L'Italia Mensile

La Rivoluzione dell’Io

di Alessandro Cavallini

Uno dei miti della Modernità è il concetto di Rivoluzione. Questo termine è stato usato da praticamente tutti i movimenti politici estremi del Novecento, sia di destra che di sinistra, sia da coloro che sono giunti al potere come da coloro che sono sempre rimasti all’opposizione. Il fascismo ha addirittura creato una nuova unità di misura per contare gli anni, parlando di Era fascista a partire dal 1922, anno della presa del potere, sottolineando come la sua Rivoluzione segnasse una vera e propria rottura, ovviamente in positivo, della storia nazionale. Ma c’è un altro aspetto che caratterizza questi movimenti politici autodefinitosi rivoluzionari: la loro veloce implosione. Rimaniamo con l’esempio italiano: il 16 dicembre del 1944, al Teatro Lirico di Milano, Mussolini ha tenuto il suo ultimo discorso pubblico in mezzo ad una folla di cittadini milanesi adoranti e fervidi fascisti. Gli stessi, però, qualche mese dopo daranno vita a quel vero e proprio scempio disumano di piazzale Loreto.

In Germania, dal maggio 1945, sembra che nessuno sia mai stato nazionalsocialista. Nonostante le oceaniche adunate di Norimberga, i tedeschi hanno fatto tabula rasa del periodo 1933-1945 addossando tutte le colpe di un intero popolo ad un leader politico, prima osannato e poi indicato come pazzo e fanatico. Anche la più recente implosione dell’Unione Sovietica ha seguito lo stesso stile. All’improvviso si sono scoperti tutti anticomunisti e nessuno, a parole, aveva avuto responsabilità alcuna nella gestione del totalitarismo bolscevico. Altro che rivoluzioni, queste sembrano le storie di piccoli borghesi che, dall’oggi al domani, hanno stabilito che ciò che ieri doveva essere osannato, perché così faceva la maggioranza, da oggi doveva essere ostracizzato, perché così impone il nuovo “corso della storia”.

Quindi cosa è rimasto alla fine di quegli esperimenti rivoluzionari? Assolutamente nulla perché tutto è stato cancellato.
Quali sono le cause di questi fallimenti? A ben pensarci, la risposta è molto semplice. Tutti questi movimenti politici si sono preoccupati di costruire nuovi assetti sociali secondo le proprie dottrine politiche ma non si sono preoccupati, a parte semplici slogan, di modificare l’essenza interna dell’uomo, già negativamente cambiata dai primi assaggi della Modernità. Quasi tutti hanno parlato di Uomo Nuovo ma, nei fatti, questa rivoluzione antropologica, che sarebbe dovuta essere quella più importante, è passata in secondo piano. In Italia ad esempio sono stati riscoperti i simboli sacri dell’Antica Romanità ma poi, nella vita quotidiana, le persone hanno continuato a comportarsi come durante l’Ottocento borghese.

Eppure ci sono stati esempi di gruppi politici che, nel Novecento, hanno colto bene questo problema. Pensiamo ad esempio a quanto scritto da Corneliu Zelea Codreanu, leader indiscusso della Guardia di Ferro rumena: “La pietra angolare da cui muove la Legione è l’uomo, non il programma politico; la riforma dell’uomo, non la riforma dei programmi politici”. E infatti il Sistema, ben consapevole del reale pericolo rappresentato dai legionari, li ha maltrattati, perseguitati ed infine assassinati.


E oggi, in piena postmodernità, la situazione è sempre quella. Vi sono ambienti antagonisti che parlano ancora di Rivoluzione ed abbattimento del Sistema ma non si rendono conto che, prima di tutto, deve essere cambiato l’uomo in profondità se si vuole realmente cambiare lo stato delle cose attuali. Bisogna per prima cosa creare l’Uomo Nuovo, che è contemporaneamente antico, per poter sconfiggere la Modernità e compiere una concreta Rivoluzione. Bisogna che l’uomo si liberi di tutti i suoi interni residui borghesi e sia pronto a rischiare tutto sé stesso.

Solo mettendosi realmente alla prova potrà raggiungere quel livello superiore che gli permetterà, concretamente, di essere quell’Uomo Nuovo necessario ed indispensabile per dare vita alla Rivoluzione. Fino a quel momento, non vi sarà alcuna reale forma di azione ma solo un’inefficace e sterile agitazione.

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