Pubble: La Voce Del Popolo Del Dissenso

di Ramona Castellino

IM – Ciao Paola, in arte Pubble. Grazie per averci concesso questa intervista. Sei un personaggio molto interessante, come del resto le tue vignette. Ci piacerebbe conoscerti meglio anche se già attraverso la tua arte sei riuscita a farci conoscere molto del tuo pensiero. Per prima cosa puoi spiegarci come sei diventata Pubble?

PUBBLE – In realtà Pubble non ha mai avuto un progetto, ma nasce un po’ per gioco. La sera io e il mio compagno ci ritrovavamo sul divano a parlare di politica, anche a litigare certe volte tra di noi, così ci siamo detti, essendo anche lui tatuatore, quindi disegnatore anche lui, di provare a pubblicare in rete qualche vignetta, così per divertirci. Siamo nati grazie agli heters, in quanto la nostra prima vignetta che finì nell’attenzione dei social, fu una vignetta contro CarolRachete ai famosi tempi dell’ONG. Arrivano più di mille commenti in meno di tre minuti, perché era entrato nel circuito degli heter e da lì si sono accesi i riflettori su Pubble. Abbiamo continuato per gioco, non sapendo quali sarebbero state le finalità del progetto, poi invece abbiamo capito che avevamo una responsabilità, cominciando a prendere la cosa più seriamente, ad essere sempre più attivi e abbiamo navigato a vista, fino a quando non è diventato quello che è oggi. Ma è stata una casualità, non avevamo un obiettivo quando abbiamo cominciato.

IM – Quindi arrivare a trattare di satira politica è perché ce l’hai dentro, è un qualcosa che ti appartiene? 

PUBBLE – Si, era una cosa che io facevo di mio, divertendomi ai tempi sui fogli, senza tavola grafica, ma già da quando avevo quattordici anni, perché la politica è sempre stata un ambiente in cui mi sono spesa molto anche in maniera, se così si può dire, odiata un po’ da tutti. Ho sempre avuto questo piglio ribelle per il quale non mi sta bene mai niente. E’ sempre stata una cosa che ho avuto dentro e ho trovato un mix perfetto finalizzando quello che avevo dentro utilizzando la forma artistica che più mi apparteneva e continuato su quella linea.

IM – Le tue vignette sono irriverenti, sicuramente controcorrente rispetto al “politicamente corretto” che impera nella nostra società. Arrivano in maniera unica e diretta proprio perché ironizzano su quel “pensiero unico” che oggi vuole dominare il mondo. Cosa cerchi di esprimere attraverso i tuoi disegni? Speri che grazie ad essi possa scattare una “molla” per chi li guarda?                           

PUBBLE – Indubbiamente si. Parte tutto dal mio pensiero. Non mi sono mai e ripeto mai ritrovata a dire cose solo perché fossero un argomento che rientrano in un algoritmo o perché fossero argomenti battuti dai leader di partiti vari, quindi non ho mai seguito quel trend. L’obiettivo dei video sono subentrati dopo la satira politica. Mi sono accorta che le vignette sono  unostrumento efficace però di nicchia, in quanto la satira politica è purtroppo in Italia è monopolizzata da una certa frangia politica e quindi muoversi in una direzione opposta rende il circuito di persone che ti segue molto limitato. Per avere uno strumento di comunicazione più efficace ho cominciato con i video. L’obiettivo dei video è quello di far sorgere dei dubbi. Io vengo spesso criticata perché do addosso a tutti senza dare delle soluzioni, ma il mio obiettivo non è questo, io voglio fare un’informazione corretta, proprio perché vedo un’enorme mancanza di informazione neutrale in quello che è il mainstrem di pensiero. In qualunque informazione giornalistica, c’è sempre quella deviazione verso una tendenza politica di qualche tipo, sempre un po’ più sbilanciata da un lato che non dall’altro, quindi vorrei ripristinare il concetto di informazione neutrale, che deve essere data senza una precisa ideologia e soprattutto vorrei che le persone prendessero degli strumenti per far si che si accenda una lampadina di riflessione, ma anche una di curiosità. Una cosa che ripeto sempre nei video è quella di non credere neanche a quello che dico io, in quanto il problema che si è instaurato da quando ci sono i social e quindi gli influencer, è proprio quello che la gente tende a credere ciecamente a quello che gli viene detto da un’immagine in uno schermo, non va a curiosare, non va a verificare se ha ragione o meno in quello che dice. Capisco che il mezzo che uso è quello standardizzato, con il rischio di tornare sempre a questo preconcetto, però sto insistendo molto su questo punto di spronare la gente che mi segue nel verificare le notizie che ho lanciato, nella speranza che a qualcuno si accenda quella vena di curiosità che è sempre buona avere e che purtroppo si è un po’ assopita nei decenni.

