L'Italia Mensile

Socialismo/Comunitarismo

di Maurizio Neri

I concetti di socialismo, di lotta anticapitalistica, comunitarismo e di lotta di classe possono vivere solo nell’intero complesso dei rapporti sociali.

Per cui colleghiamo al termine “socialismo” il termine “comunità”, in quanto luogo teorico e possibilmente politico della resistenza ai rapporti sociali capitalistici e alla loro natura intrinsecamente e necessariamente anti-comunitarie (l’alienazione economicista, il cui superamento è sempre stato un punto imprescindibile per ogni socialista degno di questo nome, indipendentemente da altre considerazioni e riferimenti teorici).

Ci rendiamo tuttavia conto che quando decliniamo nella realtà storica e politica il concetto di “comunità”, andiamo incontro a molteplici difficoltà:

a) “comunità” è un concetto virtualmente interclassista: quale è il rapporto tra il concetto di “comunità” e quello di “classe” in relazione alla resistenza anticapitalistica?

b) in quanto concetto virtualmente interclassista esso è deformabile (il comunitarismo del sangue e del suolo proposto dalla destra fascista o, con alcune varianti, dalla Lega sono esempi di tale deformazione);

c) è un concetto che deve fare i conti con le comunità fittizie inventate dal capitalismo per gestire il potere secondo il principio “divide et impera”;

d) è un concetto che si interseca con altri che possono essere in contraddizione tra loro, come ad esempio quelli di “stato-nazionale” e di “minoranza etnica o culturale”;

e) in definitiva, è un concetto poco “strutturale” in relazione ai meccanismi economici del capitalismo;

f) tuttavia è forse quello che più approssima quello marxiano di “lavoratore collettivo cooperativo, dall’ultimo manovale all’ingegnere” e la sua valenza sociale: in quanto tale è un concetto sufficientemente (anche se non completamente) “strutturale” in relazione ai rapporti sociali.

Detto in altre parole: è un concetto necessario ma non sufficiente per la lotta anticapitalista. Inoltre il concetto di “comunità” ricorre implicitamente o esplicitamente in molti termini usati nella resistenza alla riduzione di ogni cosa al servizio del profitto, come “salute” o “bene comune”, ed è spesso alla base delle lotte di resistenza come quelle ad esempio dei “tribali” in India o degli Indios in Sudamerica. In altri termini, gli uomini per resistere alle sopraffazioni si riuniscono in comunità e reclamano ricchezze e risorse comuni (come la salute o l’acqua), trascendendo i confini di classe e dando luogo ad alleanze.

Fino a che punto questo “interclassismo” è accettabile?

Fino a che punto è governabile in funzione della resistenza anticapitalistica?

Fino a che punto è utile? quando diventa negativo?

Per questi, e molti altri motivi, si propone il binomio “socialismo e comunitarismo” non come un assioma ma come riflessione e ricerca aperto a chiunque non voglia gettare la spugna di fronte alla sconfitta del socialismo novecentesco e all’attuale vittoria del capitalismo.

E siamo pronti alla discussione con chiunque voglia confrontarsi senza pregiudizi, senza settarismi e senza dogmi.

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