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OMS, CINA E TAIWAN: UNA QUESTIONE NON SOLO ORIENTALE

OMS, CINA E TAIWAN: UNA QUESTIONE NON SOLO ORIENTALE


di Giuseppe Provenzale



Ormai l’argomento “padroni dell’Oms” è diventato mainstream. Dopo i servizi di Report e gli articoli dei giornaloni nostrani, il tema sembra essersi scrollato di dosso quell’aurea complottista che lo caratterizzava fino a ieri.

Potremmo semplicemente concludere usando la nota citazione secondo la quale "quando vedi la tua verità fiorire sulle labbra del tuo nemico, devi gioire, perché questo è il segno della vittoria", ma non sarebbe sufficiente, non in questa sede.


È giusto considerare che anche la timida inchiesta su chi comanda l'OMS, e quindi sulla Cina e Bill Gates, ha provocato una reazione difensiva, specie ad opera dei presunti scopritori di bufale, tanto che, nel giro di una settimana, gli stessi campioni del giornalismo d'indagine che avevano indagato su Forza Nuova sono diventati dei balordi, e Gates è stato confermato quale principe dei filantropi.


Ma c’è qualcosa di più, qualcosa di più importante, qualcosa che va oltre la questione Bill e Melinda, ormai primi finanziatori-suggeritori dell’OMS – dopo la giusta reazione di Trump - e il compagno marxista-leninista Tedros Adhanom Ghebreyesus messo lì dalla virtuosa, nella gestione del Covid 19, Cina del capitalismo di Stato.


E si tratta proprio della gestione cinese della “presunta pandemia”, non certo la prima nella recente storia dell’OMS, che ha fatto scuola grazie ai diktat dell’organizzazione recepiti dai vari uomini dei Komitati, e quindi dai governi, e nonostante le troppe omissioni, gli errori e le contraddizioni che non hanno riguardato soltanto la comunicazione corretta e tempestiva (lodata naturalmente dall’OMS) che non c’è stata, ma la stessa natura del metodo utilizzato a Wuhan.


Una gestione che avuto nella vicina Taiwan uno scomodo, vincente contraltare che è nello stesso tempo un importante (e vincente) concorrente nel campo della tecnologia più avanzata.


Leggiamo sul settimanale on line Tempi: “Insieme alla Corea del Sud, Taiwan è una storia di successo nel contenimento del coronavirus. Eppure il paese non può partecipare ai lavori dell’Organizzazione mondiale della sanità né ricevere informazioni e dati sensibili. A impedirlo è la Cina, che considera Taiwan una provincia ribelle e non uno Stato autonomo (con la complicità dell’Onu ndr)”.


A questo proposito si registra una gaffe significativa. Nel corso di una recente intervista all’emittente canadese Rthk, l’alto funzionario OMS Bruce Aylward quando la giornalista, dopo aver parlato di Hong Kong, gli chiede cosa pensa di fare l’ organizzazione che rappresenta con Taiwan finge di non sentire e, infine, dopo la ripetizione della domanda, fa cadere conversazione e telefonata. Richiamato dalla giornalista, Aylward si limita a dichiarare: “Be’, abbiamo già parlato della Cina. Tutte le diverse parti della Cina hanno fatto un buon lavoro”(1), aderendo perfettamente così alla linea della sola Cina che l’OMS riconosce.



Modello Taiwan


Come hanno gestito, fin dalla sua comparsa, da Taipei la questione virus? Perché la cosa non è piaciuta ai cinesi e ai loro adulatori?

Per cominciare hanno allertato l’OMS sul rischio di trasmissione da uomo a uomo, ignorati dai guardiani della salute mondiale, già a fine dicembre. L’OMS ha smentito, è vero, ma Taiwan ha replicato pubblicando la mail da loro inviata che ristabilisce la verità.

