Distrutta la centrale idrica di Nova Lakhovka. Per Mosca si tratta di terrorismo ucraino.

di Fabio C. Maguire

La diga della centrale idroelettrica di Kakhovka, nell’Oblast di Kherson, è stata distrutta da un bombardamento notturno, provocando l’allagamento delle zone costiere limitrofe.
La sponda sinistra del Dnepr, sotto il controllo di Mosca, soffrirà maggiormente le conseguenze dell’imminente alluvione.
Subito dopo il sabotaggio, il livello dell’acqua è salito di 2.5 metri a valle e circa trecento abitazioni potrebbero essere colpite dalla distruzione dell’impianto idrico.
Kiev, sostenuta dall’Occidente, accusa Mosca di aver sabotato la centrale e di aver provocato la distruzione di gran parte degli insediamenti circostanti.
Il presidente Zelensky ha poi dichiarato il Cremlino colpevole di “ecocidio” e crimini di guerra, sostenendo che le motivazioni di un gesto così estremo e apparentemente controproducente vanno rintracciate nei timori di Mosca per le conseguenze della controffensiva ucraina.
Kiev sostiene che il passaggio al di sopra della diga era uno dei pochi attraverso i quali i soldati ucraini avrebbero potuto attraversare il fiume Dnepr per lanciare un’offensiva e conquistare aree attualmente sotto il contro delle forze armate russe.

La teoria di Kiev, sposata dai media occidentali, vuole far ricadere la responsabilità dell’atto terroristico sui russi, non considerando il fatto che la diga danneggiata si trovi in territorio russo.
Proprio come per il Nord Stream, o l’attentato al Cremlino, o per i bombardamenti alla centrale nucleare di Zaporizhia, la Russia, secondo la versione di Zelensky, si sarebbe auto-danneggiata senza alcun apparente motivo.
“Secondo i media mainstream occidentali i russi continuerebbero a sabotarsi da soli. Dopo aver fatto saltare il gasdotto Nord Stream, il ponte di Crimea, dopo aver preso di mira la centrale nucleare di Zaporizhia che controllano dall’inizio dell’operazione militare, avrebbero anche lanciato razzi sulla diga di Kakhovka inondando le proprie linee di difesa sul versante orientale del fiume Dnipro, versante che ricordiamo e’ più basso rispetto a quello occidentale sotto il controllo ucraino e quindi più colpito dall’inondazione.”

Diversa è l’interpretazione di Mosca che ha negato sin dal principio le accuse di Kiev, sostenendo che si tratti “senza ambiguità di un sabotaggio deliberato da parte dell’Ucraina.”
Stando a quanto afferma la Federazione sarebbero stati i soldati ucraini a colpire intenzionalmente la struttura.
L’allarme era già stato lanciato dal Cremlino lo scorso ottobre, come ricorda un post Telegram della portavoce del Ministero degli Esteri Maria Zakharova: “Fin dal 21 ottobre dell’anno scorso la Russia aveva avvertito il segretario generale dell’Onu dei piani del regime di Kiev di distruggere la centrale idroelettrica di Kakhovka.

Domanda per il segretario generale: cosa è stato fatto?”, scrive la diplomatica pubblicando la lettera a quel tempo inviata dal rappresentante permanente di Mosca alle Nazioni Unite, Vasily Nebenzya.
“Le forze ucraine – scriveva Nebenzya – valutano la possibilità di far passare mine d’acqua lungo il corso del Dnepr oppure di compiere un attacco missilistico. Un tale attacco da parte dell’Ucraina porterà a un’inondazione catastrofica dei territori limitrofi e a danni irreparabili per la città di Kherson. Il prezzo possono essere le vite di migliaia di incolpevoli cittadini. Esorto con forza a fare tutto il possibile per evitare questo tremendo crimine”.

Inoltre, la diga rappresenta una fondamentale fonte di approvvigionamenti idrico per gli abitanti della Crimea e la sua distruzione potrebbe pesare sul transito regolare dell’acqua verso la penisola.
L’acqua del bacino rifornisce anche la centrale nucleare di Zaporizhia, la più grande d’Europa.
Le conseguenze potrebbero essere potenzialmente disastrose perché l’acqua raccolta serve infatti al raffreddamento del serbatoio.
L’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha dichiarato su Twitter che “non vi è alcun rischio immediato per la sicurezza nucleare dell’impianto”.

Sulla stessa linea la società statale russa per l’energia nucleare Rosatom secondo cui non vi è alcuna minaccia per la centrale nucleare controllata da Mosca.
In conclusione, la distruzione della centrale idrica rappresenta l’inizio della controffensiva ucraina che proprio nelle ultime giornate ha lanciato un attacco su vasta scala nella regione del Donbass, colpendo in cinque differenti località senza però, secondo le informazioni del Ministero della Difesa, ottenere successi territoriali significativi e perdendo anzi diversi carri armati e mezzi corazzati, distrutti dall’artiglieria russa.
Il regime di Kiev da spudoratamente prova della sua natura terroristica e criminale distruggendo infrastrutture civili e attentando alla vita di migliaia di persone.

Secondo il sindaco di Novaya Kakhovka, Vladimir Leontyev, non è stato necessario evacuare la popolazione ma le autorità locali restano a disposizione in caso di eventuali nuove inondazioni.
Secondo il cancelliere Scholz si apre una “nuova dimensione del conflitto” che potrà determinare la futura sorte della crisi.

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