Operazione Prosperity Guard: Italia, Spagna e Australia non aderiscono all’appello degli Stati Uniti.

di Fabio C. Maguire

Gli Stati Uniti hanno lanciato un appello ai propri alleati affinché si uniscano all’operazione “Prosperity Guard” contro lo Yemen.
Inizialmente, diversi paesi tra cui anche l’Italia avevano aderito all’iniziativa della Casa Bianca, dichiarando di essere disposti ad inviare delle proprie imbarcazioni militari per sostenere l’azione contro i ribelli Houthi e le autorità yemenite , che stanno seriamente compromettendo la navigazione nel Mar Rosso con il loro attacchi alle navi occidentali.

Successivamente, sia la Spagna che l’Italia hanno riferito che non prenderanno parte all’operazione e non invieranno navi da guerra in Yemen.
In particolare, Madrid ha dichiarato al Parlamento Europeo che non parteciperà alla spedizione promossa da Washington, nonostante in prima battuta avesse aderito congiuntamente con Roma ed Atene.
Ad affiancare le portaerei americane saranno dunque due imbarcazioni inviate da Regno Unito e Grecia che, ad oggi, restano gli unici sodali degli Stati Uniti nella battaglia contro lo Yemen.

Anche l’Australia, storico alleato della Casa Bianca, ha informato che non invierà delle proprie navi da guerra nel Mar Rosso e che dunque non parteciperà attivamente all’operazione militare.
Le autorità australiane hanno motivato questa loro decisione come un tentativo di non aggravare la già precaria situazione regionale che, con un grande intervento da parte di una coalizione occidentale, potrebbe esplodere e condurre ad una brusca escalation bellica in cui sarebbe implicato anche l’Iran.
Canberra ha poi dichiarato di essere favorevole ad un cessate il fuoco lungo la Striscia di Gaza, considerando che una sosta a tempo indeterminato negli scontri tra Israele e Hamas potrebbe anche essere propedeutico per una risoluzione pacifica della crisi nel Mar Rosso.

Gli Stati Uniti stanno spingendo affinché si realizzi questa operazione che, nelle intenzioni dei politici americani, dovrebbe ripristinare la sicurezza nelle acque che portano verso il Canale di Suez, una zona strategica da cui passa circa il 14% del commercio globale.

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