• Redazione/litaliamensile

Spasiba Russia



Nell’attuale deserto di quell’organismo malato chiamato Unione Europea nessun Paese in queste ore ha dato all’Italia un aiuto contro il Coronavirus tanto concreto quanto la Russia: centinaia di ventilatori polmonari, camion con sistemi di disinfestazione, tute protettive, decine di migliaia di tamponi, equipe di medici superspecializzati. E’ il regalo di Vladimir Putin spedito con urgenza all’Italia. In segno di vicinanza, di amicizia, ma soprattutto nell’ottica di un sistema di operare, quello russo, che si può tradurre come disponibilità a rispondere alle sfide globali e a risolvere i problemi globali in modo efficiente.

Una grande nazione quella russa che, in barba all’adesione del Belpaese alla "lega" degli Stati che hanno sottoscritto sanzioni economiche proprio contro di lei, per essere poi scaricata nel momento del bisogno dagli alleati di un’Ue pronta solo a battere cassa, ha dimostrato di non tenere rancore e anzi di aiutare un “amico in difficoltà”. Basterebbe questo ragionamento e il motto “un amico si vede nel momento del bisogno” per chiudere definitivamente la partita con un’Unione europea dimostratasi unione solo nel momento di spremere gli Stati Membri. Già la questione immigrazione aveva sollevato non pochi dubbi sulla fedeltà degli alleati di Bruxelles da sempre solerti nel lasciare l’Italia al suo destino. Bloccata dal ricatto del Mes, divenuta improvvisamente unione di Stati sovrani che hanno messo il lucchetto ai propri confini, l’Unione Europea del Coronavirus ha dato prova di disunione, palesando tutte le distanze tra Stato e Stato e la mancanza di reali politiche a sostegno dei partner dimostrando così, dovesse aggravarsi ulteriormente la situazione sicurezza o dovesse essere nuovamente provata da dinamiche non volute, di poter implodere da un momento all’altro. Basti pensare alle scelte di Paesi come la Repubblica Ceca che hanno cercato di approvigionarsi, ad esempio, degli aiuti provenienti dalla Cina e destinati all’Italia. Solo un esempio che va ad aggiungersi agli schiaffi sugli Eurobond, tanto per non farsi mancare nulla.

Eppure, a conti fatti, c’è ancora qualcuno che scambia gli aiuti russi per un affare di mero interesse economico. E’ il caso ad esempio di Bloomberg che avrebbe affermato che la Russia è mossa non già da carità cristiana e da solidarietà quanto dalla promessa fatta dall'Italia di votare contro le sanzioni russe al Parlamento europeo. Un’eventualità per altro smentita con forza da ambienti russi. Che gli Stati Uniti non abbiamo particolare feeling con la Madre Patria Russia non è certo una novità. Ma se è vero che gli stessi Stati Uniti in qualche modo hanno fatto pesare, anche mediaticamente, il loro sostegno all’Italia, è altrettanto vero che ad oggi in Russia si parla di precisa volontà del presidente nell’aiutare il popolo italiano. Quel Putin che, non dimentichiamo, ha sempre dimostrato affetto per l’Italia. Un gesto che il Belpaese, dalla politica al semplice cittadino, ha dimostrato di apprezzare. Del resto l’amicizia Italia-Russia affonda le sue radici nella notte dei tempi: all’epoca del maremoto di Messina del 1908, ad esempio, quando un gruppo di marinai russi ha dimostrato di andare oltre il coraggio e il senso del dovere, dando impavidamente soccorso alla popolazione siciliana colpita dalla tragedia. Con un monumento ancora oggi la città ricorda i suoi “angeli venuti dal mare” come li ha definiti qualche anno fa il Console Onorario della Federazione Russa, Giovanni Ricevuto. Ma il forte legame che unisce i due popoli, se vogliamo, nasce ancor prima: basti pensare all’asse Napoli-Mosca-San Pietroburgo e alla profonda amicizia che univa ad esempio Ferdinando II di Borbone e lo zar Nicola I. Ieri come oggi. Inutile nasconderlo: sono milioni in questo momento i cittadini italiani che guardano alla Russia e al suo leader con invidia. Un fascino indiscutibile quello del presidente russo conquistato sul campo. Politiche cristiane, aiuti concreti, gestione delle emergenze con autorità e sicurezza, sovranità. Esattamente tutto quello che questa Europa malata ha dimenticato. Con il rischio concreto, oggi, di morire con Coronavirus. Per l’Italia agonizzante, forse, questa è l’ultima chiamata: salvarsi o perire definitivamente nell’inganno della dolce morte targata Ue.

34 visualizzazioni

La tua privacy è importante per noi, le tue informazioni sono sicure al 100% e non verranno mai condivise con nessuno

2020 © Cooperativa Editoriale Italia Futura, Via Paisiello 40 00191, Roma P. IVA 0000015628011007