L'Italia Mensile

LETTERA APERTA A CARLA CERUSO

Cara Carla Ceruso ci troviamo oggi a rispondere alle tue parole “urlate” ieri in piazza.

Ad onor di cronaca ad una platea molto limitata, in termini numerici.
Ormai siete rimasti una dozzina… forse proprio a causa del vostro linguaggio, ormai lontano dal popolo e fuori dai contesti delle lotte sociali.

Iniziamo col precisare con estrema chiarezza che nessuno di noi ha mai nominato tuo fratello Fabrizio Ceruso.

Abbiamo massimo rispetto per questo ragazzo ucciso dalla Polizia a San Basilio nelle lotte per il diritto all’abitare degli anni 70, che appartiene alla storia del quartiere, alla memoria collettiva di tutta Roma e dell’Autonomia Operaia.

Fabrizio merita di riposare in pace e di essere onorato con le lotte quotidiane e popolari e non con le strumentalizzazioni politiche.

Perché giustamente Fabrizio non era di destra, ma nemmeno di Asia, né dell’Usb.
Era figlio di una Roma proletaria e ribelle, ucciso dalla Celere – la stessa chiamata dai capi di Asia a San Basilio per allontanare chi non simpatico a questa formazione – e processata da quella magistratura più volte citata anche da lei nei suoi interventi di questi giorni.

Insomma, Fabrizio era figlio di un’altra Roma, di un’altra epoca, dove i proletari lottavano per la casa e i diritti sociali, dove gli autonomi come lui venivano timbrati “fascisti rossi”, proprio perché andavano contro gli allora vecchi schemi.
(Guarda un po’ come quelli che oggi vengono definiti, sempre dai difensore dello stato quo, “fascio-comunisti”).

Non siamo noi ad aver voluto utilizzare il suo nome ed il suo sacrificio per sterili e stucchevoli “scontri politici”.
Né ad organizzare mobilitazioni sotto la sua targa.

Riposi in pace Fabrizio, lontano da iene e sciacalli….

Noi vogliamo guardare avanti, non al passato.
Guardare alle lotte popolari, alla lotta per la casa.
Emergenza che sta mettendo, ancora una volta, San Basilio e altri quartieri romani in ginocchio.

Cara Carla lei, sempre ieri, ci ha inoltre definito sottoproletari.
Cosa voleva intendere?
Lo sa che lo stesso termine viene usato dal mainstream e dai salotti radical chic per criminalizzare la nostra gente e le nostre borgate?

Noi che abbiamo mantenuto un forte istinto di Classe ci sentiamo offesi e toccati.
Noi siamo orgogliosamente proletari!

Invece di andare a braccetto con poliziotti e magistrati, invece di offendere chi lotta per la casa ed il quartiere, invece di rilasciare deliranti interviste che gettano fango sul quartiere, fatevi un bagno di umiltà.

Siete voi che ne state facendo una questione di partiti e in nome di interessi di parte di bottega avete rifiutato ogni incontro e ogni unità, il tutto nascondendovi dietro un “antifascismo in assenza di fascismo”, perdendo terreno e anche la testa.

Dove è andata a finire la vostra amata lotta di classe?

Per noi è ancora il motore della storia!
Lo scontro tra dominati e dominanti, oppressi e oppressori, sfruttati e sfruttatori rimane quel collante che ancora oggi unisce uomini e donne, famiglie, quartieri e resistenze, che ci fa guardare al futuro senza cadere più nel gioco del sistema degli “opposti estremismi”.

Per voi siamo dei sottoproletari?
O peggio ancora, come avete dichiarato (che lingue lunghe e velenose che siete…) a Il Fatto Quotidiano servi dei clan?

Ormai siete solo dei radical chic totalmente fuori dalla realtà, che non riescono ad analizzare i problemi reali della società moderna.
La sinistra fucsia e arcobaleno, alla Fedez e alla Luxuria, tutta caviale e Mughini.

Noi siamo – e cito le tue parole – i sottoproletari di San basilio che non vogliono farsi togliere casa e che spingono fortemente per la sanatoria di tutti gli occupanti.

Noi ci mettiamo in prima linea, contro la destra e contro la sinistra.

Perché gli sfratti oggi li fa la Meloni, come li facevano sotto i governi tecnici e quelli di sinistra.

Perché o c’è Raggi o Gualtieri, o Zingaretti o Rocca, noi siamo vittime di chi sfrutta, sfratta e specula.

Destra e sinistra sono le due facce della stessa medaglia.
Vogliono tutti la guerra, hanno abrogato l’articolo 18, votato il Job Act, reso precarie le nostre vite e sono 40 anni che non costruiscono case popolari e rispondono all’emergenza casa con sgomberi, celeri e manganelli.

Destra e sinistra, fascisti e comunisti… roba da dinosauri della politica, utile a dividere il popolo e lasciarlo incatenato al secolo scorso.

Nelle nostre piazze verrà innalzato solo il Tricolore, il vessillo della Patria, dettato dall’istinto di classe e di appartenenza e striscioni fatti con 3 euro, un lenzuolo usato ed una bomoletta.

Non vogliamo vedere i nostri figli cacciati dalle loro case, casa è dignità. Non pensiamo e non ci interessano le battaglie del passato, ma quelle del presente e del futuro.

Tuo fratello è morto per i suoi ideali.
Noi siamo pronti a lottare per i nostri.

E chi scrive è nata e cresciuta dentro i centri sociali, ha occupato il Centro Popolare Fabrizio Ceruso e manifestato più volte con Asia-Usb, che oggi ha scelto San Basilio e il Tricolore.
Per un’Italia Libera e popolare.

Alessia Scannimanico

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