L'Italia Mensile

PER STEFANO…CON MARY…GIUSTIZIA!

di Giuliano Castellino

Caso Stefano Dal Corso, una nuova perizia medico legale: “Ferite compatibili con uno strangolamento”
Da subito abbiamo sostenuto la lotta di Mary, sorella di Stefano ed oggi sorella di tutti noi, per reclamare verità e giustizia.

All’inizio non eravamo molto…
Però c’era l’amore infinito ed incondizionato di Mary, la sua forza, il suo coraggio, la sua rabbia… la sua sete di giustizia e fame di verità.

Ben presto Mary avrebbe conteggiato decine, centinaia e poi migliaia di romani ed italiani.

Ne contatterà milioni.
Perché quello che sembrava un muro di gomma sta per cadere.

Oggi, quello che da subito chiedevamo, l’autopsia, diventa un elemento scatenante e decisivo per accettare i fatti, che ormai sembra chiarissimo non siano come quelli raccontati dal Carcere e dai suoi carcerieri.

La famiglia non crede al suicidio, noi non crediamo al suicidio…
In migliaia non crediamo al suicidio!

E TUTTI CHIEDIAMO CHE VENGA EFFETTUATA L’AUTOPSIA!

Forti anche della nuova perizia di parte che chiarisce ed evidenzia come i segni sul collo sono compatibili con lo strangolamento e che l’orario del decesso indicata va anticipata di circa 12 ore.

Ventotto pagine firmate dal medico legale Claudio Buccelli e dall’anatomo patologa Gelsomina Mansueto, ribadiscono quello che la famiglia e tutti noi sostieniamo da mesi: sono ancora troppe le domande aperte sul presunto suicidio di Stefano Dal Corso, avvenuto nel carcere Casa Massima di Oristano il 12 ottobre del 2022.

Il 42enne del Tufello si trovava nel carcere sull’isola per assistere a un’udienza.

Era di passaggio, detenuto in una cella adiacente al reparto di infermeria.
Non aveva dato segnali preoccupanti nei giorni e nei mesi precedenti.

Era rientrato in carcere per scontare un residuo di pena e sarebbe tornato presto in libertà.

La famiglia fin dall’inizio non ha creduto al suicidio.

Non solo Stefano scriveva come dal carcere di Rebibbia stava provando ad organizzare la sua vita una volta uscito, ma soprattutto troppe cose non tornavano in quelle foto che non mostravano mai il cadavere impiccato.
E poi quelle anomalie di un’impiccagione avvenuta su una finestra molto bassa, senza il letto fosse stato neanche spostato.

Mesi di angoscia, di tentativi di far effettuare l’autopsia, non eseguita per ragioni che tutt’ora restano difficilmente comprensibili viste le circostanze.

È Marisa Dal Corso, per tutti Mary, che per la famiglia non si arrende: la sorella di Stefano vuole essere sicura di quello che dicono le autorità, non crede a una storia piena di lacune.

Poi dopo appelli e mobilitazioni popolari il caso arriva in Senato.

Quelle foto vengono mostrate alla stampa, il caso viene ripreso da molti giornali e finisce anche a “Chi l’ha visto?”, nel quartiere di Stefano in centinaia scendono in piazza per chiedere che venga fatta chiarezza.

Non solo, le mobilitazioni si espandono in tutta la città.
Sui muri della Capitale compaia scritte, striscioni e manifesti che “urlano” VERITÀ PER STEFANO DAL CORSO!

“Durante la prossima udienza ci opporremo con decisione alla richiesta di archiviazione presentata dal pm – spiega Armida Decina, la legale della famiglia Dal Corso – Siamo riusciti a collocare la salma in una cella frigorifera e speriamo che finalmente si predisponga l’autopsia.”

Ci sentiamo di dire senza timore di essere smentiti che è una questione che non riguarda solo la famiglia che venga fugato ogni dubbio, ma la qualità della nostra democrazia visto che Stefano quando è morto era sotto la tutela dello Stato.

Ma cosa dice la nuova perizio medico legale, effettuata ancora una volta sulla base di foto e informazioni lacunose?

Prima di tutto è evidente che mancano immagini dettagliate del sopralluogo, non ci sono immagini di Stefano impiccato, ma neanche del corpo nudo, così da rendere impossibile individuare eventuali altre lesioni.

Nel punto sei della relazione viene poi sottolineato come “l’imbrattamento ematico” presente sul “mezzo lesivo”, ovvero sul brandello di lenzuolo che è stato rinvenuto per terra e che è presente anche nelle foto, “suggerisce uno strangolamento più che un impiccamento”.

L’impiccamento avviene per la rottura dell’osso del collo solitamente prima che per asfissia, ed è molto difficile che lasci tracce ematiche di quella natura.

Altra questione è l’orario della morte: secondo i periti il colore della ferita presente sul collo suggerisce che il decesso sia avvenuto circa 12 ore prima di quanto indicato, rendendo anomala la ricostruzione delle autorità carcerarie, secondo le quali poche ore prima del ritrovamento Stefano era vivo.

“La ferita poi suggerisce una morte agonica ovvero non avvenuta immediatamente come accade con l’impiccagione”, spiega Decina. 

“Un riscontro istologico dopo il prelievo cutaneo e il prelievo polmonare nel corso dell’autopsia avrebbe permesso di chiarire molte cose e portare a una corretta diagnosi. Gli accertamenti medici legali sono stati lacunosi e non lasciano certezze per stabilire se sia trattato di auto impiccamento o di sospensione di cadavere”, conclude l’avvocata.

Ora la questione si sposta in aula.

Noi saremo nelle piazze e nelle strade, con Mary e con Stefano, perché Stefano è vivo e lotta con noi.

Il suo nome non permette resa. Nel suo nome una promessa di vittoria!

Un commento su “PER STEFANO…CON MARY…GIUSTIZIA!

  1. Mi dispiace moltissimo per i genitori di Stefano dal Corso .
    Condivido lo stesso dolore 💔.
    Mio figlio è stato trovato morto in casa la coinquilo collega ha chiamato i soccorsi dopo 10 minuti iL PM ha chiuso il caso in un ora x telefono x suicidio senza aver fatto nessun tipo di indagine investigativa ne chiamato il medico legale.il giorno dopo c’era già la richiesta di archiviazione in Meno di due settimane è stato archiviato . nonostante le mie denunce x l’ommissione di soccorso e la violazione di domicilio sa parte dei genitori del collega coinquino che sono entrati in casa la mattina stessa che è morto mio figlio a liberare la stanza del figlio pulendo tutta la casa con la candeggina. Sto lottando ix fare riaprire il caso di mio perché le nuove prove depositate si parla di omicidio volontario. Vi chiedo aiuto a fare conoscere la storia di mio figlio Lorenzo Casini e se mi potreste aiutare .
    Cordialmente Elisabetta casini
    damiaelisa4@gmail.com

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