Inoltre, Taiwan (23 milioni di abitanti) non ha attuato misure restrittive che altrove, invece - come, ma non solo, in Italia - hanno prodotto la più grave crisi economica dal 2008 e, avendo sconfitto il virus senza lockdown, e quindi senza ridursi alla fame, chiede di partecipare all’imminente (18 maggio) assemblea dell’Organizzazione mondiale della Sanità, rigorosamente in video conferenza, per avere voce in capitolo.


Perché, a questo punto, il modello lockdown piace così tanto a quelli che dovrebbero essere i garanti della salute pubblica e ai loro corifei, visto che quello di Taiwan non è il solo modello alternativo vincente nel mondo?


Perché, evidentemente, i risultati del modello Taiwan (400 contagi e 6 decessi) non permettono di vendere il prodotto spacciato anche in Italia, non consentono di mettere in ginocchio le economie rivali della Cina, vicine o lontane, non imponendo l’attesa messianica del vaccino - che insieme alle previsioni catastrofiste giustificherebbe nuove rigide e prolungate quarantene e nuovi rallentamenti della produzione industriale - che tanto piace al fin troppo profetico Bill Gates.


E perché, allora, Report non tira mai del tutto le somme e fa le domande senza fornire risposte complete, pur intervistando l’ambasciatore di Taiwan in Italia che non ha dubbi: "Dopo avere studiato le indicazioni che dava, abbiamo fatto il contrario di quello che diceva l’OMS"?


Perché l’OMS si confermerebbe di fatto, un’organizzazione ideologica con forti e variegati interessi politico-economici e commerciali, non una semplice organizzazione corrotta ed etero diretta; la vera quarta gamba della Troika, una associazione a delinquere sotto mentite spoglie, con la mission non dichiarabile di realizzare oggi un’alleanza di fatto tra la stessa Troika, i grandi magnati come Gates, finanziatori di brevetti transumani, e il colosso cinese. Un patto virulento rivolto al controllo capillare non solo delle economie, ma della vita stessa dei popoli del mondo, fin nelle loro più dettagliate abitudini personali quotidiane. Non si tratta di semplice boicottaggio ideologico vetero maoista dell’ex Formosa, ma di un esperimento di ingegneria sociale a due passi da casa da occultare mediaticamente.


E su questo terreno si gioca anche la battaglia che riguarda le componenti hardware dell’industria elettronica, come afferma anche il Sole24Ore (in un articolo dettagliato il cui link trovate in nota), campo in cui la più piccola ma efficientissima Taiwan ha raggiunto livelli altamente competitivi e con un’azienda leader, la Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (TSMC), che “gioca un ruolo cruciale attraverso la produzione di processori commerciali che hanno applicazioni anche nella produzione di satelliti, missili, aerei da guerra e droni, oltre che nel campo delle telecomunicazioni” (2).


Il trattamento rivolto a Taiwan costituisce dunque un paradigma utile a silenziare chiunque non professi il verbo OMS-Cina-Gates, rappresentando nel contempo, come altri nel mondo in settori diversi, un rivale tecnologico e industriale da schiacciare e invadere.


In conclusione: “Sia gli Stati Uniti (sotto la cui ala i cinesi della ex Formosa cercano protezione ndr) che la Cina vogliono mantenere un saldo controllo sulle proprie aziende, sui loro fornitori ma soprattutto sulle tecnologie in loro possesso. Taiwan non è da meno e a causa del primato tecnologico che detiene viene allo stesso tempo corteggiato e minacciato dalle due potenze. Taipei e la TSMC, consapevoli della loro importanza e sotto costanti pressioni, avranno difficoltà a restare neutrali a lungo”(3).


Non solo virus o virus come arma, questo intendevo con l’espressione modello Taiwan, considerata dal punto di vista OMS-Cina-Gates, la stessa cosa si potrebbe intendere con modello Italia per la sperimentazione dei disastrosi effetti opposti.

Insomma: c’è di che meditare e riflettere.



(1) https://www.tempi.it/videogallery/coronavirus-covid19-oms-cina-taiwan/


(2) https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2020/03/17/taiwan-cina-usa/


(3) Idem




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