IM – Sei, immagino, consapevole che il contenuto delle tue vignette può compromettere in qualche modo la tua carriera proprio perché non allineate al pensiero uno dominante. Ti spaventa questa possibilità?

PUBBLE  In realtà no perché in questi ormai quattro anni che faccio questa cosa, di interruzioni per un motivo o per un altro, ci sono già state. Il punto di forza di quello che stiamo facendo con Pubble è proprio quello di non avere paura di questa eventualità, di andare avanti indipendentemente. Pubble per me è praticamente un figlio, non lo vorrei mai vedere denigrato o sminuito, quindi non sono preoccupata per la mia carriere lavorativa in quanto so che mantenere fedeltà a quella che sono porterà comunque a qualcosa avendo comunque il lusso di potermi guardare allo specchio senza dovermi recriminare nulla e senza dovermi accusare di essermi venduta. Penso questo sia il punto di forza maggiore; sono assolutamente convinta che si ha la volontà e le capacità si può arrivare praticamente ovunque. So che ci sono dei periodi molto cupi, questo si, però vengono affrontati con tutta la forza che richiede lanciarsi in uprogetto del genere. Io parlo spesso ai ragazzi, anche le vignette sono rivolte ad un pubblico molto giovane, essendoci stata una vera e propria spaccatura grafica rispetto alle vignette ad esempio di Forattini, e parlare a loro significa anche dare un’iniezione di coraggio, di dire loro di non avere paura, in quanto rimanere fedeli a voi stessi, o affrontare periodi oscuri, perché ce ne saranno sicuramente, diventerà il vostro maggior punto di forza. Il messaggio che cerco di trasmettere è quello di non avere paura ad esporsi.

IM – Quanto pensi sia oggi realmente concessa la libertà di espressione e quindi di pensiero in Italia?

PUBBLE – E’ possibile, ma solo se usciamo dagli schemi che ci vengono imposti. Mio padre mi ha insegnato, e ai tempi ne rimasi anche un po’ sconvolta perché l’ho compresa poi negli anni, che i diritti non sono una cosa che ti cade dall’alto, ma è un qualcosa che va conquistato. Quindi è vero che la libertà di espressione viene oggi soffocata da determinati sistemi di comunicazione, Facebook per primo, ma il modo per esprimere il proprio pensiero si trova sempre. Ti faccio un esempio banale: se con una vignetta disegno una scena violenta, so già che FB la segnalerà e bloccherà l’immagine, e allora trovo nuovi sistemi di comunicazione. Posso esprimere lo stesso concetto utilizzando forme di comunicazione diverse. Significa questo adagiarsi sui sistemi della censura? Un pochino sì, ma l’obiettivo è quello che il messaggio arrivi a destinazione. Quindi io non lancio un messaggio sapendo che due minuti dopo mi verrà bloccato, perché altrimenti non arriverei alla mia finalità, ci arrivo se mi industrio di ingegno. Si può ottenere la libertà di espressione, bisogna solamente trovar la via giusta, anche incline a quelle che sono le proprie predisposizioni. C’è chi è bravo a scrivere canzoni e lo facesse attraverso la musica, chi con la poesia etc. Se c’è la volontà di impegnarsi si risolve ogni situazione. La libertà di espressione te la conquisti tutti i giorni, quindi è possibile, ma devi essere pronto anche a ricevere critiche e avere le spalle larghe senza buttarsi giù al primo commento negativo e andare avanti per la propria strada, se sei realmente convinto e credi in quello che fai. Il rischio è quello che qualcuno si butti a fare queste cose, anche senza una fiammella di fuoco sacro che lo guidi realmente, adagiandosi sui like, sulle collaborazioni…  queste sono tute cose che vanno tagliate fuori, devi farlo per te ma soprattutto per gli altri.

IM – La stampa, purtroppo è asservita totalmente alla “ragion di stato”. Le notizie vengono riportate in maniera distorta o non riportate affatto e in modo assolutamente propagandistico. Qual è il tuo rapporto con la stampa e la tv e quanto pensi abbia contato il ruolo della disinformazione in questi ultimi tre anni?

