• Giuliano Castellino

TSO, L'ULTIMA FRONTIERA DELLA REPRESSIONE!


TSO, L'ULTIMA FRONTIERA DELLA REPRESSIONE!


Trattamento sanitario obbligatorio per i dissidenti

E denunce per chi dice in pubblico “governo di merda”


di Ruggiero Capone


Sarebbero circa una decina i casi di Tso (trattamento sanitario obbligatorio) disposti dai sindaci nei riguardi di cittadini che esprimevano pubblico dissenso verso il governo Conte e le restrizioni conseguenti al lockdown.


Così se a Ravanusa (provincia di Agrigento) è toccato ad un cittadino in protesta con megafono, invece a Leno (Brescia) il sacerdote che s’esprimeva nelle omelie contro il Pd è stato sedato e ricoverato in neurologia.


Stessa sorte è toccata ad alcuni commercianti ed artigiani adirati, mentre a più d’un centinaio di cittadini in protesta è stato paventato il Tso come risposta “istituzionale” alle contestazioni.


I dissidi tra Don Gianluca Loda ed il Sindaco Pd di Castelletto di Leno andavano avanti da tempo, e vengono fatti risalire a molto prima della pandemia.


“Grazie al buonismo, talvolta anche religioso, si è permessa una vera e propria invasione” diceva durante una funzione religiosa Don Gianluca, ed il Sindaco lestamente avvertiva il vescovato.


Mentre il Comune cercava di dare priorità alle esigenze dei musulmani, il parroco contrattaccava: “da italiano e da cittadino europeo non posso accettare questa invasione islamica… andiamo quasi a prenderli a casa loro, tutta l’Africa in Italia non ci sta”.


Il Sindaco registrava ogni parola del presule, e s’era persino premunito di periti pronti ad asserire che quel dissenso fosse un segno di malattia mentale.


“Aiutare i cristiani non fa parte del loro piano, sono conniventi con l’immigrazione clandestina” ripeteva Don Gianluca alludendo all’amministrazione comunale.


Poi il parroco è passato ad attaccare Conte: “è venuto a Brescia come un ladro in mascherina, dopo due anni di governo e due mesi di pandemia - sentenziava il prete -.


Il suo amico Angelo Borrelli, capo della protezione civile, non l’ha mai visto nessuno nel bresciano, eccetto in tivù seduto ad un tavolo a dare tutte le sere i numeri, talvolta imbrogliandosi anche su quelli…”.


A Pasqua la ciliegina sulla torta: “Capite in quali mani ci troviamo? In quali mani siamo caduti? - diceva Don Gianluca -


Intanto a Brescia nessuno parla delle nostre chiese, tutte le autorità ecclesiastiche sono prone al potere.


In Italia qualcuno ha alzato forse la voce? Avete forse sentito contro Conte alzarsi la voce di monsignor Giovanni D’Ercole o del Cardinale Betori o del Cardinale Ruini o degli avvocati di Italia Cristiana di Milano?


Per il governo e le istituzioni civili noi cattolici italiani contiamo meno del pallone”.


“I cattolici vanno bene - ripeteva più volte Don Gianluca - finché fanno opere sociali e tamponano i buchi dello Stato”.


Così contro Don Gianluca Loda è partito dalla Diocesi un ordine di trasferimento.


Leno è un comune ed anche una parrocchia, ingloba le frazioni di Porzano, Milzanello e Castelletto. Don Gianluca è nato a Rovato cinquantacinque anni fa, ed ordinato sacerdote nella Cattedrale di Brescia il 9 giugno 1990, era parroco di Castelletto di Leno dal 2011.


Da sempre uomo schietto e poco prono al potere politico. E dai palazzi qualcuno ribatteva “in altri tempi certi preti finivano arrosto”. Ma lui non si faceva intimorire, dimostrando quanto ipocrita fosse il pacifismo buonista degli amministratori.


Ma, sotto quarantena, il Sindaco ha usato i suoi pieni poteri. Quindi ha consegnato alle forze di polizia l’obbligo di Tso contro il prete.


Una situazione similare a Ravanusa, nell’agrigentino, dove un artigiano, rimasto senza lavoro a causa del lockdown, ha deciso di cantarne quattro al Sindaco. Sortito per strada con megafono, ha raccontato la sua situazione attaccando anche il governo: il Sindaco ha immediatamente disposto il Tso con camicia di forza, sedazione e ricovero alla neuro.


Situazioni similari sono toccate ad ambulanti, commercianti e disoccupati.


A Milano, durante una manifestazione di protesta dei commercianti, le forze della locale polizia hanno detto ai convenuti che, qualora non fossero tornati a casa, sarebbe scattato l’arresto ed il Tso.


Trattamento sanitario obbligatorio, come era in uso contro i dissidenti in certi paesi d’Oltrecortina.


Ma a Roma non va certo meglio. Due giorni fa, tre amici s’incamminavano verso un bar di Piazza Tuscolo: uno dei tre ha deciso di commentare con “che Governo di merda” le novità del premier Conte.


Le parole ad alta voce sono state udite da due agenti in borghese, il tipo è stato fermato ed obbligato a favorire le generalità.

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