E Se Lo Stato Di Guerra Facesse Saltare Le Elezioni Del 25 Settembre?

di Riccardo Bianchi

Uno spettro si affaccia con sempre più insistenza all’orizzonte. Si chiama “stato di guerra”. Di fatto, cari lettori de L’Italia Mensile, siamo attualmente in guerra contro la Russia, qualora qualcuno non se ne fosse ancora accorto. Da marzo si registrano numerosi movimenti di armi, sia sulle coste, sia in tutte le basi militari della NATO in Italia. Ma veniamo alla relazione tra questa situazione e l’inaspettato appuntamento elettorale.

Le elezioni del 25 settembre sono una novità assoluta in un contesto stagionale e procedurale che non appartiene alla democrazia che abbiamo conosciuto finora. Perché potrebbe esserci una situazione emergenziale che potrebbe portare all’annullamento del  voto motivata dalla dichiarazione dello Stato di Guerra? Potrebbe accadere, perché non sono pochi che accennano alla guerra globale…

Esistono sostanzialmente cinque aree in cui ci sono focolai di guerra, pronti a drammatiche accelerazioni: tensioni in Iran, in Corea del Nord, a Taiwan, in Ucraina e al confine indo-cinese. In ognuno di questi, gli USA sono direttamente o apparentemente indirettamente coinvolti. Parliamo quindi della NATO, quindi, anche dell’Italia… NOI!

Lo scorso 2 agosto, il capo dell’ONU ha avvertito che il mondo sarebbe distante dal rischio di un conflitto globale e atomico per il solo tempo in cui potrebbe verificarsi un “malinteso” o un “errore”… Significa che le armi sono già pronte. Inoltre, lo stiamo vedendo, sono già in atto schieramenti militari a livello internazionale.

Una guerra mondiale potrebbe essere alle porte, basterebbe un banale ordine mal compreso o un errore procedurale qualsiasi, magari cliccando su un tasto rosso invece che blu, per lanciare un missile. Durante la conferenza sul trattato di non proliferazione delle armi nucleari (NPT), infatti, a New York, Antonio Guterres ha dichiarato che sono “stati finora straordinariamente fortunati“. Eppure la fortuna non è una strategia!

Come proteggersi, quindi, dalle tensioni geopolitiche che si accumulano in un possibile conflitto nucleare? Sappiate che in un comunicato stampa, il 24 agosto, il governo di Londra ha annunciato che Johnson si è recato a Kiev per supportare l’Ucraina e garantire la prossima vittoria, in occasione del Giorno dell’Indipendenza dall’Unione Sovietica che si celebrava proprio in quella giornata.

Il  Primo Ministro ha delineato il prossimo importante pacchetto di sostegno militare del Regno Unito che comprende la sorveglianza senza pilota e le munizioni vaganti anticarro, richieste dalle forze armate ucraine. Questa dichiarazione fa il paio con il nuovo potente contributo finanziario inviato dall’amministrazione Biden, per mandare gli ucraini a combattere…

La Russia evidentemente non starà a guardare, soprattutto dopo l’attentato in cui ha perso la vita Daria Dugina, come abbiamo documentato. Nel frattempo, il consigliere per la sicurezza nazionale del Regno Unito, Stephen Lovegrove, ha reagito alla dichiarazione  del leader nordcoreano Kim Jong Un, che si era dichiarato pronto a mobilitare il suo arsenale nucleare.

Lovegrove aveva avvertito che una “interruzione delle comunicazioni” stava aumentando il rischio di una guerra nucleare tra  Occidente e Cina…o Russia. E noi? Con Draghi, che ha fatto illuminare Palazzo Chigi con i colori della bandiera ucraina, totalmente schiacciati sulle posizioni atlantiste, ci siamo accodati al bellicoso fronte anglossassone.

Draghi ha inviato un video messaggio dicendo proprio “Caro Presidente Zelensky, cari cittadini ucraini, vi faccio i miei più sentiti auguri per la vostra festa nazionale”, nominando il presunto “attaccamento ai valori europei”. Ma di cosa ha parlato esattamente a nome di tutti gli italiani? Per la maggior parte, noi tutti dissentiamo sulla guerra. Siamo contrari! Non solo noi che abbiamo esperienza politica, ma anche l’uomo della strada!

Invece questi leader europei, il nostro in primis, va a confermare l’ulteriore sostegno, politico, economico, militare all’Ucraina, anche a governo dimissionario. Siamo quindi ad un passo da una guerra globale? Non possiamo dirlo, ma le avvisaglie sono tutto fuorché benevole. Se scoppiasse la guerra in casa nostra, sarebbe dichiarato lo “Stato di Guerra” e allora, per forza di cose, sarebbe annullato il voto programmato.

La Costituzione prevede la proroga del Parlamento fino alla fine dello Stato di Guerra. Con la legge marziale verrebbero istituiti Tribunali Militari e  una serie di sentenze non potrebbero più essere appellate in Cassazione. I diritti di spostamento potrebbero essere limitati da decreti del governo. L’esperienza degli ultimi 30 mesi ci porta a constatare come ormai tutte le scelte dei dominanti siano portate avanti a suon di emergenze.

Non stupirebbe, quindi, che uno stato di guerra fosse utilizzato in senso maggiormente coercitivo. Non scordiamoci che potrebbe anche essere reintrodotta la pena di morte, anche se molti costituzionalisti spiegano che questo provvedimento estremo sarebbe stato abolito da leggi successive a quanto previsto in Costituzione.

A livello formale, tutti i poteri sarebbero assunti dal governo e in particolare dal presidente del Consiglio (Draghi), dal ministro della Difesa (Guerini) e da quello degli Esteri (Di Maio). Questi poteri sarebbero trasferiti dal Parlamento che dovrebbe approvare lo Stato di Guerra (previsto dall’articolo 78) e potrebbe farlo anche in seduta segreta.

Catastrofisti? Non so, ma di sicuro a livello geopolitico l’assetto globale non promette bene, specialmente per nazioni come la nostra, totalmente appiattite al volere della NATO e dei suoi componenti maggiormente guerrafondai. Ecco perché dobbiamo fortemente sostenere la neutralità, la pace e l’abbandono delle campagne militari all’Estero!

Un commento su “E Se Lo Stato Di Guerra Facesse Saltare Le Elezioni Del 25 Settembre?

  1. Diceva il Dott.G.A.Valli:”essi” pur di raggiungere il loro scopo saranno capaci non di distruggere l’intera umanita’,ma l’intera vita su questo pianeta.”

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