PUBBLE  La stampa ha fatto da megafono della propaganda, ma è sempre stata un po’ viziata da questa tendenza, storicamente, già nella seconda guerra mondiale, durante il periodo fascista dove si proclamava il grandissimo trionfo militare dell’Italia, mentre prendevamo sganassoni da tutte le parti e questo solo per farti un esempio. Quindi la stampa si è sempre un po’ piegata a queste dinamiche.  Durante questi anni la stampa ha contribuito enormemente a incidere sull’opinione pubblica. Con la pandemia ci sono riusciti molto di più perché hanno fatto leva sul sentimento di terrore che era palpabile, perché la gente credeva, perché c’era aveva chi stava male dentro casa, quindi era un sistema basato sul terrore tramite l’osservazione diretta del ittadino. Con la guerra in Ucraina ci sono riuscite secondo me  molto peggio, perché infatti non ha attecchito molto bene la propaganda di guerra, lo abbiamo visto quando c’è stato l’invio di armi da parte del governo, da parte di Draghi, le critiche furono tantissime, praticamente da qualunque parte politica, tranne quella palesemente asservita. La stampa ha questo grande potere di veicolare il pensiero delle persone. Il mio rapporto con la stampa è quello che io non credo praticamente a niente di quello che mi viene descritto, quindi per cercare la mia informazione, passo ore ed ore a fare la comparazione della singola notizia tra le diverse agenzie di stampa. Io mi rendo perfettamente conto che il 90 % dei cittadini lavorano e non possono stare otto sul computer per fare questo livello di comparazione, io che ci lavoro ho altri strumenti e ho acquisito una certa rapidità a fare questi parallelismi, però anche su piccola scala io consiglio sempre di non seguire sempre lo stesso giornale, una testata fedelmente, ma cercare sempre una confutazione, perché è proprio grazie ad essa che si sviluppa un’idea, indipendentemente da quale questa sia. Quindi possiamo dire che il mio rapporto con la stampa è un po’ problematico, però in generale si trova il modo di arrivare ad un barlume di verità è solo una questione di volontà e curiosità.  I social hanno molto appiattito la curiosità delle persone, da quando vi è l’epoca internet recepiamo informazioni rapide, ma non approfondite, che rimangono sempre sulla superficie, bisogna invertire la tendenza e con il progetto Pubble ci stiamo forse, piano, piano riuscendo ad innescare questo spirito di ricerca nelle persone. Se come noi ce ne fossero altri mille, avremmo ottenuto già altrettanti risultati.

IM – La tua pagina Instagram conta più di 35mila followers e i tuoi video sono diventati virali grazie ad una comunicatività fuori dal comune ed esplosiva. Arrivano genuini, semplici, “popolari” ma mai banali. Con le tue vignette sei una provocatrice senza mai esser offensiva, cosa tra l’altro molto rara. C’è una differenza tra una provocazione “utile” quindi atta a suscitare una riflessione e una chiamiamola “sterile”?                                                                                    

PUBBLE – E’ una domanda molto particolare, in realtà essendo satira il limite è quello che si auto impone l’autore. La satira nasce dalla critica e bisogna saper distinguere tra satira e comicità, perché vedo che c’è ancora molta confusione su questo. Si tende a credere che la satira debba far ridere; non necessariamente, la satira in realtà dovrebbe essere quel cazzotto nello stomaco che ti fa pensare, quindi ripeto che il limite è solo quello che l’autore si impone. Anch’ io mi impongo dei limiti e faccio una netta distinzione tra quello che è di cattivo gusto fine a stesso e quello che smuove una critica propositiva e anche l’asticella di questo parametro rimane strettamente personale. Quello che io posso ritenere di cattivissimo gusto, può essere per un altro l’unico modo per esprimere un messaggio, quindi non c’è una linea netta e standardizzata per tutti. Quello che provo a fare io è quello di non cadere mai nel “banalmente volgare” in quanto c’è il rischio di passare automaticamente dalla parte de torto. Se la critica deve essere mossa non deve mai trascendere alla presa in giro personale, a livello estetico, tutti quei sistemi che poi in realtà sono quelli che ti palleggiano contro in virtù di quel politicamente corretto che ti imbavaglia sempre di più. Non diventare gratuitamente offensiva è fondamentale, anche se ogni tanto alzo anche io il tiro, quando penso che qualcuno si meriti un’offesa che all’occhio esterno può sembrare gratuita, ma per me non lo è assolutamente e quindi divento un po’ più cattiva e col dente un più avvelenato. Non c’è una linea di demarcazione che valga per tutti quanti, io vedo ho visto in questi anni, soprattutto a sinistra, vignette a limite della violenza estrema, un Vauro che rappresenta Salvini che si spara in testa, per me è violenza gratuita, non è satira, non comunica nessun messaggio, è solamente prendere il tuo avversario politico e cercare di distruggerlo in tutti i modi. Ci sono cose che non condivido, ma in questo caso nell’ottica di Vauro non è così. Sarebbe bello ci fosse una demarcazione netta, non si oltrepasserebbe mai il buon gusto, anche questo però soggettivo.

