• Giuliano Castellino

L'ALTRO MSI, NON SOLO ALMIRANTE... "I GIGANTI"

L'ALTRO MSI, NON SOLO ALMIRANTE... "I GIGANTI"


Con la prefazione di Roberto Fiore (1) e il coordinamento editoriale di Giuseppe Provenzale (2), è uscito per i tipi de “I libri del Borghese” nei primi giorni di aprile un testo scritto a più mani che sta già facendo discutere, oltre che per l’immediato successo di “nicchia”, per il taglio particolare con cui affronta le biografie e il pensiero politico di alcuni tra quelli che lo stesso titolo definisce “I giganti del Msi”.


Nove i saggi e gli articoli, firmati tra gli altri dallo stesso Provenzale, da Siro Mazza, Nazzareno Mollicone e Ruggiero Capone, che riscoprono le figure di uomini che, nonostante la loro indubbia levatura umana e politica, non ebbero nel partito, morto a Fiuggi a causa del suicidio assistito voluto da Fini e dalla maggioranza dello stesso gruppo dirigente, la stessa notorietà di un Almirante o di un Romualdi i quali, sia detto per inciso, non furono certo estranei nello spargere quei semi che ne produssero la nota fine ingloriosa.


Quello che salta agli occhi ancor prima di intraprendere la lettura de “I giganti” è che l’opera annovera tra i suoi artefici almeno due firme - quelle di Fiore, che pure non si astiene dal dar voce ai suoi ricordi diretti legati alla militanza missina del padre, e di Provenzale - che del Msi non hanno fatto parte, essendo rispettivamente segretario e vicesegretario di Forza Nuova e questo dato non manca di produrre un indubbio risvolto critico.


Scrive Fiore nella prefazione: “I vincitori [...] avevano concesso ai missini una sorta di licenza, consistente nella possibilità di esistere, di essere di ostacolo – nelle idee e nella pratica – a un comunismo in fortissima ascesa, tanto da suscitare il panico presso la Città del Vaticano.


Il medesimo “patto” (implicito od esplicito che fosse), però, vietava al Msi di cercare avventure rivoluzionarie. Il problema, in sostanza, non era quello di essere fascisti, neofascisti o anche solo filo-fascisti – cosa inevitabile, per un Paese che fino a pochi anni addietro era stato tale nella sua quasi totalità -, bensì di non poter agitare più di tanto le piazze, tanto meno in senso rivoluzionario, né di condurre intransigenti battaglie di riscossa sociale. Insomma, quel partito poteva esistere e magari crescere, solo però come forza anticomunista”.


Tuttavia, l’utilissimo excursus complessivo che l’opera nel suo insieme fornisce, attraverso gli anni del Regime, della Rsi, delle segreterie De Marsanich e Michelini e, infine, dello stesso Almirante, nello riscoprire gli uomini ne riscopre inevitabilmente le idee, le profezie, le opere e, soprattutto, gli esempi.


La geopolitica di Ernesto Massi, la magnifica sicilianità di Alfredo Cucco e Filippo Anfuso, con le concezioni di politica estera di quest’ultimo, “la socialità incalzante” di Niccolai, “la tensione barricadera” di Ciccio Franco o, seppure nell’ambito di avverse correnti, “l’elegante istituzionalità” di Augusto De Marsanich “sono tutti elementi – leggiamo ancora nella prefazione di Fiore - che non possono essere mantenuti nella biblioteca delle idee belle, ma impossibili.


[...] tutti questi uomini e tutte queste idee noi oggi le riportiamo alle migliaia di lettori che troveranno ancora l'interesse e la forza di leggere delle pagine che per la loro atemporalità, per il senso del dovere e di amore verso il proprio popolo che da esse traspaiono, sono destinate a rimanere nel tempo e, anzi, al di là di esso: quasi in modo paradossale, si pongono come elemento, come paradigma di una nuova era, di una battaglia che possa essere finalmente vincente".


È uno spirito polemicamente costruttivo ad animare, dunque, le pagine di un lavoro particolare e interessante che tratta anche delle esperienze militanti di Cesco Giulio Baghino, Araldo di Crollalanza e del “podestà” di Cagliari Enrico Endrich, tutti uomini che nel Msi non ebbero lo stesso successo dei più famosi, ma che certamente ne scrissero la storia e che, oggi, a vario titolo, sono in grado di mostrare ai più giovani, militanti e non, come il patrimonio ideale di quel partito, “troppo spesso inadeguato alla grandezza delle loro idee”, abbia rappresentato una delle tre principali famiglie politiche italiane con ampie basi popolari. Una famiglia ideale che ha scritto, anche se a qualcuno fa comodo occultarne il ricordo, la stessa storia spirituale e politica degli italiani; una storia che potrebbe arricchirsi di nuove pagine anche grazie alla riscoperta delle sempre giovani idee partorite da alcuni giganti sulle cui spalle è doveroso collocarsi.


NOTE


1. ROBERTO FIORE, Capo di Terza Posizione, Segretario Nazionale di Forza Nuova, Presidente dell'Apf e membro dell'ufficio politico di Area


2. GIUSEPPE PROVENZALE, Vice Segretario Nazionale Forza Nuova, Redattore L'Italia Mensile




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