Il Compito Di Italia Libera: Essere Laboratorio Di Una Nuova Dottrina Della Resistenza

di Giuliano Castellino

Per noi, purosangue, combattenti della libertà, patrioti, o semplicemente italiani per bene che non hanno chinato la testa di fronte alla più grande e improvvisa offensiva globalista, il mondo è cambiato la notte tra il 7 e l’8 marzo del 2020, e non tornerà come prima, come se nulla fosse accaduto, il 25 settembre prossimo.

Perché diciamo questo?
Per un semplice motivo: questa campagna elettorale sta solo creando inutili e sterili fratture, ha ulteriormente polverizzato il fronte del dissenso ed anche gli attivisti più qualificati ed in buona fede sembrano impegnati in una guerra privata degna dei capponi di Renzo.

Come se, nel bene o nel male, qualcosa possa essere deciso veramente da questa sfida elettorale.

Chi scrive è in campo – e voglio parlare solamente di quello che ci interessa oggi, altrimenti potrei narrare decenni di esperienza di lotta al sistema – dalla prima ora.

Mentre il governatore della Lombardia, Fontana, proclamava il lockdown regionale, quella stessa sera ero su un palco ad un concerto di musica alternativa contro “Narrazione del Coronavirus, Stato di Polizia e Coprifuoco”.

E sì avete capito bene!
Era il 7 marzo…
Lo chiamavamo coronavirus e tutti cominciavano a stare tappati dentro casa ad urlare dai balconi… e noi già iniziavamo a disobbedire ed opporci a quella che definimmo, i primissimi in Italia, dittatura sanitaria!

Mentre gli italiani si esibivano in patetici karaoke dalle terrazze o esponevano lenzuola con l’ormai super patetico “ce la faremo!”, noi manifestavamo in San Pietro contro Nato, UE e Coprifuoco!
A Radio Globo lanciammo l’allarme contro la narrazione terroristica e criminale della pandemia, a Pasqua il primo arresto perché sfidammo il regime, “colpevoli” di voler andare a pregare a Santa Maria Maggiore, la Basilica dei romani.

E arrivarono le mobilitazioni del 25 aprile e del 1 maggio, sempre in pieno coprifuoco, ancora noi, soli contro tutti! Poi arrivò giugno e qualcosa cambiò.
Grazie anche a Trump e a Monsignor Viganò certo, ad una consapevolezza crescente.
Arrivarono le prime grandi mobilitazioni a Milano e a Roma,il 6 giugno al Circo Massimo e poi il grande mondo delle libertà iniziò a conoscersi, a prendere forma e a fare fronte.

Fu così che si arrivò al 5 settembre, Bocca della Verità, prima grande manifestazione contro il sistema del popolo del dissenso…

Da lì in poi è una storia che tutti conoscono meglio: le lotte contro lockdown e restrizioni, la mobilitazione generale e nazionale in mille piazze contro il Green Pass, il 9 ottobre, Trieste, fino ai giorni nostri…

Stranamente, ma a pensarci bene mica tanto, a finire nelle patrie galere è stato chi da subito si oppose al sistema, stranamente in carcere sono finiti gli organizzatori delle piazze romane e dei 100.000 di Piazza del Popolo.

E così dopo quegli arresti, politici e politicume hanno “assaltato” (questo sì, assalto vero, armato e concreto) la resistenza! Ma anche di questo vi abbiamo ampiamente parlato.

Sarebbe oggi molto facile – PROVE ALLA MANO – dare addosso alla scorrettezza e pochezza di capi e capetti del dissenso, smascherare Tizio e Caio… e fare questo fino al 25 settembre e oltre…

Ma invece, ancora una volta, prima di tutti, ora per fortuna non più così soli come 30 mesi fa, per amore del nostro popolo e della resistenza abbiamo scelto la via più giusta e la “porta stretta”: abbandonare questo stagno sterile ed inutile, volare alto sopra questo pollaio e rivolgerci ai 10, 12 milioni di connazionali che hanno resistito all’apartheid del Green Pass per puntare in alto.