IM – Abbiamo assistito negli ultimi tempi a varie forme di resistenza. Tu sei una giovane donna seguita anche da tantissimi ragazzi giovanissimi. Ma i grandi assenti nelle proteste sono proprio giovani che sono stati tra l’altro i più colpiti dalle restrizioni, chiusi in casa, imbavagliati, distanziati, senza nessuna forma di socialità, vaccinati. Secondo te come mai sono loro i primi a non essersi ribellati a restrizioni illogiche e senza senso.

PUBBLE – Ci sono secondo me due tipi di analisi importantissime da fare su questa cosa. La prima è il fatto che lo spirito ribelle dell’adolescente, che è una cosa propria di tutti gli adolescenti in determinate fasce di età è completamente sparita. I giovani non sono più giovani, ragionano purtroppo spesse volte, come degli anziani, pensano che il massimo della loro ribellione sia scrivere il post su Instagram o mettere il commento su Twitter. Non si rendono conto che la ribellione, a volte, è anche qualcosa di fisico, ribellione ad un genitore, ad un’istituzione. Mi ricordo che quando ero al liceo ero ingestibile perché rompevo le scatole a tutti: ai professori, ero sempre dal preside. Era una ribellione molto spesso immotivata, ma era quella fase propria dell’adolescenza. Io vedo che invece oggi gli adolescenti sono totalmente appiattiti e quindi questa mancanza di fuoco sacro, che ti porta anche a sbagliare, però quello sbaglio diventa educazione, formazione perché completa l’individuo che sarai domani, è assente. Loro, è vero, sono stati i primi colpiti, quelli che ci hanno rimesso di più e veramente in pochi si sono presentati attivamente rispetto a questa cosa, ma li interviene anche un anche un altro principio legato sempre ai social. C’è sempre il rischio che poi intervenga l’esclusione, noi stiamo vivendo in una società totalmente omologata, che porta i giovani ad esserlo, quindi se il giovane non è LGBT, non scrive un bel post in determinato modo, o dice determinate cose, automaticamente viene messo ai margini. Molti hanno paura della solitudine, che secondo me invece è utile, una di quelle cose sane che porta alla tua formazione, non bella, però significa che tu sei un essere pensante che non si omologa a determinati sistemi. Secondo me hanno patito un po’ questa cosa, che chiunque abbia provato ad alzare un po’ il ditino è stato immediatamente escluso e per non vivere questa esclusione moltissimi si sono adagiati a quello che dice il gruppo, il compagno di classe, la fidanzata e quindi su questo aspetto, cioè che i social creino un’ omologazione di massa e ti escludano automaticamente, è uno dei fattori fondamentali. Questa è una cosa molto triste, un problema sociale che andrebbe affrontato, come nel caso del nigeriano che è stato ucciso recentemente e il filmato con i cellulari ne è una dimostrazione. Una società che chiaramente ha spento il cervello, nessuno è intervenuto, poi si è voluto strumentalizzare la cosa, perché si è detto che chi non è intervenuto votava Destra, come ha detto Scazzi. Queste sono le banalizzazioni da quattro soldi, dei sciacallaggi su notizie drammatiche che io non condivido assolutamente, perché è in realtà un problema generalizzato. Una piaga sociale che andrebbe approfondita molto di più.

IM- Per 30 mesi in Italia ci sono state forme di protesta da nord a sud come non si erano mai viste. Per la prima volta unite al grido: lavoro e libertà, come bandiere solamente il tricolore e come motto che oggi ancora unisce la resistenza: la gente come noi non molla mai.

