• Giuliano Castellino

PALAMARA A "NON È L'ARENA": IL RE È NUDO. QUANDO UNA VERA RIFORMA?


PALAMARA A "NON È L'ARENA": IL RE È NUDO. QUANDO UNA VERA RIFORMA?


Senza una vera riforma della magistratura nulla cambierà davvero.

Da tempo ci battiamo per la divisione delle carriere tra Pm e giudici, dove Pm e avvocati abbiano davvero lo stesso ruolo e peso e responsabilità civile e penale dei magistrati.

Inoltre regolarizzazione delle intercettazioni, limitazione delle custodie cautelari, oltre che abrogazione dei reati associativi.


di Giuliano Castellino


Ieri sera Luca Palamara, il magistrato sotto processo a Perugia, è stato intervistato a "Non è l’Arena" sugli intrecci tra magistratura e politica emersi da migliaia di intercettazioni.


Di fronte a Massimo Giletti il magistrato si è arroccato soprattutto su un concetto ripetuto più e più volte: "Mi chiamavano tantissime persone per la mia funzione di rappresentanza, non per il compimento di atti illeciti, ma perché la mia mediazione avrebbe smussato gli angoli. Non c'è un solo Luca Palamara, ce ne sono tanti però il trojan nel telefono lo hanno messo solo a me".


Questo "trojan", strumento micidiale che nei prossimi giorni potrebbe tornare in voga per un'altra inchiesta, legata a Trump e al Russia gate, che potrebbe dare un'altra spallata a Piazzale Clodio.


Alle domande di Giletti sul perché chiamavano l'ex Pm per avere una nomine in Cassazione, sul caso Sturzo e se tutto questo era normale Palamara ha risposto senza vergogna: "Quando ci sono tante domande per un solo posto è inevitabile che i curriculum dei magistrati siano paritari quindi la scelta è difficile. Si cerca di avere un contatto diretto con il consigliere. Avevamo tanti esponenti delle correnti che stazionavano fuori alla stanza a perorare la loro causa. Ma non dobbiamo demonizzare tutto, i cittadini devono essere rassicurati che nei posti più importanti ci sono le persone più importanti. È vero però che chi non appartiene alle correnti è penalizzato".

In sintesi la vita e la libertà di migliaia di italiani sono in mano a giochi di potere e di correnti e il tutto viene ammesso senza un minimo di pudore.


Il conduttore televisivo ha incalzato la toga definendo il Csm "il mercato delle vacche", ricevendo una risposta che di fatto ha confermato l'accusa: "È stato il carrierismo sfrenato a portare a questa situazione. Oggi devo essere io a giustificare le 1000 nomine però se avessero messo il trojan ai miei colleghi avrebbero trovato gli stessi accordi fisiologici. Lotti era inquisito? Non posso entrare nel merito di alcuni colloqui a causa dei procedimenti disciplinari a mio carico. Io ho commesso un doppio errore di sottovalutazione: non sapevo che vestivo i panni dell'indagato e non avevo valutato bene il ruolo di Lotti alla Procura di Roma credendo fosse già finita. Se mi sentivo onnipotente? No, la mia attività era finalizzata a rappresentare le esigenze dei colleghi. La rottura con il giudice Pignatone? Per me era un punto di riferimento, ma ci sono state situazioni sulla mia persona che mi hanno amareggiato e mi sono allontanato".

Una fotografia sconcertante...


Luca Palamara ha risposto anche alle accuse di Di Matteo: "Ho trovato eccessivo che Di Matteo abbia detto che usiamo metodi mafiosi".


L'intervista è andata anche sul caso Salvini, dove nelle chat si diceva chiaramente "Anche se ha ragione, Salvini va fermato". Questa la difesa, molto grossolana, del giudice: "Quando comunicavo lo facevo in base all’art.11 della Costituzione cioè pensando che fossero telefonate private, ma ci sono situazioni, come in questo caso, in cui un giudizio espresso in maniera frettolosa o sintetica o errata diventa di dominio pubblico. Ora riconosco che era sbagliato, non rispecchiava il mio pensiero. Anche quelle su Salvini, l'espressione sintetizzava in maniera frettolosa un ragionamento. Quando l'intercettazione viene fuori è decontestualizzata. Nella comunicazione stringata si tende a strozzare i concetti. In effetti l'immigrazione è un tema sensibile all'interno della magistratura, c'è un attento dibattito politico. Il senso della frase era che i magistrati andavano tutelati comunque, la magistratura faceva quadrato intorno a se stessa, non c'era l’intento di offendere Salvini. La politica delega ampi settori alla magistratura pensando di risolvere i problemi, ma non è così".


