• Giuliano Castellino

LA DITTATURA SANITARIA, IL TERRORISMO MEDIATICO E LE MENZOGNE DEI NUMERI



LA DITTATURA SANITARIA, IL TERRORISMO MEDIATICO E LE MENZOGNE DEI NUMERI. COME IMPORRE UNA PANDEMIA, CONDURRE UN'EMERGENZA E TENERE UN POPOLA AL BAVAGLIO, ANZI ALLA MASCHERINA! a cura di Forza Nuova Piemonte Nemmeno un paio di giorno di allentamento del guinzaglio e già siamo ripartiti col terrorismo psicologico e mediatico. Lo stesso terrorismo con cui si è giustificati la pandemia, l'emergenza e gli arresti di massa, arrivando a questa che possiamo definire una vera e propria dittatura sanitaria. Ieri l'Istat ha diffuso statistiche orientate per accentuare la sensazione di una strage. Segnalando un aumento della mortalità nel mese di marzo, in Italia, del 49,4%. Basta poi leggere attentamente i numeri per comprendere come questi dati siano artefatti, di come non ci sia stata nessuna strage e che addirittura in Italia i morti, quest'anno, siano stati meno degli anni precedenti. Pur avendo sommo rispetto per l'anomalia lombarda e di altre enclavi che hanno registrato incrementi di mortalità del tutto fuori scala rispetto alle serie storiche recenti, la domanda principale è, siamo sicuri che il picco sia dovuto al "terribile" covid e non ai tremendi protocolli (suggeriti da chi? Cina? Oms?) di intubazione che hanno portato a collassi polmonari persone che erano affette da tromboflebiti? Ormai sul web pullula di studi ufficiali in tutto il mondo che stimano la mortalità del covid inferiore a quella dell'influenza stagionale (uno studio giapponese su tutti). Come mai in Italia solo in alcune zone la mortalità risulta così drammatica? Protocolli sbagliati? Influenza del 5g? Interazione con il vaccino influenzale? Arduo per noi dare una risposta, ma l'anomalia tra la provincia di Bergamo (+500%) e la confinante provincia di Milano (-1,2%) delinea un quadro piuttosto eccentrico per una presunta epidemia. Tuttavia, proprio per rispettare queste morti, è richiesto alla comunità scientifica il corretto approccio metodologico che non può prescindere dall'acquisire dati relativi a quelle specifiche aree. Ed invece si usano i numeri piegandoli alla tesi che già si vuole dimostrare. Dal quadro dello studio innanzitutto emerge che se è vero Marzo di quest'anno ha visto un picco anomalo (72700 morti), è altrettanto vero che - ad esempio - nel gennaio 2017 c'è stato un picco ancora superiore (75600). La fonte è accessibile a chiunque sul sito demo.istat.it. Potrei dirvi che a gennaio 2017 c'è stato un incremento di mortalità del 26% rispetto alla media del quinquennio precedente, molto più evidente rispetto al picco di questo marzo. I dati di mortalità epidemici andrebbero analizzati aggregando i mesi invernali (novembre-marzo), e non presentandoli in modo slegato: questo approccio è utile a chi indaga su possibili cause, ma è fuorviante per chi riceve queste notizie. Aggregando il dato per "inverni" si evince che, NONOSTANTE l'anomalia "Padana", il dato complessivo di mortalità di quest'anno-inverno è solo l'1% maggiore rispetto al picco locale del 2017, e del 6% rispetto alla media del quinquennio precedente. E continuiamo a riferirci solo al nord Italia. In realtà usare il valore medio per determinare la variazione rispetto ad una serie di valori tendenzialmente in crescita è un errore marchiano. Emerge, infatti, una discreta tendenza al rialzo, quantificabile in circa il 1,2% annuo (ribadisco, dato di tendenza): potrebbe essere legata con l'aumento dell'età media. Con questo approccio metodologico l'anomalia complessiva rispetto alla tendenza degli anni precedenti sarebbe contenuta nel'3%. In ogni caso, osservati sotto la giusta angolazione, i numeri restituiscono uno scenario ben diverso da quello suggestivamente rappresentato dal Sistema Informativo. Per altro questa, presentata come la peggior pandemia della storia, non ha avuto un significativo aumento della mortalità, e soprattutto ha avuto una distribuzione molto anomala, evitando in gran parte i più grandi comuni di Italia (Roma -9% rispetto alla media dell'ultimo quinquennio), quelli più densamente popolati (Napoli -1%), e concentrando la quasi totalità dei morti "presunti covid" negli ospedali e nelle rsa, non toccando i luoghi di vita più promiscui e accessibili ad un contagio (ad esempio i centri di accoglienza). Rimangono molti dubbi, su questa distribuzione molto "artificiosa" della "pandemia", che, come specificato nello studio istat, ha colpito principalmente la fascia dai 70 ai 90 anni, al 96,3% persone con gravi patologie. Sempre lo studio per altro attribuisce solo il 54% di questo picco a morti "covid" per cui ci troviamo di fronte ad un tipico picco invernale. Alla luce di tutti questi dati viene lecito chiedersi, le misure del lockdown sono servite? Siccome il picco è avvenuto a Italia "chiusa", siccome il sud non è mai stato raggiunto, siccome l'epidemia si è diffusa soprattutto dove si doveva curarla, a cosa è servito rinchiudere 60 milioni di italiani? E soprattutto, alla luce dei risultati ottenuti da Svezia, Svizzera e Bielorussia, paesi che hanno sempre rifiutato queste terribili misure dal forte odore di dittatura, valeva la pena distruggere il tessuto economico di un paese in crisi già da almeno due decenni e piegare moralmente una delle popolazioni più anziane del mondo? Noi ci facciamo domande, molti conti non tornano, le risposte dovrebbero dare coloro i quali si sono presi la responsabilità di questa situazione e ci hanno ridicolizzato di fronte a tutto il mondo, rendendoci l'avanguardia e il laboratorio dell'incombente dittatura del terrore che avanza nel mondo. Come abbiamo detto da subito - ed in perfetta solitudine - dietro questa pandemia si nascondeva un virus ben più pericoloso, una dittatura sanitaria che ci avrebbe trasformato il popolo italiano in un popolo di schiavi, tutti in fila, senza lavoro, futuro e messa. Senza volto, senza sorriso e senza fede. Tutti in fila, col bavaglio in faccia. Ci sono riusciti. In 100 giorni, con dati falsi, con il terrorismo mediatico e medici e scienziati che hanno sostituito i politici alla guida delle nazioni.

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