Abolizione Del Prossimo

di Diego Fusaro

Il nuovo disumano paradigma neoliberaleIl prossimo come nemico da combattere, ecco l’antropologia Abolizione del prossimo.

In ciò si condensa l’essenza del nuovo ordine turbocapitalistico sul piano sociale e antropologico.

È, parafrasando Kant, la fase suprema dell’insocievole socievolezza, ove tutti sono chiamati a competere con tutti, mettendo al bando ogni solidarietà e ogni “social catena”.

Un sistema di egoismi abietti spacciato proditoriamente per “società”.

È la nuova fisionomia tetra del mondo sussunto sotto il capitale, fondato sull’atomistica delle solitudini telematiche: connesse astrattamente con tutto e con tutti, ma concretamente isolate dinanzi al proprio schermo digitale.

E hanno pure il coraggio di appellare progresso la barbarie che avanza e che, a rigore, rappresenta un progresso soltanto per il fanatismo economico e per i suoi agenti apolidi privi di coscienza infelice.

Anche per questo, dobbiamo ripartire dalla civiltà ellenica e dal suo insegnamento per cui l’uomo è un animale comunitario: un animale cioè fatto per stare nella polis, tra i suoi simili.

Quei simili che, per inciso, la ragione neoliberale vorrebbe che considerassimo soltanto come competitors, come nemici e come virus da cui prendere le distanze.

Sì, perché la civiltà neocapitalistica abbassa l’esistenza dell’uomo a semplice sopravvivenza, a bellum omnium contra omnes.

Dobbiamo tornare a vedere nell’altro un nostro simile, con il quale agire e pensare, magari anche provando a elaborare piste di liberazione dalla miseria neoliberale.

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