Il Fronte Si Estende Anche In Lituania?

IL FRONTE SI ESTENDE ANCHE IN LITUANIA? LA NATO CONTINUA A PROVOCARE MOSCA

La decisione della Lituania di bloccare il corridoio di Suwalki e di tagliare fuori l’enclave russa di Kaliningrad dai rifornimenti di cibo e materie prime rischia di aprire un altro fronte tra Russia e Occidente globalista.

Qualcuno parla di terza guerra mondiale, noi invece diciamo che il golpe globale, iniziato 30 mesi fa con il “Covid-terrorismo”, sta avviandosi alla sua fase guerrafondaia, allargando il fronte del conflitto alle porte della Russia.

Dopo l’Ucraina la Nato sta fomentando un altro paese confinante contro Mosca.

Da quando il Governo della Lituania, nemmeno tre milioni di abitanti, ma Paese membro sia della Ue sia della Nato, ha deciso di bloccare il 50% delle merci avviate per ferrovia verso l’exclave russa di Kaliningrad, i pronostici sembrano scontati.

Come se la situazione, con la guerra in Ucraina ormai arrivata al quarto mese, le forniture di gas e petrolio a rischio e la crisi economica che aleggia come un avvoltoio sull’Europa (inflazione industriale oltre il 33% in Italia e Germania, per dire), non fosse già abbastanza critica. E che ormai non fosse chiaro a tutti che la provocazione della Nato e del deep state americano era chiara e a questo voleva arrivare…

È da prendere molto sul serio quello che potrebbe essere l’ennesimo confronto tra la Russia e l’Occidente. Intanto vediamo di che si tratta.

Il traffico ferroviario di cui si parla, in primo luogo, non è traffico Ovest-Est ma Est-Est. In altri termini, sono merci che dalla Russia diciamo così continentale e dalla Bielorussia arrivano all’exclave di Kaliningrad attraverso una novantina di chilometri di territorio lituano, binari che attraversano il cosiddetto “corridoio di Suwalki” (ne parleremo tra poco), secondo un accordo che fu preso dalla Russia con la Lituania all’epoca della fine dell’Urss e del grande riordino delle relazioni tra i Paesi usciti da quel tracollo.

E qui c’è già il primo problema: i lituani dicono che loro stanno solo applicando le sanzioni decise dalla Ue contro la Russia per l’invasione dell’Ucraina. E Josep Borrell, alto rappresentante Ue per le politiche estere e di sicurezza, ha confermato, sia pure con qualche esitazione.

Ma su quali basi l’Ue può sanzionare quello che è un trasferimento di merci da una parte della Russia a un’altra, attraverso un Paese come la Bielorussia che non è nell’Ue e non aderisce alle sanzioni contro la Russia?

Secondo problema: le merci.

I lituani, di nuovo, minimizzano, dicono che si tratta soprattutto di acciaio e materiali ferrosi. Intanto non è vero: sono colpiti molti generi di prima necessità e infatti gli abitanti di Kaliningrad, appena appresa la notizia, sono corsi a saccheggiare i supermercati, perché tutto ciò che viene consumato nell’exclave arriva da fuori.

Ma poi, a volerla dire tutta, la questione dei metalli e affini è ancor più grave. Perché Kaliningrad è una piazzaforte militare dotata di squadriglie di bombardieri nucleari, basi di missili atomici, poeti militari e potenti difese antinave.

I materiali che la Lituania vuole bloccare sono indispensabili a tutte queste attività ed è facile capire, con un feroce scontro militare ed economico in corso, quanto sia grave la provocazione contro la Russia, attaccata nel suo apparato di difesa-offesa.

Tanto più dopo che Finlandia e Svezia hanno chiesto di entrare nella Nato, cosa che farebbe del Mar Baltico (su cui appunto affaccia Kaliningrad) una specie di lago dominato dall’Alleanza Atlantica.

Il Cremlino ha promesso adeguate, e ovviamente pesanti, reazioni.

Altro che pacifismo e volontà diplomatiche: Nato e globalisti continuano a volere una guerra pesante contro Putin e la Russia, nemici e baluardi del e contro il nuovo ordine mondiale.

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