passeggiando lungo il lago compresi che tra le figure che hanno interagito con il prof. Dugin nel passato ve ne erano almeno due di una tale importanza da ritenere prematuro un maggiore ed immediato approfondimento.
Compresi che c’era un tempo per per parlare dei suoi compagni di destino e che quel tempo non era ancora arrivato.
Non ero ancora pronto per comprenderne l’importanza.

Dopo un anno circa, ricco di ulteriori collaborazioni, ricevetti una richiesta “prudente” da parte sua di inserire nell’ambito del nostro festival “Arte in Corte” un omaggio ad uno dei due uomini straordinari di cui sopra, Evgeny Golovin.
In un recente viaggio a Mosca. Maurizio ed io, abbiamo avuto modo di evidenziare a Natlaya Melenteyeva ed a Alexandr Dugin quella che oramai era una necessità: consentire alla comunità italiana di conoscere le ” traiettorie verticali” del Circolo Južinskij.
i partecipanti a suddetto circolo, tra cui per l’appunto un giovanissimo Dugin, dibattevano temi filosofici, mistici, esoterici, letterari, musicali, poetici e religiosi.

Tra questi, Ghejdar Džemal’ (1947-2016), filosofo, politologo, scrittore. Dzemal si avvicinò all’Islam e cominciò a sviluppare una
propria filosofia politica basata sul misticismo islamico e sul socialismo rivoluzionario.
Ecco !
Le edizioni AGA hanno deciso di aprire le nostre ascensioni con un testo solo apparentemente semplice. Si tratta di un meraviglioso aforismario che potrà accompagnarci per anni ed ancora anni nella comprensione di noi stessi oltrechè del mondo.

All’interno dell’opera, Verticale Nord, sono raccolti dei versi sul profondo significato dell’Arte.
Molti di questi concetti, non è una sorpresa, erano già nostri, o per lomeno miei.
Entro Giugno, a Milano, probabilmente il 23, dovrebbe verificarsi la prima uscita pubblica di EurasiArt, ovvero di quel magnifico progetto teorizzato allora ed oggi divenuto reale.
Il Manifesto di EurasiArt è in fase di compimento ma un’anticipazione, una parte di esso è propriamente rappresentata da questi versi di Dzemal…
Buona lettura…

