• Giuliano Castellino

ROBERTA!

ROBERTA!


Si chiamava Roberta Manno e la invidiavo perchè era la più allegra e la più bionda delle ragazze di via Siena. Riuscì a essere allegra anche l’anno scorso, quando la incontrai dopo trent’anni a Ponte Milvio. Mi raccontò di una malattia pessima e incurabile. Dei soldi che mancavano. Del lavoretto – un banco di oggetti usati, molto ben scelti – che comunque la impegnava. Aveva accanto Luigi, che la adorava in modo visibile, come sempre. Ora scopro che è morta e voglio dedicarle due righe. Non era importante, Roberta. Non aveva fatto carriera, ne’ il matrimonio “giusto”. Non “si era sistemata” e i benpensanti l’avrebbero definita una border line, come tutti noi quando avevamo sedici anni. Per lei non usciranno necrologi sui giornali o sui blog, ma nel ricordo del suo sorriso davanti al “bar del Fuan” c’è la luce e l’ombra degli anni ’70, l’amicizia oltre il giusto e lo sbagliato e la consapevolezza del caso che tira i dadi della vita...




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