Pensiamo alle Piazze d’Italia, ai portuali di Trieste, alla meravigliosa Piazza del Popolo del 9 ottobre. Hai mai partecipato?

PUBBLE – Certamente. Sono stati molto attiva con gli studenti contro il green pass, mi sono spesa attivamente con loro quando facevano i loro raduni, le loro iniziative. Li dell’università La Sapienza ho sostenuti quando hanno creato l’iniziativa di mettere a disposizione degli psicologi per dare sostegno ai giovani che durante e post lock down avevano cominciato ad avere problemi relazionali importanti, quindi si mi sono fatta parte attiva all’interno delle manifestazioni, ho raggiunto i portuali a Trieste e devo dire che sono stati dei momenti bellissimi. La cosa che oggi però recrimino a quei movimenti è stato il tentativo di politicizzare la situazione con delle candidature che io francamente non mi sarei mai aspettata. Il fatto che Puzzer si sia candidato è stato come sminuire, ma l’ho detto anche in un video dove sono stata subissata di critiche, come banalizzare quelle lotte. Io l’ho presa molto male perché quelle lotte hanno un senso se creano un movimento che parta dal basso e diventi una spina nel culo per la politica, se tu poi trasformi quelle lotte come un’apripista per entrare nelle poltrone della politica di quel sistema che hai contestato fino all’ altro ieri, tutto perde di valore. Anche il movimento di Trieste poteva essere un qualcosa che poteva davvero esplodere in un qualcosa di fortissimo, Puzzer ha in qualche modo sedato, non si capisce neanche come, questo movimento. E quando subentra la candidatura comincio a domandarmi se questa pandemia è servita soltanto ai virologi o è servita anche ad alcune persone per cavalcare l’onda dell’antisistema e pensare in realtà ai propri interessi, perché poi il rischio è sempre quello. Mi sarebbe piaciuto vedere altri tipi di atteggiamenti. Mi sarebbe piaciuto che un sentimento popolare, rimanesse popolare, perché il problema del green pass non lo abbiamo superato, lo abbiamo solo chiuso in un cassetto, può essere che venga riproposto ad ottobre, come tra due anni. E’ un sistema che hanno fatto, poi preso e chiuso in un cassetto per poi riutilizzarlo alla prima occasione utile. Quindi per me queste proteste potevano rimanere forti se fossero rimaste in un contesto popolare.

IM – Come interpreti la “fuga” di Mario Draghi e la corsa spasmodica alle elezioni? Per te può essere un colpo di coda del dragone per far si che il mondo del dissenso non avesse la forza e gli strumenti, ma soprattutto il tempo per organizzarsi?

PUBBLE – Si è sicuramente una delle letture che ho fatto anche io, ma ho una visione storica delle cose e non mi lancio in interpretazioni basate esclusivamente sulla mia sensazione, ma ho sempre bisogno della carta che canta per poter dire qualcosa e la carta che canta è indubbiamente il fallimento di Mario Draghi infatto di politica estera, il grande fallimento delle sanzioni che si sono ritorte contro in primis all’ Italia, creando un disastro e creeranno un disastro in quanto noi ancora non abbiamo una considerazione ad oggi,  noi dobbiamo vedere quanto queste sensazioni siano state un boomerang in faccia nel prossimo inverno. Secondo me sono intercorse diverse motivazioni: un po’ il tentativo di lasciare la nave che affonda nel momento più utile, cioè nel momento in cui non sapeva più come uscirne, non avendo più la fiducia nemmeno dei suoi e avendola presa per il rotto della cuffia e quindi non avendo proprio i numeri per rendere questo governo legittimo; per quanto riguarda l’organizzazione della resistenza, è chiaro che far cadere  il governo così, in fretta e furia e poi doverne reimpostare uno nuovo, con elezioni che vengono fatta in campagna elettorale d’estate, dove non ti si fila nessuno e dove queste forze alternative non avranno neanche il modo di raccogliere le firme è un po’ sicuramente faziosa  come impostazione. Quindi si c’è il sospetto che sia un modo per non far riorganizzare la resistenza, ma è altresì vero che la resistenza non vuole organizzarsi. Stiamo vedendo che le forze alternative sono in questo momento sono assolutamente sparpagliate, recentemente si stanno letteralmente scannando tra di loro ed è questo dato che mi fa sorgere dei dubbi; perché se tu ti chiami Vita, o Italia Popolare o come ti pare, l’obiettivo dovrebbe essere quello di mettere da parte le differenze in questo momento e correre tutti verso in un’unica direzione. Se vedo che litigate tra di voi per chi è il più antisistema, mi da l’idea come se parlaste “politichese”, quindi siete già perfettamente calati nei principi del sistema. Allora li comincia ed esserci qualcosa che non torna più. E’ tutto ammissibile nelle letture che possiamo fare, c’è stato il tentativo di mettere il bastone tra le ruote, ma forse è stato anche un tastare il terreno perché si era capito che questi non si sarebbero mai uniti sotto un unico stemma, un’unica mentalità, ma avrebbero cominciato a fare le scaramucce per la corsa alla poltrona che sono tipiche del sistema politico.

