L'Italia Mensile

Cosa faceva il UAV americano in Crimea?

di Fabio C. Maguire

La mattina del 14 marzo 2023 alle ore 9:30 un UAV americano ha violato i confini dello spazio aereo russo, precipitando poco dopo nelle acque del Mar Nero.

L’ambasciatore russo a Washington è stato successivamente convocato dai funzionari del Dipartimento di Stato per fornire spiegazioni sul fatto.


In contemporanea il Segretario di Stato ha indicato l’aviazione russa come diretta responsabile di questo attacco immotivato e ingiustificato.


Il diplomatico russo Antonov ha prontamente assicurato la non complicità dei caccia russi del crollo del veicolo aereo statunitense, ricordando come non sia la prima occasione in cui vengono intercettati dalle forze militari russe droni statunitensi.


Infatti l’ambasciata russa ha denunciato il lavoro d’intelligence svolto dal Pentagono che utilizza e sfrutta questi mezzi privi di pilota per raccogliere informazioni e dati preziosi sul territorio russo per fornirli poi a Kiev.

Effettivamente si parla da mesi di un possibile attacco ucraino in Crimea, dove già si sono registrati atti di terrorismo, come anche più volte affermato dal presidente Zelensky, quest’ultimo convinto nel suo delirio di poter conquistare la penisola per mezzo di un azione militare.

Nonostante queste parole vengano ripetutamente smentite dalla leadership stellata, Antonov ha evidenziato come non ci potrebbero essere altri motivi o spiegazioni per i quali droni americani volino a migliaia e migliaia di chilometri dagli Stati Uniti.


Il Cremlino è preoccupato e sempre più allarmato dalla crescente e progressiva partecipazione statunitense al conflitto e l’assidua presenza ostile dei UAV nei cieli russi ne è una dimostrazione.


Nelle ultime ore la CBS ha simulato l’incidente avvenuto al largo delle coste della Crimea fondato sulla ricostruzione esclusiva del comando militare della NATO.

Il caccia russo avrebbe scaricato carburante sul drone MQ-9 provocandone lo sbandamento e lo schianto in mare.
La versione fornita dalle intelligence occidentali però non è esaustiva e poco raccomandabile perché risulta esservi una notevole disparità di velocità tra i due mezzi e tale manovra per essere eseguita avrebbe richiesto un rallentamento massimo del veicolo, una cosa più che improbabile.


Le conseguenze dell’evento si noteranno nei giorni successivi, bisognerà ora attendere la reazione dei governi nazionali.

Gli States però restano i primi provocatori, violando qualsiasi confine e infrangendo qualsiasi normativa.

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