L'Italia Mensile

Che Fare?

di Emanuele Fanesi

Dalla caduta dell’Unione Sovietica a gennaio dello scorso anno, il mondo ha conosciuto la violenza dell’imperialismo a stelle e strisce: guerre, lanciate come missioni di “pace”, hanno investito quasi tutti quei paesi che non si erano piegati ai disegni del capitalismo occidentale, e, dove non sono state aperte delle guerre in maniera aperta, sono state create
ad arte le cosiddette “rivoluzioni arabe” o le rivoluzioni “arancioni”, oppure semplicemente colpi di stato o guerre per procura.

A febbraio dell’anno scorso la situazione globale è mutata radicalmente con la discesa sul campo di battaglia della Russia, al fianco della Resistenza del Donbass e di tutti quelle popolazioni russofone taglieggiate da anni dal governo neo nazista ucraino. La Russia aveva già mostrato i muscoli in occasione della difesa del governo siriano di Assad, mandando mezzi e uomini a fronteggiare i tagliagole dell’Isis (marionette dell’imperialismo occidentale), riuscendo a salvare l’integrità territoriale e il governo siriano. Il mondo sta ora vivendo una fase, che possiamo definire transitoria, dove si sta passando da un ordine unipolare ad uno multipolare.


Una fase storica simile ci è già nota, quella della cosiddetta “guerra fredda”, ma in quegli anni, pur avendo avuto punti di scontro molto alti (una su tutte la crisi dei missili cubani), si sapeva comunque che lo status quo esistente, almeno in Europa, non sarebbe mutato. Oggi nessuno è più sicuro di nulla! L’imperialismo capitalista a guida statunitense è arrivato alla fine del suo ciclo e sta vivendo la fase del “canto del cigno”, la Russia viene spinta ad entrare in gioco, grazie al colpo di stato del 2014 e ai falliti accordi di Minsk, riguardanti le popolazioni del Donbass. In questi anni la Nato ha investito miliardi nel rifornire di armi, materiali, mezzi e addestramento l’esercito ucraino, tutto quasi spazzato via nell’ultimo anno.

L’Europa, serva sciocca degli U.S.A., si è chinata prontamente ai voleri di Washington e contribuisce fattivamente ad armare le milizie ucraine, togliendo ogni possibilità di dialogo con la Russia, parte essenziale di una reale Europa “geopolitica”, e allo stesso tempo si assume il rischio di diventare per la terza volta il campo di battaglia decisivo di una Guerra Mondiale. Ma le mire del morente imperialismo volgono lo sguardo anche verso la Cina, influenzando sempre di più lo stato fantoccio di Taiwan, e la crescente potenza della Repubblica Iraniana, fomentando rivolte con la bandiera delle “rivolte arabe”. Ma non finisce qui!

Infatti, stiamo assistendo ad una espulsione di fatto degli interessi statunitensi da parte della maggior parte dei paesi dell’America del Sud, che, dove possono, rispondono con veri e propri colpi di stato, come quello avvenuto in Perù con la
conseguente uccisione di decine di civili. Questo è il quadro generale geopolitico in cui viviamo, per analizzare ogni singolo scenario, occorrerebbe scrivere diversi libri, e pertanto non voglio annoiare il lettore. Da qui la domanda di sempre: Che fare?


In Italia il mondo del dissenso e della resistenza, maturato nel biennio 2020- 2022, è oggi frantumato e diviso, nonostante ci siano migliaia di persone non allineate al mainstream, non si riesce ad unirli sui nodi centrali che affliggono la società, oggi non più il green pass o la farsa pandemica, ma la guerra in atto, il carovita, la disoccupazione, la crisi economica e via dicendo.

Solo con la creazione di un’Organizzazione/Partito che riesca ad avere al centro del proprio programma politico (e non elettorale, badi bene il lettore a cogliere la differenza) questi problemi nazionali ed internazionali, potrà esserci una svolta. Ciò presuppone la creazione di quadri e dirigenti politici, nonché di un reale radicamento territoriale, fatto di militanti e intellettuali, e perché no, l’azione sinergica con altre forze affini, che miri ad indebolire, partendo dal basso la classe dominante.


L’Organizzazione/Partito di fatto è stata creata, anche se in molti non lo sanno: Italia Libera-Movimento popolare di Resistenza! Come ogni nuova esperienza politica è in fase di rodaggio, ma abbiamo già dimostrato di essere dalla parte della classe dei dominati, dalla parte dei popoli vittime dell’imperialismo capitalista, dalla parte degli ultimi. Possiamo essere realmente il motore di una Resistenza organizzata su scala nazionale, non chiediamo di essere aiutati, siamo noi che vogliamo aiutare, siamo noi che vogliamo lottare affinché l’Italia sia libera dagli occupanti statunitensi e dagli usurai dell’UE. Non miriamo né a poltrone né al potere, crediamo convintamente che le nostre idee e i nostri punti indichino la via maestra, chiediamo solamente che altri facciano un passo indietro, in fatto di protagonismo, e ci si ritrovi intorno a un tavolo per creare un vero Fronte di Liberazione Patriottico e Socialista.

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