IM – Oggi ci sono più di 8 liste del dissenso, che francamente ridicolizzano gli ultimi anni e che mancano di rispetto a tutte quelle persone che hanno resistito e lottato. Mi hai già risposto in parte ma ti chiedo se visto che  oggi la resistenza non riguarda più solo il vaccino e il green pass, ma tocca altre grandi tematiche, pensi sia possibile creare un grande contenitore, anti ideologico, plurale, apartitico, inclusivo, che superi gli schemi di divisione tra destra e sinistra, ormai anacronistici, ma uniti nei valori e nei principi contro il golpe globale quindi contro l’emergenza sanitaria con quello che ne segue (lockdown, obbligo vaccinale, green pass), che sia per la Pace e quindi contro la guerra e la Nato e la conseguente crisi economica che ci sta investendo, per l’uscita dalla UE riappropriandoci della nostra sovranità popolare e contro la transazione ecologica, cavallo di Troia del deep state e ultima offensiva del golpe. Unire il dissenso in un manifesto valoriale condiviso e sottoscritto da tutte le forze del dissenso, equivarrebbe ad ottenere numeri incredibili. Saresti favorevole a dare una chance ha chi ha sofferto e combattuto negli ultimi 30 mesi?  

PUBBLE – Io sarei strafavorevole purchè, io sono purtroppo proprio una rompipalle, all’interno di questi programmi mi venisse spiegato anche come, perché ho notato leggendo proprio i programmi delle liste, è presente proprio il parlare “politichese” cioè per slogan. Usciamo dall’ EU? Ma certo, è una delle cose che ho battuto fortemente anche io, ma voi mi dovete spiegare come; siete favorevoli alla Pace, ma dovete spiegarmi come, io sono favorevole a tutto quello che le alternative possono sostenere assolutamente, perché sono state anche le mie battaglie, ma non basta uno slogan per convincermi della bonarietà di un progetto. Come non basta mettere volti noti nella speranza di accaparrarsi i voti all’ ultimo minuto, là dove manca un programma. Mi sarebbe piaciuto che alcune personalità rifiutassero la candidatura, Giorgio Bianchi per fare un esempio, perché penso che si possa essere molto più incisivi dall’esterno e l’ho spiegato anche in un video. Il Pd non è tenuto su da decenni perché ha un programma valido, non è Letta che fa la campagna elettorale del Pd anche perché diciamoci la verità, non è nessuno. La campagna elettorale gliela fanno tutte quelle forze che gli girano intorno e che non fanno parte del sistema politico. La campagna del Pd la gliela fa Damiano dei Maneskin; quando sale sul palco e dice: “FuckPutin” fa molto più politica di quanto noi possiamo fare parlandone per ore, gliela fa Elodie, la letteratura, i premi letterari, la cultura in generale perché si sono radicati. Allora mi sarebbe piaciuto tantissimo che ci fosse stata della lungimiranza anche in questi progetti, magari con queste elezioni non concludiamo niente, però possiamo cominciare a creare un tessuto sociale. Invece ho visto che ci si sono lanciati praticamente tutti, nella speranza di mettere il volto famoso che raccatta voti. Non era questo l’obiettivo secondo me, bisognava andare incontro ad una sconfitta, perché lo sarà palesemente non hai avuto proprio il tempo, ma era importante il modo in cui si andava incontro a questa sconfitta, uniti con dei programmi seri, dove non si viaggia per slogan. Quando io vedo uno come Giorgio Bianchi, contro il quale non ho assolutamente nulla di personale, il quale dovrebbe fare informazione, candidarsi, capisco che c’è un limite e che in realtà una persona del genere sarebbe dovuta rimanere fuori, proprio per creare quel sistema di radicamento con il tessuto sociale. Se noi personaggi del genere li candidiamo, mettendogli subito un bollino, mettendo uno spartiacque tra popolo e politica, noi perdiamo questi anelli di congiunzione che invece dovrebbero fare da megafono ad una forza politica che caratterizzi e che rispetti la volontà popolare. Certe personalità non avrebbero dovuto candidarsi, perché avrebbero potuto fare molto di più da fuori e molto meglio. Puzzer ne è un altro esempio essendo stato il volto delle proteste di Trieste, quindi di un sentimento popolare forte, se tu entri nel sistema politico, crei questa frattura. Quello che è mancato secondo me, è stata una progettualità a lungo termine, c’è stata la corsa per trovare la soluzione immediata che tra le altre cose non c’è. Bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare per creare il tessuto sociale e queste persone devono essere il megafono di un qualcosa non che facciano parte di quel qualcosa e credo che questo sia stato l’errore più fatale di queste forze alternative.