  1. L’arte è l’unica forma di attività umana incondizionatamente attiva.
  2. Tutte le altre forme di attività umana sono programmate dal mondo
    esterno.
  3. Tutte le forme di attività umana, eccetto l’arte, sono socialmente condi-
    zionate.
  4. In altre parole, dietro a ciascuna di queste forme c’è un mito ancestrale che definisce la coscienza e la psiche dell’umanità planetaria.
  5. L’unica forma di attività umana che può essere definita da un mito per- sonale è l’arte.
  6. L’arte si nutre della volontà soggettiva.
  7. Mentre qualsiasi altra attività è condizionata da uno schema ipnotico imposto all’umanità dal destino oggettivo.
  8. Solo l’arte può sorgere indipendentemente da qualsiasi dato iniziale, tra- dizione o metodologia.
  9. Solo l’arte non ha bisogno di una causa per nascere.
  10. Solo l’arte non ha bisogno di uno scopo per realizzarsi.
  11. Solo l’arte può essere efficace al di fuori di qualsiasi direzione.
  12. Non bisogna confondere l’impulso creativo motivante che evoca l’arte nella vita con la causa.
  13. Non bisogna confondere l’impressione prodotta dall’arte con lo scopo.
  14. La fonte dell’arte è l’inquietudine inconscia di un essere imprigionato nel sonno cosmico.
  15. Nell’arte viene fatto il primo tentativo di contrapporre la volontà soggettiva all’incatenamento deterministico del mondo.
  16. Pertanto, solo l’arte è spontaneamente antirazionale fin dall’inizio.
  17. Poiché l’arte è libera da causa e scopo, sfugge alla sfera del dialogo tra causa ed effetto che si svolge costantemente in tutti gli altri tipi di attività umana.
  18. In questo modo, solo nell’arte l’attività umana si avvicina al principio dell’esclamazione perfetta.
  19. L’arte inizia prima di qualsiasi conoscenza oggettiva.
  20. Pertanto, è l’unica che lavora con lo stato iniziale di non conoscenza.
  21. L’arte cerca di cristallizzare questo stato nella struttura di un mito per- sonale.
  22. Questo mito personale è un tentativo di rispondere all’esperienza dell’orrore assoluto.
  23. L’orrore assoluto è proprio il substrato dell’inquietudine che domina l’artista.
  24. L’assenza di conoscenza oggettiva, che alla fine è sempre un’illusione, dà all’artista una comprensione più o meno chiara che le datità del mondo esterno sono determinate da un certo arbitrio.
  25. L’artista intuisce che l’originalità qualitativa della sua personalità, ciò che chiama il suo Io, è altrettanto convenzionale quanto qualsiasi datità esterna.
  26. In questa intuizione l’artista si confronta con l’assenza radicale di qualsiasi ragione o giustificazione per il fatto che le cose siano come sono.
  27. L’esperienza della non motivazione dell’essere non salva l’artista nemmeno l’appello alla causa prima;
  28. poiché la causa prima stessa non è autenticamente DIVERSA da tutto ciò che crea.
  29. Essa stessa è una cosa nella serie infinita di cose da essa generate.
  30. Le sono intrinsecamente inerenti la non motivazione e l’arbitrio che permeano tutte le conseguenze che ne derivano.
  31. Questa esperienza fornisce all’artista una conoscenza esistenziale di una sorta di uguaglianza negativa tra la natura creatrice e la natura creata.
  32. In questo modo, all’artista si rivela l’uguale non motivazione della sua
    personalità e dei risultati della sua creatività.
  33. Tale conoscenza è per l’artista l’unica via d’uscita dalla prigionia della sua individualità condizionata dal destino oggettivo.
  34. Questa via d’uscita si concretizza nella creazione all’interno di sé di un mito personale.
  35. In sostanza, è proprio nella creazione del mito personale che l’artista si avvicina all’idea della sfida eroica.
  36. La sfida eroica non è altro che una sorta di provocazione magica alle forze del destino.
  37. L’essenza di tale provocazione consiste nel fatto che l’artista risponde all’arbitrio del destino oggettivo con l’arbitrio della volontà soggettiva.
  38. Tuttavia, esiste una differenza radicale tra la non motivazione dell’essere e la non motivazione dell’arte.
  39. La superiorità della causa sull’effetto non contiene in sé il principio della priorità spirituale.
  40. Pertanto, il cosmo oggettivo non conosce l’idea della vera grandezza.
  41. L’idea della vera grandezza nasce dall’opposizione dell’artista all’orrore assoluto dell’essere.
  42. Con la pratica della sua volontà soggettiva, con la creazione di un mito personale, l’artista cerca di cristallizzare dalla notte eterna dell’uguaglianza negativa la realtà della priorità spirituale.
  43. In questo modo, l’artista partecipa all’attività dello spirito titanico.
  44. Questa partecipazione rende inevitabilmente l’artista un oscurantista.
  45. L’oscurantismo dinamico dell’arte si manifesta nella distruzione dei miti ancestrali su cui si organizza la vita di gregge dell’umanità.
  46. In questo, l’oscurantismo dinamico dell’arte nella sua espressione spontanea è colorato di toni di anarchismo e individualismo.
  47. Tuttavia, l’anarchismo e l’individualismo precedono solo la rivolta reale contro l’ipnosi sociale.
  48. Sono manifestazioni di ribellione dichiarativa contro il feticcio collettivista-umanistico.
  49. Tale ribellione dichiarativa è già condannata in anticipo, perché viene
    affermata all’interno dell’archetipo ancestrale umano.
  50. La vera ribellione spirituale è impossibile senza la negazione di qualsiasi archetipo ancestrale, e prima di tutto di quello umano.
  51. Solo l’arte dà all’uomo comune non risvegliato la possibilità di unirsi
    alla rivolta titanica contro il destino ancestrale dei miti collettivista-bio- logici dell’umanità.
  52. La pratica dell’arte dal punto di vista del titanismo immerge l’artista nell’estasi della liberazione dagli assurdi imperativi della ragione.
  53. Tale pratica dell’arte è parte dell’affermazione di sé fallica.
  54. L’arte titanica come aspetto dell’affermazione di sé fallica assume su di sé il voto di sterilità.
  55. Ciò significa che i risultati della pratica artistica non devono essere uno specchio dell’umano.
  56. In altre parole, le opere d’arte non possono essere una proiezione della coscienza umanoide archetipica con le sue speranze e pretese.
  57. L’arte titanica nasce solo dalle profondità dell’esperienza profonda dell’orrore primordiale dell’essere.
  58. L’arte titanica conduce una lotta senza pietà contro l’inerzia universale attraverso la creazione di immagini di un essere fantastico.
  59. L’arte che opera con immagini di un essere fantastico è un’avanguardia permanente.
  60. L’essenza dell’avanguardia è la manifestazione della non motivazione.
  61. La non motivazione nell’arte d’avanguardia si realizza in quattro modi principali.
  62. Il primo modo è un antipsicologismo coerente e completo.
  63. Il secondo modo è la liberazione dalla dittatura del tempo.
  64. Il terzo modo è la distruzione dello spazio.
  65. Il quarto modo è la distruzione dell’immagine fittizia o, in altre parole, la liberazione dall’egemonia degli archetipi.
  66. Un attributo necessario dell’arte titanica è la sua intrinseca anonimità originaria.
  67. L’anonimità intrinseca originaria nasce dalla follia totale, raggiunta come verità ultima.
  68. Un attributo necessario dell’arte titanica è il suo orientamento programmatico.
  69. La fonte dell’orientamento programmatico dell’arte titanica è solo la dottrina del compimento magico radicale.
  70. I portatori di questa dottrina sono solo coloro che hanno completamente assorbito e superato l’orrore cosmico primordiale dell’essere.
  71. L’artista d’avanguardia li vede come i precursori del miracolo reale.
  72. Nell’abisso del miracolo reale l’arte si esaurisce e scompare.

(https://t.me/rainaldograziani)

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