L’Unione Europea ha divorato il suo stesso popolo

Claudia Placanica

C’era una volta una terra infelice, abitata da persone infelici a causa della chiusura di migliaia di industrie, a causa dell’inflazione, dell’aumento del costo dell’energia, dell’imposizione dell’uso di auto elettriche, dell’obbligo a usare farmaci dalle conseguenze dannose. Gli abitanti erano stati costretti per due anni a restare a casa o a muoversi solo con un lasciapassare; per frequentare le lezioni, i bambini e i ragazzi, restavano a casa da soli davanti a uno schermo; in quegli anni molti adulti erano rimasti disoccupati, tanto che nessuno riusciva più a comprare quello che aveva acquistato un tempo.

Nonostante l’impoverimento degli abitanti, quella terra inviava armi a un paese corrotto ed era amica di un sovrano che stava portando avanti il genocidio di un popolo del bacino del Mediterraneo stanziato dove un tempo vivevano i Filistei. Insomma: non sembrava uno di quei regni delle favole in cui tutti sono felici. In quella terra non aveva mai regnato la saggezza. Nessuna terra poteva essere più distante dalla prosperità, dalla pace, dalla stabilità e dalla democrazia.
L’austerità imposta dai leader dell’Eurozona alla Grecia nel 2011 e nel 2012 aveva generato povertà, disoccupazione e mortalità infantile. Forse i miei venticinque lettori avranno capito che quella terra era l’Unione europea. Eppure, nel 2012, le fu assegnato il premio Nobel per la pace “per aver contribuito a trasformare la maggior parte dell’Europa da un continente di guerra in un continente di pace”.

Non è un racconto fantastico: nel 2012 il comitato del premio Nobel affermò che l’Unione europea per sei decadi aveva favorito la pace, la riconciliazione, la democrazia e i diritti umani nel continente. L’allora presidente del Parlamento Europeo, il tedesco Martin Schulz, dichiarò che l’Unione europea era stata fondamentale per la stabilità, la prosperità e la democrazia. Ma, sin dal trattato di Maastricht, era chiaro come l’intento dell’Unione Europea non fosse la stabilità, la prosperità e la democrazia rivendicate da Martin Schulz quanto la consegna del potere nelle mani delle banche.

Arrivò un drammatico e simbolico giorno in cui il presidente italiano Mattarella nominò primo ministro il banchiere Mario Draghi. La terribile profezia dell’antropologa Ida Magli si stava realizzando. Quale vecchio e saggio governante che ami i suoi cittadini e il suo Paese potrebbe mai affidare l’incarico di guidare uno Stato a un banchiere, specie in una fase particolarmente difficile? Nessuno. A meno che l’idea non sia quella di distruggere quello Stato e, con esso, la civiltà europea, quella basata sulle differenze, sulle identità dei popoli, sulle diverse lingue.

L’omologazione si è potuta attuare proprio attraverso il graduale annientamento delle lingue che saranno sostituite da una lingua unica – quella parlata dai veri padroni di questa terra: gli americani – attraverso l’annientamento della cultura, dell’arte, della religione, del sacro, della differenza dei sessi, del senso di comunità. A nessun cittadino europeo è mai stato chiesto se fosse favorevole alla creazione di un unico Stato che avrebbe indebolito ciascuno di quelli che in esso avevano scelto di confluire o se fosse favorevole a una moneta unica che sopprimesse la sovranità di ciascuna moneta.

Laddove i cittadini hanno potuto esprimersi, la loro opinione è stata ignorata, perché questa è la terra dei banchieri e della finanza e non della democrazia. L’Unione europea è stata ed è tutt’ora un modello di potere autoritario e di negazione di libertà. Essa ha contribuito all’adesione degli stati europei ai progetti imperialistici degli Stati Uniti. L’Unione Europea ha divorato il suo stesso popolo. “E se non piangi, di che pianger suoli?”

(Articolo su Sfero:
https://sfero.me/article/-unione-europea-divorato-stesso-popolo)

(Fonte: https://t.me/ancoraitaliapartito)

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