IM – Un appello all’unità arriva anche da Monsignor Viganò da sempre faro per il mondo del dissenso per un’alleanza anti globalista è che invita a resistere. Sei credente? 

PUBBLE – No, sono atea ma ho un’enorme stima per chi crede, enorme, perché capisco che è una questione di fede e la fede purtroppo o ce l’hai o non ce l’hai e io purtroppo non ce l’ho. Non apporto a nulla della mia vita un atteggiamento di fede, come non ho fede nella politica, come non ho fede indiscriminata vero alcune persone. Invidio un po’ chi ce l’ha, ti dico la verità, anche perché io mi sono laureata proprio in archeologia greco- romana e paleocristiana, quindi ho studiato i Testi Sacri, la religione dall’interno, l’iconografia religiosa, l’arte paleocristiana ed è un mondo affascinantissimo, quindi figurati se posso avere una concezione negativa di una cosa che ha accompagnato i miei studi da dieci anni a questa parte. Riconosco nella lettura storica, l’importanza della componente religiosa nella società che è un elemento imprescindibile di qualunque cultura, a qualunque livello storico, per creare il sistema di valori di una società, per impegnare anche i cittadini, pensiamo ad esempio al modo greco, dove l’attivismo politico significava fare anche attivismo religioso. Il cittadino greco era cittadino politico quando anche assolveva determinate ritualità, culti legati alle divinità che avevano un riflesso diretto anche sul mondo politico. Quindi capisco l’importanza della religione in una società e capisco anche il fatto che il fatto che noi abbiamo perso questo collante con la società è un enorme perdita culturale, per questo dico che ho enorme stima e quasi un po’ di invidia per chi ha fede religiose. Io purtroppo per formazione personale e forse anche perchè sono storica, non riesco a prendere le cose con l’atteggiamento della fede, non riesco ad avere questa fede cieca, ho bisogno di dati, di certezze, di muovermi in un determinato campo supportata dai dati. Però religione e società sono due cose fondamentali nella vita di un individuo quindi penso che sia un enorme peccato che ci siamo così tanto staccati dalla religione, il Vaticano ci ha messo del suo e una mano l’ha data a staccare la gente dalla religione.

IM – Allora Paola, termino la mia intervista con una domanda più leggera, tu sei il mito del nostro direttore, e mi chiede se puoi mandargli i suoi saluti in quanto è un tuo fan scatenato!

PUBBLE – Saluto tutti quelli che seguono i vostri canali, saluto ovviamente il direttore e ringrazio per la fiducia che ripone nelle mie parole e sperando di non tradire mai questa fiducia! Scherzi a parte vi ringrazio perché siete delle persone carinissime, stradisponibili e mi sono trovata come se fossi a casa ti dico la verità, lo dicevo anche al mio ragazzo quando ci sentivamo per telefono, che io con te potrei esserci proprio amica nella vita e spero di aver dato in questa intervista la dimostrazione che quello che vedete nei video è quello che sono nella vita reale, che non ci sia questa dissonanza tra l’immagine dietro lo schermo rispetto alla persona vera. 

    IM – Grazie Paola, sei stata davvero gentile e disponibile, sempre graffiante come tuo solito e speriamo di sentirci presto! Grazie Pubble

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