Quel grande ed eroico mondo del dissenso, unico e plurale, che tutti i politicanti vorrebbero utilizzare ed intercettare, ma solo noi conosciamo davvero, amiamo e rispettiamo, è quello a cui ci rivolgiamo.

E proprio per questo abbiamo deciso di fare il lavoro più duro e faticoso, in primis quello di superare le beghe da cortile e andare oltre, lavorando per una Dottrina unitaria della resistenza.

Per 30 mesi abbiamo assistito a tentativi presuntuosi di molti di egemonizzare ciò che non gli era mai appartenuto: Rizzo voleva comunistizzare la resistenza, altri fascistizzarla, Salvini e Meloni hanno tentato di portarla a destra, Toscano e Cunial l’hanno venduta a sinistra, altri volevano renderla teocratica, altri post marxista, altri ancora un partito…

Questo popolo non è né questo né quello.
O meglio: è un puzzle fatto di tante tessere, se ne manca una diventa monco solo carta colorata.

È una piazza che ama Trump, è popolare e populista, pro life, benedetta da Viganò, ma contro Bergoglio e l’agenda Soros-Gates. È un fenomeno internazionale, ma anti-globalista, legge Fusaro, ma è anti-cinese. È contro la Nato e tifa Putin. Non ha nessun legame né col ‘900 né con ideologie europeiste, piange Darya Dugin, ma non è detto che sposi in toto la dottrina del padre, ed è una piazza già pronta ad opporsi alle nuove pseudo emergenze e ai traguardi bipartisan dell’agenda Wef, identità digitale e transizione ecologica.

Questa grande e plurale resistenza oggi e fino a settembre, sarà in parte impegnata nelle varie campagne elettorali dei tre rimasti in campo, molti altri saranno a gridare “il popolo non vota lotta!”… ma si tratta sempre di un solo grande popolo.

E noi, come ITALIA LIBERA e L’ITALIA MENSILE a questo popolo, a tutto questo popolo, continueremo a rivolgerci.

Senza farci avvelenare dalle infamità di Toscano, tra i suoi ci sarà qualche bravo fratello di lotta che capirà presto la strategia di regime di Rizzo e compagni, senza farci prendere per i fondelli dalla Cunial che abbraccia gli alberi e pure Benetton, perché tra le sue file ci sono combattenti come Fortin, Gatti e Montanari, e senza più farci incantare da profittatori e bugiardi come Polacco o da matti come Martucci.

Stesso discorso vale per Paragone: oggettivamente è l’unico che ha aperto alle piazze e che sul 9 ha poi avuto una posizione sana e non legata al mainstream, ma sia chiaro che su Nato, transizione ecologica e rapporti con destre varie, sia quelle di regime, Meloni, sia quelle mai viste in piazza in questi 30 mesi che si è messo dentro casa, non ci siamo proprio.

E siamo pronti a riunire il fronte anche con tutti quelli che sono “rimasti fuori”, ma non ci faremo certo trascinare nei deliri di personaggi che hanno cambiato nome o cognome, che rappresentano se stessi o che oggi chiamano all’astensione solo perché sono stati scartati da tutti o perché non ce l’hanno fatta a presentare la lista.

Insomma… ci siamo già abbondantemente stancati di tanto rumore per nulla: continuiamo a lavorare per dare un’anima, un cuore e un corpo alla più imponente e numerosa resistenza che il nostro popolo abbia mai conosciuto, perché questa coraggiosa resistenza non merita certo di stare in balia né di più o meno furbi politicanti né di polemici chiacchieroni o sedicenti napoleoni.

Lavoriamo all’armatura dottrinale, è quella che permette di non seguire le sirene e di restare ben legati all’albero maestro.

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