Insomma i giudici difendono i giudici e non la legge e la verità, si ammette chiaramente e spudoratamente che tra le toghe ci sono posizioni immigrazioniste e militanti e che il ruolo delle toghe spesso è quello di fare politica: per difendere se stesso Palamara ha demolito la "giustizia italiana" e confermato quello che pensavano e pensano milioni di italiani!


Inoltre è singolare cosa dice il togato sulle intercettazioni, dimenticando che sono stato lo strumento preferito di Pm e giudici in questi 15 anni per mandare le persone a processo e in carcere, per buttare giù governi e aprire fascicoli su fascicoli.

Oltre che utilizzate, a braccetto con i media, per annientare vite private e credibilità.

Oggi chi ha utilizzato la ghigliottina ne condanna l'uso!

Palamara ha inoltre difeso il segretario DEM Zingaretti, di fatto evidenziando ancora di più il legame tra il governatore del Lazio e la procura di Roma (sempre clemente con il fratello di Montalbano, da Mafia Capitale a questo caso) e ha concluso con una frase che sembra una minaccia: "A Perugia sarà un bagno di sangue e usciranno altri nomi se si va a dibattimento".


Per l'ennesimo scandalo che travolge il CSM e la magistratura è necessaria un'indagine da parte del Parlamento. Urge una proposta seria che faccia luce sul potere delle toghe. La politica deve riprendere il primato sui "taglia teste" delle procure e soprattutto anche il capo supremo del CSM, il presidente della Repubblica, dovrebbe assumersi le sue responsabilità e non fare come Ponzio Pilato.


Il caso Palamara è gravissimo per i suoi intrecci e per la conferma di metodi all'interno del CSM tutt'altro che trasparenti. Ma Palamara è soltanto la punta dell'iceberg. Leggendo le telefonate e i messaggi di Legnini, oppure il ruolo svolto da importanti procuratori come Pignatone, sempre presente alle spalle di vicende e di scelte, che meritano di essere chiarite ed approfondite, urge una riforma seria e radicale.


Bisogna che agisca la politica, perché purtroppo sarà difficile che la stessa magistratura faccia tempestivamente luce. Basta vedere la lentezza con cui le vicende romane vengono esaminate dalla magistratura competente di Perugia.

Del resto nomine e scelte del CSM in molti casi tendevano proprio a condizionare le sedi come quella di Perugia, con potere investigativo importante su sedi fondamentali come quella di Roma.

Ciò che emerge è solo la conferma che i condizionamenti sulla politica sono stati pesantissimi e non da oggi.

Già a suo tempo Cossiga demolì Palamara in Tv, così come è noto il ruolo delle procure avuto in Italia dagli anni 70 al golpe di mani pulite, fino a Berlusconi e Salvini.


La magistratura in Italia nasce viziata, con i tribunali partigiani che nel dopoguerra diventavano tribunali legali, con l'infornata del PCI nelle procure quando Togliatti divenne ministro della giustizia.

Le sinistre italiane hanno sempre assaltato e occupato i tribunali, trasformando la magistratura in sezioni militanti dove attaccare gli oppositori.


Da tempo ci battiamo per la divisione delle carriere tra Pm e giudici, dove Pm e avvocati abbiano davvero lo stesso ruolo e peso e responsabilità civile e penale dei magistrati.

Inoltre regolarizzazione delle intercettazioni, limitazione delle custodie cautelari, oltre che abrogazione dei reati associativi.

Solo in Italia ci sono così tanti detenuti in attesa di giudizio, una giustizia così interpretativa, pene a discrezione del giudice e carceri che esplodono.


Ora la vicenda è di dominio pubblico perchè ha coinvolto vip, politici e pezzi di potere, ma in Italia migliaia di disgraziati subiscono la violenza, la prepotenza e l'arroganza di pm e giudici.


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