I piani segreti degli Stati Uniti per la questione palestinese.

di Fabio C. Maguire

Al Congresso degli Stati Uniti è stata avanzata una proposta per ridistribuire la popolazione palestinese in quattro diversi paesi.
Il progetto sarebbe in linea con i piani dell’ élite politica israeliana che, come soluzione alla questione, aveva individuato l’espulsione totale dei palestinesi dalla Striscia di Gaza e il loro reinsediamento lungo la regione del Sinai in Egitto.

Il disegno avanzato al Congresso è stato accolto con entusiasmo dai dipendenti più anziani che hanno spinto per una sua rapida approvazione.
Uno dei ferventi sostenitori del piano è Joey Wilson, un veterano della Camera ed esponente del Partito Repubblicano, che ha elogiato pubblicamente la soluzione finale per il popolo palestinese.

Nel documento si legge che le circa due milioni di persone attualmente residenti a Gaza dovranno essere distribuite e ricollocate in quattro paesi islamici confinanti, secondo le presenti disposizioni: circa un milione in Egitto; 500.000 in Turchia; 250.000 in Yemen e 250.000 in Iraq.
Per persuadere i suddetti paesi ad accogliere questa soluzione, il governo degli Stati Uniti si dovrà impegnare direttamente a sostenerli economicamente attraverso lo stanziamento di ingenti fondi che serviranno anche per ricostruire la Striscia di Gaza una volta raggiunto l’obbiettivo di pulizia etnica al suo interno.
Al Congresso è stato dunque anche presentato un piano economico che prevede l’erogazione di 1.3 miliardi di dollari all’Egitto; 1 miliardo di dollari ad Iraq e Yemen, ed infine 150 milioni alla Turchia.

Il progetto, che verrà a breve approvato, è l’ennesima dimostrazione dell’ipocrisia americana e dei suoi doppi standard di giudizio.
Infatti, Washington vanta a livello internazionale di aver contribuito all’accordo raggiunto tra Hamas e Israele, e di aver collaborato con il Qatar per la sua attuazione.
Parallelamente però si stava studiando la così detta soluzione finale alla questione palestinese che prevede l’esodo coatto dei cittadini di Gaza in altri paesi, un piano che indubbiamente contravviene a tutte le disposizioni internazionali e al diritto umanitario.

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