• Giuliano Castellino

PENSIERI IN LIBERTÀ. DITTATURA SANITARIA, LASCIAMO IN PACE MUSSOLINI

Pensieri in libertà

Dittatura sanitaria, lasciamo in pace Mussolini


"(...) Lasciamo in pace Mussolini, quindi, che fondava il suo potere straordinario – per altro limitato dalla liberale monarchia sabauda – sul consenso e volgiamo lo sguardo alla storia del Liberalismo e del pensiero, cosiddetto, liberale, oggi giunto, senza alcuna possibile vergogna, a proclamare, in nome di una sedicente superiorità scientifica (esiste una superiorità culturale più indiscutibile?): nessuna libertà per i nemici del vaccino… e non parliamo certo di diritto di voto - per carità quello, sulla carta, resta - ma del diritto di lavorare o di viaggiare in auto con tre figli insieme se maggiori di quattordici anni (...)"


di Giuseppe Provenzale


Incompleti pensieri in libertà, senza pretese.

Non ho voglia, mi prendo questa libertà, di entrare troppo nel merito né di documentare con citazioni dettagliate quello che, liberamente, voglio scrivere in queste poche righe, ma, questo quello che mi preme dire, chi parla di Fascismo a proposito delle attuali dittatura sanitaria e religione del divin vaccino, vada, per cominciare, a ristudiarsi senza paraocchi Locke, Voltaire, Rousseau, Robespierre, Saint Just e i genocidi di Vandea e Messico, senza dimenticare di fare una capatina dalle parti di quel campione del libero esame che porta il nome di Martin Lutero.


Al di là dell’oleografia, i campioni della tolleranza, infatti, non sono mai stati tolleranti nei confronti di chi non abbracciasse le loro idee illuminate, anzi: ne hanno teorizzato e praticato l’eliminazione o la morte civile.


L’errore, molto comune, ha origine nella confusione diffusa tra i concetti di Libertà e liberalismo, il secondo non deriva affatto dal primo, quasi come se prima dei Lumi esso non esistesse, ma da una sua interpretazione di comodo dell’idea di libertà, storicamente determinatasi a vantaggio di un accentramento del potere nelle mani di società segrete che, in nome della Ragione, miravano ad imporre, di fatto, una tirannide priva di ogni limite e non necessitante di alcun consenso.


Solo in nome della libertà è stato possibile negare la Libertà, per prima la tanto sbandierata libertà religiosa.


Se, apoditticamente, si afferma di essere nel giusto, negando la stessa “umanità” di chi non sia d’accordo, si acquisisce, infatti, il dovere di mettere a tacere chiunque, malauguratamente, si trovi in quella condizione di refrattarietà che bollava, già nel 1791, come paria quei religiosi che non intendevano piegarsi alla costituzione civile del clero e, con loro, il popolo che partecipava alle Messe clandestine.


Lo aveva già capito il fascistissimo Manzoni che di quel Liberalismo il Terrore era solo la naturale evoluzione.


Si sentenzia, per fare un altro esempio, in nome di una sedicente superiorità culturale, a proposito dell’utilità o meno degli ordini religiosi contemplativi sopprimendoli per legge, dopo aver, sempre per legge, affermato l’uguaglianza di tutti gli uomini senza per altro fare nulla per provare, almeno, a ridurre le più ingiuste disuguaglianze.


Queste le premesse che conducono ai genocidi e al Terrore dei comitati di salute pubblica (“Nessuna libertà per i nemici della libertà”, proclamava Saint Just), non certo ai Patti Lateranensi, e a quelle sintesi col comunismo in salsa occidentale che vediamo ormai all’opera da quasi un anno nei Paesi liberali, essendo il marxismo, per ammissione del suo stesso padre fondatore, una piena attuazione degli immortali principi che, anziché realizzare, come avrebbero dovuto, la società senza classi, avevano sostituito la disuguaglianza del denaro a quella della nascita.


Lasciamo in pace Mussolini, quindi, che fondava il suo potere straordinario – per altro limitato dalla liberale monarchia sabauda – sul consenso e volgiamo lo sguardo alla storia del Liberalismo e del pensiero, cosiddetto, liberale, oggi giunto, senza alcuna possibile vergogna, a proclamare, in nome di una sedicente superiorità scientifica (esiste una superiorità culturale più indiscutibile?): nessuna libertà per i nemici del vaccino… e non parliamo certo di diritto di voto - per carità quello, sulla carta, resta - ma del diritto di lavorare o di viaggiare in auto con tre figli insieme se maggiori di quattordici anni.


Niente di nuovo sotto il sole, gli eredi di Saint Just e i nipotini di Rousseau urlano ancora “uccidere un fascista non è reato” (o, se non hanno più il coraggio di urlarlo, lo pensano) e aggiungono che fare lo stesso con negazionisti e no vax (anche se presunti e non sedicenti) sia cosa buona e giusta (o, se non hanno il coraggio di aggiungerlo, lo scrivono sugli stessi social che censurano pure Trump).




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