• Giuliano Castellino

VICARIO DI CRISTO O SOLO VESCOVO DI ROMA?


BERGOGLIO: VICARIO DI CRISTO O SOLO VESCOVO DI ROMA? CHE CAOS...

Altro atto di allontanamento dell'ex arcivescovo di Buenos Aires dai canoni propri della dottrina cattolica, del depositum fidei, in perfetta continuità con quell'89 della Chiesa che fu il nefasto Concilio Vaticano II.


di Giuliano Castellino


Papa Francesco è un pontefice che secondo il mainstream globalista guarda più alla sostanza che alla forma, ma per la dottrina cattolica l'adesione allo schema formale è sinonimo di fedeltà alla dottrina stessa.


L'ultima scelta molto discutibile di Bergoglio, in ordine di tempo, riguarda la mancata presenza dell'appellativo "vicario di Cristo" nell'edizione 2020 dell'annuario pontificio.


Il Papa argentino, come ogni successore di Pietro, è il "vicario di Cristo", ma in quel documento sembra che alcuni titoli, compreso quello appena citato, vengano considerati alla stregua di connotazioni storicistiche di tempi passati.


Già la prima apparizione di Jorge Mario Bergoglio ci lasciò perplessi: quell'insistenza sul "vescovo di Roma" fu un messaggio chiaro sin dal principio.


La preferenza espressa dal sudamericano viene interpretata in due modi: la natura "popolare" del pontificato di Francesco, e dunque una preminenza assegnata al ruolo di umile pastore del gregge, o, secondo le considerazioni del cosiddetto "fronte tradizionale", un allontanamento dell'ex arcivescovo di Buenos Aires dai canoni propri della dottrina cattolica, del depositum fidei, in perfetta continuità con quell'89 della Chiesa che fu il nefasto Concilio Vaticano II.


Noi condividiamo le parole di Silvana De Mari, che su La Verità ha scritto: "Se non è e non vuole essere il Vicario di Cristo, allora sarebbe corretto si trovasse un nuovo lavoro. E invece no. Bergoglio continua a farsi considerare papa. Il fatto che non sia più Vicario di Cristo permette alla parola Cristo di non comparire, cioè permette che Cristo sia lasciato fuori dalla scena, sia lasciato fuori dalla storia, una storia che Bergoglio preferisce scrivere da solo".


Per questo i sostenitori della "teologia del popolo", che disdegna le formalità elitiste, ora non convince più nemmeno noi, ammiratori dei sacerdoti alla Don Camillo, molto popolari e sociali, ma fermi nella dottrina.


Inoltre, il titolo di "Vicario di Cristo" non può essere considerato una pura formalità.

Soprattutto in questo periodo dove Cristo sta sparendo dalla vita quotidiana, dove abbiamo passato la prima Pasqua della storia senza Eucarestia e la presenza di Dio fatto uomo.


In un momento come questo, dove è palese lo scontro tra bene e male, la voce della Chiesa cattolica non dovrebbe diventare corale, e le "Chiese nazionali" non dovrebbero prendere il sopravvento.

Si pensi, per esempio, al caso della Germania, dove l'episcopato nazionale, nonostante le preoccupazioni provenienti da Roma, sta discutendo di modifiche dottrinali che, per prassi e tradizione, spetterebbero semmai alla Chiesa universale ed al suo massimo rappresentante.


Il ritorno delle "Chiese nazionali" accompagnerebbe naturalmente la visione di chi, più che "vicario di Cristo", penserebbe soprattutto di essere il "vescovo di Roma".

Un atteggiamento - quello di papa Francesco - che starebbe contribuendo al riemergere di differenze dottrinali tra un episcopato e l'altro: la Chiesa polacca, giusto per fare un esempio, sarebbe molto diversa dalla Chiesa tedesca o dalla Chiesa argentina.


In definitiva, "Vescovo di Roma" e "vicario di Cristo" non sarebbero in contraddizione tra loro: il Papa è l'uno e l'altro. Ma Bergoglio sta ponendo l'accento soltanto su una delle due titolazioni. Un'opzione certificata e confermata dall'ultimo annuario pontificio e che sta lasciando la Chiesa in balia delle scelte scellerate di prelati globalisti e più attenti a compiacere il nuovo ordine mondiale che difendere la Fede.


In un mondo dove tutto sbanda e crolla, sembra sbandare e crollare anche la Chiesa.

Con la certezza che "il fumo di satana" non prevarrà.







127 visualizzazioni

La tua privacy è importante per noi, le tue informazioni sono sicure al 100% e non verranno mai condivise con nessuno

2020 © Cooperativa Editoriale Italia Futura, Via Paisiello 40 00191, Roma P. IVA 0000015628011007