• Giuliano Castellino

L'ANM CACCIA PALAMARA. VOLANO GLI STRACCI. QUANDO CI LIBEREREMO DALLA TIRANNIA GIACOBINA?




L'ANM CACCIA PALAMARA. VOLANO GLI STRACCI. QUANDO CI LIBEREREMO DALLA TIRANNIA GIACOBINA?


L'Anm caccia Palamara. Che contrattacca: "Pago colpe di tutti". È vero, e i magistrati non possono far finta di niente. Volano gli stracci...

Quando l'Italia verrà liberata dalla tirannia di una magistratura politica?

Da decenni toghe giacobine e partigiane tiraneggiano e comandano sulla politica. Il caso Palamara è solo la punta dell'iceberg.


di Giuliano Castellino


Non era mai accaduto nella storia che l’Associazione nazionale magistrati espellesse un suo ex presidente.

Il pm - cacciato per quanto emerso nell'indagine di Perugia - ha contrattaccato diffondendo il testo del suo intervento, censurato dall'Anm: "Non mi sottrarrò alle responsabilità politiche del mio operato per aver accettato regole del gioco sempre più discutibili. Ma deve essere chiaro che non ho mai agito da solo. La responsabilità non era soltanto mia. Non farò il capro espiatorio di un sistema".

Parole pesantissime, che sanno di minacce.

Volano gli stracci nei palazzi di giustizia, mentre ogni giorno milioni di italiani vengono giudicati da signori "poco giudicati e giudicabili".


Ma facciamo un passo indietro.

Era il 27 giugno 2015, ancora non era scoppiato nessuno scandalo, quando ad Orvieto al congresso della corrente dei magistrati, prese la parola un membro del Csm che era ben noto al pubblico. Si chiamava Luca Palamara (come il tonno, ironizzava Cossiga, che già anni addietro si era scagliato contro il togato), che iniziò il suo discorso con queste parole: "E' stato fino a questo momento un congresso importante e significativo. E proprio perché abbiamo parlato di correnti e del ruolo della corrente non possiamo negare a noi stessi che stiamo partecipando a un congresso politico, a un congresso di una corrente".


Poi Palamara tirò addirittura le orecchie ai suoi: "Non si può essere partito di lotta e di governo allo stesso tempo...".


Ma di cosa blaterava Palamara? Congresso politico? Partito di lotta? Partito di governo?

Qualcuno dei tanti magistrati e giornalisti presenti si scandalizzò per quelle parole?

Tutti muti, tutto nella norma.

D'altronde lo statuto di Anm non ha mai nascosto le finalità: "Il gruppo promuove, anche con l'ausilio di mezzi telematici, la più ampia partecipazione democratica al dibattito associativo e alla determinazione della sua linea politica".


Quindi non possiamo che battere le mani a Palamara e i suoi che almeno non hanno mai nascosto quello che erano.


Ieri però l'Associazione nazionale magistrati, un sindacato che a sua volta è superpartito di potere che raccoglie tutte le anime dei vari sindacati, ha deciso di espellere Palamara senza manco dargli audizione.


Eppure tutti sapevano benissimo quello che faceva (e infatti bussavano alla sua porta per usarne l'influenza politica), ma le finzioni debbono rimanere tali.

Certo non possiamo neanche condividere lo stupore di Palamara, che di quel teatro ne era burattinaio e grande protagonista, che comunque, di fronte alla stampa, ci è sembrato più sorpreso per essere rimasto incagliato nella rete delle indagini e aver visto pubblicate le sue conversazioni: "Le chat sono divenute pubbliche, purtroppo, altro non sono che uno spaccato di questa situazione. Non le ho mai cancellate perché mai pensavo che il mio telefono potesse diventare oggetto di un provvedimento di sequestro...".


Pensate a quanto si sentiva intoccabile!


Torniamo alla cronaca.

Luca Palamara ha commesso gravi e reiterate violazioni del codice etico. Per questo motivo l'Associazione nazionale magistrati ha decretato l'espulsione del Pm.


