La guerra delle parole. Quando i dissidenti di cartone cercano le carezze del regime… Sudditanza culturale o paura di essere davvero anti sistema?

A qualcuno non piace questo discorso ma va ribadito.

Se si vuole fare il “controinformatore”, con un minimo di credibilità, non si può continuare a dare del “nazistah” a vanvera. Ci si rende solamente ridicoli con delle ricostruzioni storiche ed ideologiche da bar.
In questi ultimi anni, ancor di più, abbiamo visto sorgere gropouncoli contrari alle restrizioni pandemiche che sbraitavano al “nazismoh”.

Signori, non esiste una sorta di nazismoh eterno, sempreverde, che via via si incarna in ogni fenomeno, dal Sionismo, all’Ucraina, all’Unione Europea, agli USA. La storia è più complessa e intricata e non si divide in nazistih contro antinazistih come vulgata ufficiale propina.

L’ uso degli epiteti demonizzanti dell’avversario tradisce una sudditanza culturale che a voi garantisce certamente un patentino di accettabilità al dibattito pubblico, ma da nostro punto di vista vi squalifica.

E non ci interessa essere di conseguenza etichettati noi come “nazistih”, è il prezzo da pagare per essere liberi da condizionamenti.

WI

(Fonte https://t.me/weltanschauungitaliaofficial)

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