• Giuliano Castellino

SERVIZI, CARABINIERI, SPECULATORI, POLITICI, BANCHE: "SQUADRA ANTIMAFIA" È NON SOLO UNA FICTION


SERVIZI, CARABINIERI, UOMINI D'AFFARI, SPECULATORI, POLITICI, ASPIRANTI BANCHIERI: "SQUADRA ANTIMAFIA" E "CRISALIDE" NON SONO UN FILM.

QUANDO LA FICTION DIVENTA REALTÀ!


Antimafia nel Lazio, "Creiamoci una banca": i propositi dell’imprenditore Iannotta in combutta con divise e altri amici.


L' ex presidente della Confartigianato di Latina e del Terracina Calcio, arrestato insieme ad altre dieci persone nell'ambito dell'inchiesta denominata Dirty Glass, ha trovato l'appoggio anche di Nicola Sessa, ex maggiore dell'Esercito e padre del colonnello Alessandro Sessa, investigatore dell'Arma già coinvolto nel cosiddetto Caso Consip e finito ai domiciliari nella stessa indagine antimafia con l'accusa di essersi messo al servizio dell'attività criminale dell'imprenditore.

Coinvolti servizi segreti e politici.


SERVIZI, CARABINIERI, SPECULATORI, POLITICI, BANCHE: "SQUADRA ANTIMAFIA" NON È SOLO UNA FICTION


Voleva pure una banca. Un istituto di credito da aprire nel suo paese, Sonnino, sui monti Ausoni, insieme a una serie di imprenditori che nel corso degli anni si sono più volte incrociati attorno ai principali fallimenti dichiarati dal Tribunale di Latina.

E per coronare il suo sogno Luciano Iannotta, ex presidente della Confartigianato di Latina e del Terracina Calcio, arrestato insieme ad altre dieci persone nell'ambito dell'inchiesta dell'antimafia di Roma denominata Dirty Glass, ha trovato l'appoggio anche di Nicola Sessa, ex maggiore dell'Esercito e padre del colonnello Alessandro Sessa, investigatore dell'Arma già coinvolto nel cosiddetto Caso Consip e finito ai domiciliari nella stessa indagine antimafia con l'accusa di essersi messo al servizio proprio di Iannotta, con una serie di soffiate e appoggi all'attività criminale dell'imprenditore.


Il "Credito Sonninese Città dell'Ulivo", in base agli accertamenti svolti dalla squadra mobile, non ha mai presentato a Bankitalia "la richiesta di autorizzazione all'espletamento dell'attività creditizia e bancaria", ma ha avuto appunto come vicepresidente anche Sessa senior, lo stesso scelto dall'arrestato anche come amministratore della Infrastrutture Italiane spa, un'impresa con un capitale sociale di 1,2 milioni di euro.


Un'iniziativa diventata uno degli elementi su cui da tempo sta indagando la Procura della Repubblica di Latina, in una maxi inchiesta su una lunga serie di crac milionari di aziende pontine che fanno tutte capo a sei famiglie e attorno ai quali sarebbero state consumate bancarotte colossali.


Vicende che proiettano Iannotta, l'uomo che secondo la Dda avrebbe corrotto persino uomini dei servizi segreti, in un quadro ancor più ampio di quello che emerge dall'ultima indagine per cui è finito in carcere, fatta di reati fiscali, tributari, fallimentari, estorsioni aggravate dal metodo mafioso, intestazioni fittizie di beni, falso, corruzione, riciclaggio, accessi abusivi a sistemi informatici, rivelazioni di segreto d'ufficio, favoreggiamento reale, turbativa d'asta, sequestro di persona e detenzione e porto di armi da fuoco, compiuti principalmente tra Latina e Roma negli ultimi due anni.


La maxi-inchiesta pontina, partita da una serie di sospetti attorno al fallimento della Italcraft di Gaeta, un colosso della nautica, sta ripercorrendo quanto avvenuto nell'arco di un ventennio, con una serie di intrecci tra imprese e liberi professionisti che hanno lavorato come consulenti delle stesse, vicende in cui sembra ripetersi sempre lo stesso sistema, tra distrazioni di beni, scissioni e cessioni di aziende, evasioni fiscali, conflitti d'interessi, ricorso strumentale alla procedura del concordato, fughe all'estero, nei paradisi fiscali, minacce e intimidazioni, anche nei confronti di professionisti impegnati nelle curatele fallimentari e degli stessi giudici del Tribunale di Latina.


Accertamenti dunque, oltre che su Italcraft, su tutte le società del gruppo nautico Rizzardi, su quelle del gruppo alimentare Midal, del gruppo aerospaziale Veneruso, di Fabrizio Perrozzi, a cui è stato già confiscato un patrimonio da 150 milioni di euro, della famiglia Santoro e appunto della famiglia Iannotta, in procedimenti in cui vi è la costante presenza di un noto avvocato di Latina, di alcuni commercialisti e dello stesso Perrozzi, autore di una truffa colossale con una montagna di denaro da investire, ma in cui si incrociano spesso diversi e noti professionisti romani e anche protagonisti di crac devastanti come quello Parmalat.


Operazioni di frequente già oggetto di indagini e processi, in cui è coinvolto pure l'attuale capogruppo regionale della Lega, Angelo Tripodi. Tutto con danni enormi alle aziende, ai creditori, all'indotto e pure allo Stato, tra tasse evase e spese per gli ammortizzatori sociali. Tanto che le società fallite oggetto delle indagini avrebbero accumulato buchi per 1,6 miliardi di euro, di cui circa 1,2 a danno dell'erario, e avrebbero causato la perdita di mille posti di lavoro nelle stesse aziende e altrettanti nell'indotto.


Per quanto riguarda nello specifico Iannotta, gli inquirenti stanno approfondendo il caso della Industriale Pontina srl, già Antares Industriale Group spa, dichiarata fallita dal Tribunale di Latina il 10 giugno 2010.


La società, circa 12 anni fa, per alcuni appalti aveva avviato dei rapporti con La Villa srl, che fa riferimento all'imprenditore pregiudicato Fabrizio Perrozzi, già protagonista di una frode fiscale da 43 milioni di euro in Veneto. Ma soprattutto proprio con Perrozzi, invischiato anche negli altri crac oggetto ora di approfondimenti, la famiglia Iannotta avrebbe cercato di costituire la banca, il "Credito Sonninese Città dell’Ulivo", con un comitato costitutivo di cui facevano parte, oltre a Perrozzi e a componenti della famiglia Iannotta, professionisti impegnati nella Cantieri Navali Rizzardi, in Italcraft, in Midal e il notaio Enzo Becchetti, l'unico che nel 2012 ha anche accettato di stipulare la cessione delle quote della Italcraft a favore di Perrozzi e che ora spunta fuori in Dirty Glass come il professionista nel cui studio si sarebbero incontrati Iannotta e i suoi collaboratori con un gruppo romano che aveva proposto all'imprenditore un maxi appalto in cambio di un'enorme mazzetta, proposta rivelatasi però solo un raggiro costato allo stesso Iannotta 600mila euro.


L'obiettivo annunciato della banca cara a Iannotta: "Generare valore sociale per il territorio da un lato e valore economico per i soci dall’altro".


Proprio sui valori accumulati da quelli che dovevano essere i principali soci è però in corso l'inchiesta.


(Fonte roma.repubblica.it)



1,040 visualizzazioni

La tua privacy è importante per noi, le tue informazioni sono sicure al 100% e non verranno mai condivise con nessuno

2020 © Cooperativa Editoriale Italia Futura, Via Paisiello 40 00191, Roma P. IVA 0000015628011007