• Giuliano Castellino

LUGUBRI ANNIVERSARI: 42 ANNI DI ABORTI LIBERI E GRATUITI (quasi altrettanti di sostituzione etnica)

LUGUBRI ANNIVERSARI: 42 ANNI DI ABORTI LIBERI E GRATUITI

(e quasi altrettanti di sostituzione etnica)


di Giuseppe Provenzale


La stampa abortista mainstream si dispiace per il calo del numero di aborti in Italia e definisce "proposta choc" il pannicello caldo veicolato dal giornale dei vescovi: "Sospendiamo per 5 anni anni la 194 per fermare il crollo delle nascite".


Poi, magari qualche pagina più in là, qualche lacrima di coccodrillo versata ipocritamente sulle culle vuote rivelerà la totale mancanza di senso di cui il cosiddetto mondo dell'informazione è orgoglioso megafono.


Una politica, anche banalmente laica e coerente con la laica Costituzione, che volesse davvero incrementare le nascite per il mero interesse dello Stato dovrebbe abrogare immediatamente ogni pratica abortiva, combattendo duramente le sacche di clandestinità che la 194 non ha mai cancellato, e destinare seri incentivi alla natalità per le madri e le famiglie, assumendosi gli oneri del mantenimento dei figli almeno fino al diciottesimo anno di età.


Continuare a difendere istericamente il "diritto" all'omicidio libero e gratuito di un innocente nel ventre materno (specie dopo 42 anni e 6 milioni di vittime, "sostituite" con altrettanti costosissimi immigrati ) è, oltre che aberrante, demenziale: quanto denaro sarebbe stato possibile accantonare in 42 anni a sostegno della vita anziché della morte? E quanto altro denaro sarebbe stato possibile utilizzare per promuovere concretamente la vita anziché alimentare il lucroso business dell'accoglienza?


Ma, come è ovvio considerare, il problema è prima di tutto culturale e, dunque, filosofico, se non "addirittura" "teologico", e la chiesa iper modernista e accogliente lo sa bene.


Il cosiddetto, e assai malinteso, "diritto individuale" non può regolare le leggi di uno Stato (che, del resto, non si mostra preoccupato quando calpesta le basi elementari di questo diritto con la scusa della pandemia), esse devono essere ispirate al perseguimento del bene comune e all'inviolabilità dei veri diritti umani, primo fra tutti il diritto alla vita negato dalla 194.


Qui sta il significato sano della parola "rivoluzione" nell'anno del Signore 2021: ritrovare il senso, tornare al reale.

E per far questo servono autentici rivoluzionari, animati dal desiderio di rimettere in sesto quanto, tutto quanto, secoli di rivoluzionaria Liberté hanno dissestato in nome dei "diritti dell'uomo e del cittadino", estesi infine all'universale diritto alla cittadinanza anche di chi proviene da luoghi distanti migliaia di chilometri, e anni luce culturali, dalla Città.




198 visualizzazioni

Post recenti

Mostra tutti