• Giuliano Castellino

TRUMP CONTRO TWITTER E ZUCKERBERG. ALTRO GUANTO DI SFIDA AL NUOVO ORDINE MONDIALE




TRUMP CONTRO TWITTER E ZUCKERBERG. ALTRO GUANTO DI SFIDA AL NUOVO ORDINE MONDIALE.


Dopo gli attacchi alle lobbie gender e sataniste, dopo aver tolto fondi statali ad associazioni abortiste ed aver chiuso i confini, dopo aver dichiarato guerra a Oms, Cina, Bill Gates e internazionale DEM, ora il Presidente americano lancia il guanto di sfida contro Twitter, Facebook e Zuckerberg.

CONTINUA LO SCONTRO TRA TRUMP ED IL NUOVO ORDINE MONDIALE. UNA NUOVA STORIA AMERICANA!


di Giuliano Castellino


Ormai Donald Trump sembra aver deciso di diventare il nemico pubblico numero 1 del nuovo ordine mondiale.

In odio all'internazionale DEM per aver rotto il giocattolo di Obama e Clinton con una storica e quanto imprevista vittoria, da subito si è dimostrato elemento di discontinuità con le politiche americane.


Ma quello che sembrava essere solo una "variabile impazzita", con il passare dei giorni e dei mesi, si sta rivelando un osso più duro del previsto per globalisti ed imperialisti.


Come insediato alla Casa Bianca ha subito chiuso i rubinetti alle lobbie gender e sataniste, ha "seccato" i fondi statali ad associazioni abortiste e, in barba agli attacchi buonisti, ha chiuso i confini e attuato una politica estera anti-imperialista e improntata sul ritiro delle truppe a stelle e a strisce in giro per il mondo.


Nonostante le accuse della banda Cilton e Obama, supportate da media e social mondiali, l'attuale presidente americano - prima della pandemia - aveva cancellato la disoccupazione e rialzato l'economia del suo paese.


Ora - con l'emergenza Covid che ha scatenato una crisi globale senza precedenti - Trump si è caratterizzato per posizioni anti lockdown e si è scagliato contro Oms, Cina e mister Miicrosoft, parlando di dittatura sanitaria e minacce internazionali contro popoli e nazioni.


In questi giorni ha lanciato una sfida pesantissima anche a Twitter, Facebook e Zuckerberg.


Il suo social media più utilizzato (Twitter) si è trasformato in un nemico.

48 ore dopo lo "scontro", provocato dalla decisione di Twitter di mettere in guardia gli utenti su messaggi del presidente potenzialmente falsi, è arrivata la contromossa della Casa Bianca.


Quanto sarà efficace, è presto per dirlo.

Iera sera Trump ha firmato un ordine esecutivo (l'equivalente di un decreto) che dovrebbe rendere più agevole perseguire per vie giudiziarie i social come Twitter e Facebook qualora assumano il ruolo di "moderatori" delle fake news, cancellando dei post o chiudendo degli account.


In questo modo il decreto cerca di abbattere o di indebolire uno scudo legale che protegge i social media e le piattaforme online.

Decisione di libertà che non possiamo che condividere.

Noi conosciamo bene l'utilizzo fazioso e politico di questi social, pronti a bannare profili e pagine di chi osa opporsi alla tirannia mondiale dei media.


La tesi di Trump è che questi social hanno un'agenda politica progressista, che il loro ruolo di moderatori non è neutrale, anzi nelle sue parole "fanno dell'attivismo". Nell'annunciare la firma del decreto ha aggiunto che sarebbe pronto a chiudere il proprio account su Twitter.


Quest'ultima minaccia è forse la più interessante e pericolosa per il social media che dall'uso quotidiano del presidente degli Stati Uniti ha ricavato un aumento di audience e una pubblicità notevole.

Trump ha detto che la sua mossa serve a "difendere la libertà di parola contro uno dei più grandi pericoli".


Il presidente americano ha lanciato anche una frecciata al deep state. Interpellato dai giornalisti sulla possibilità che l'ordine esecutivo venga bloccato da ricorsi in tribunale, lo ha dato per scontato: "Lo sono tutti, no?"

In effetti la storia dei decreti nell'era Trump è ricca di rovesci in sede giudiziaria: a inaugurare questo genere di battaglie fra ricorsi e contro-ricorsi fu uno dei primissimi atti della sua presidenza, il cosiddetto Muslim Ban con cui vietava l'ingresso negli Stati Uniti a cittadini di alcune nazioni islamiche.


In questo caso l'ordine esecutivo solleverà eccezioni di incostituzionalità, appellandosi al Primo Emendamento, quello che tutela la libertà di espressione e di stampa.

Di sicuro questo decreto entra nell'arsenale della campagna elettorale: Trump ha sempre accusato i giornali e le tv di essere a maggioranza di sinistra, ora aggiunge i social media nel novero dei nemici che lo perseguitano e lo boicottano.


Lo scontro - che potremmo definire epocale - che sta avvenendo in America, che per ovvi motivi diventa questione mondiale, è la fotografia di una guerra globale che oggi non conosce confini, che vede contrapporsi una globalizzazione impazzita - oggi pronta a sostenere la Cina ad utilizzare l'Oms e ad imporre una tirannia sanitaria, forte di media e social media - a popoli in lotta per la libertà.


Una volta gridavamo nè Usa nè Urss, in quanto le superpotenze rappresentavano due imperialismo, quello capitalista e quello comunista, oggi potremmo gridare Usa e Russia contro il nuovo ordine mondiale, con Trump e Putin in prima linea contro l'imperialismo mondiale della finanza, della speculazione, del gender e della dittatura sanitaria.

Con i due "uomini forti", diversissimi tra loro, uniti contro il terrorismo mediatico e le forze apolidi che minacciano la libertà e l'indipendenza di di popoli e nazioni.


Una terza guerra globali senza esclusione di colpi.


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