Queste le parole del segretario dell'Anm Giuliano Caputo al Comitato direttivo centrale prima del voto sull'espulsione: "Non abbiamo bisogno di capri espiatori, abbiamo bisogno di tornare a prendere coscienza della diffusività di comportamenti che dimostrano un modo distorto di formazione del consenso in magistratura – non intorno ad idee e valori – ma sulla base di interessi strettamente individuali, su impropri rapporti tra consiglieri o esponenti di correnti e magistrati aspiranti ad un incarico".


Parole che non hanno placato la reazione del Pm espulso: "Mi è stato negato il diritto di parola e di difesa, nemmeno nell'Inquisizione. Non farò il capro espiatorio di un sistema. Ognuno aveva qualcosa da chiedere, ognuno riteneva di vantare più diritti degli altri, anche quelli che oggi si strappano le vesti, penso ad esempio ad alcuni componenti del collegio dei probiviri che oggi chiedono la mia espulsione, oppure a quelli che ancora oggi ricoprono ruoli di vertice all’interno del gruppo di Unità per la Costituzione, o addirittura ad alcuni di quelli che ancora oggi siedono nell'attuale Comitato direttivo Centrale e che forse troppo frettolosamente hanno rimosso il ricordo delle loro cene o dei loro incontri con i responsabili giustizia dei partiti politici di riferimento. Sarebbe bello che loro raccontassero queste storie. Non devo essere io a farlo. Io ascoltavo sempre tutti".


Un fiume in piena che sembra abbattersi contro i vertici della magistratura. Una vera e propria messa in stato d'accusa dei suoi stessi accusatori: "Io non ho agito da solo. Riconosco di aver fatto parte del sistema delle correnti, quel sistema che ora mi condanna, spesso mi insulta, perché a torto o a ragione individua in me l'unico responsabile di tutto. Sarebbe troppo facile pensare questo. All'inizio ero animato dal sacro fuoco del cambiamento, perché ovviamente anche io mi rendevo conto che era un meccanismo infernale, dal quale però mi sono lasciato inghiottire. Ma ciò non per sete di potere, bensì in una logica, che oggi riconosco, comunque, erronea, secondo cui il rafforzamento della posizione, mia e del mio gruppo di appartenenza, avrebbe potuto assicurare opportunità di avanzamento di colleghi meritevoli. Ma il fine, ora non posso non ammetterlo, non giustifica mai i mezzi".


Ci pare di capire che se parla Luca Palamara crolla tutto… L'impressione è che se dovesse fare nomi e cognomi, potrebbe provocare un ulteriore terremoto all'interno della magistratura.

Già domani mattina, ad Omnibus, su La7, dove il Pm sotto accusa a Perugia sarà ospite, potrebbe iniziare la sua personale battaglia contro i suoi ex sodali.

L'Anm pensava di salvarsi cacciando l'infedele, invece sembra aver scatenato l'ira funesta di chi oltre tradito si sente abbandonato.


Come abbiamo detto volano gli stracci, ma quello che è imbarazzante è il silenzio della politica, tutta, da destra a sinistra, e soprattutto quella del Presidente della Repubblica, che dovrebbe essere il garante del Csm.


Il cancro della politicizzazione delle toghe sembra aver divorato l'intero corpo giudiziario, attaccato già nel dopo guerra quando i tribunali partigiani divennero ordinari, venne assaltato quanto Togliatti divenne Ministro di Grazia e Giustizia e avvelenato per decenni quando le sinistre, per la logica di Yalta non potevano conquistare il potere politico e legislativo, si concentrarono su quello giudiziario.


Un pezzo di Stato, importantissimo (supportato tra l'altro dal potere mass-mediatico (informazione) e scolastico-universitario (cultura e formazione dirigenti statali) e nevralgico è stato occupato militarmente e per decenni ha condizionato la vita di milioni di connazionali e dettato l'agenda politica.


Urge una lotta di liberazione dalla tirannia giacobina e partigiana della toghe, restituendo la "Vera giustizia" agli italiani, con una riforma che porti alla separazione di carriere tra Pm e giudici e preveda la responsabilità civile e penale della casta dei magistrati.


Tanto per iniziare...

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