• Giuliano Castellino

IL POTERE DELLA POLIZIA LOCALE: DAI SET DEI FILM AI LOCALI SEQUESTRATI. OGGI BRACCIO ARMATO DEL PUC

IL POTERE DELLA POLIZIA LOCALE: DAI SET DEI FILM AI LOCALI SEQUESTRATI. OGGI BRACCIO ARMATO DEL PUC


Vigili urbani a nella capitale, le mani sulla città.

Dai set dei film ai controlli Covid, passando per i locali sequestrati alle mafie.


Un servizio di Report (Rai Tre) sul malaffare che si nasconde nel Corpo di polizia municipale ha fatto esplodere uno scandalo: 6 mila agenti operativi.

Il giudice Muntoni: "I controlli più severi riservati ai ristoranti solo dopo che li sequestriamo alla criminalità".

Un'inchiesta shock che ha svelato il potere dei "pizzardoni" su Roma, che ha portato alle dimissioni del suo Comandante e del coinvolgimento del Sindaco.


Corruzione, conflitti di interesse, abuso di potere, violenza: questo è il Corpo di polizia locale di Roma capitale, uno dei più grandi "eserciti" d'Europa, con oltre 6mila agenti operativi e competenti sui settori più disparati, dal commercio all'edilizia, dalla sicurezza all'applicazione delle misure anti- Covid.


Un'inchiesta di Report andata in onda su Rai Tre ha svelato al grande pubblico ciò che i romani conoscono (e subiscono) da decenni.


Un'inchiesta che inizia dal mondo del cinema, sui set delle pellicole più importanti girate a Roma negli ultimi anni, da Spectre dell'agente segreto James Bond fino alla recentissima fiction Gli orologi del diavolo con Beppe Fiorello.


Roma è un set a cielo aperto.

Le autorizzazioni vengono concesse dal dipartimento attività culturali, ma il potere di controllo è nelle mani della Polizia locale.


Una delle società più quotate per gestire la logistica è la Ro.Ma. Mediaservice, azienda controllata da due fratelli, Roberto e Adriano De Sclavis.

I De Sclavis, guarda un po', sono i figli di Mario De Sclavis, comandante storico del Corpo, oggi alla guida del V Gruppo Prenestino.


Dalle visure camerali dell'azienda, la Ro.Ma Mediaservice risulta fondata nel 2005 proprio da Mario De Sclavis insieme al figlio Roberto, mentre nel 2008 lo stesso comandante vende la sua quota al secondo figlio Adriano.


Il super vigile De Sclavis si difende: "Non ho alcun ruolo nella società dei miei figli. E anzi ogni anno comunico all'amministrazione l'esistenza dell'azienda escludendomi da ogni decisione che possa incrociare i suoi interessi".


In realtà dai documenti interni al Campidoglio si evince e si certifica che De Sclavis ha più volte firmato determinazioni dirigenziali che regolamentano le attività delle produzioni cinematografiche.

Non della Ro.Ma Mediaservice, ma delle sue concorrenti.

Determinando in questo modo leggi di mercato e gestione degli spazi.

A favore di chi? Fate voi!


NON SOLO SET, ANCHE MAFIE E COVID


La diffusione del Covid ha allertato più che mai i giudici di Roma impegnati nelle attività di sequestro dei beni delle mafie.


Il giudice Guglielmo Muntoni racconta oggi come proprio alcuni vigili urbani abbiano avuto un comportamento più che anomalo nella gestione dei locali del centro storico di Roma.


"Quello che ci ha colpito - spiega il magistrato di sorveglianza Muntoni - è che quando abbiamo sequestrato noi i ristoranti, dal giorno dopo c'erano controlli metodici e insistenti da parte degli agenti di polizia locale con interventi pesanti per rimuovere tutti i tavoli che non erano regolari".


Il paradosso è il seguente: il ristorante in mano alla criminalità non rispetta le regole, ma quando il locale passa di mano e viene sequestrato dallo Stato, gli agenti si scagliano contro i gestori del tribunale.


"Gli amministratori - aggiunge Muntoni - si lamentavano del fatto che gli esercizi di fronte gli facevano gesti di sfottimento perché loro continuavano a tenere i tavoli fuori e noi no".


LA TIRANNIA DEI COMANDANTI


Nel luglio scorso la sindaca Virginia Raggi nomina comandante generale Stefano Napoli, storico comandante del I Gruppo, quello che controlla il centro storico. Una nomina nel segno della continuità con quella di Angelo Giuliani, il controverso ex- comandante finito sotto processo per corruzione, poi riabilitato al punto da riconsegnare nelle sue mani la guida del Gruppo Eur.


Nell'inchiesta di Report vengono riportate alcune intercettazioni inedite che ricostruiscono il rapporto tra Giuliani e l'attuale comandante Napoli.


Dialoghi nei quali l'allora comandante Giuliani chiede a Napoli di accelerare le pratiche che interessano politici e imprenditori.


Tra loro anche Marco Marsilio, allora deputato, poi fondatore di Fratelli d'Italia insieme a Giorgia Meloni, oggi presidente dell'Abruzzo.


Lo stesso Giuliani che, in un'intercettazione, dice al suo "allievo": "Te vojo insegna' qualche trucco. Te lo dico con affetto. No, no, c'hai poco da impara'. Dopo ste pressioni t'è cresciuto sei, sette palmi di pelo".


E si, "sette palmi di pelo" ci vogliono per imporre il pizzo a poveri commercianti o a imprenditori del mondo del cinema che magari creano lavoro e occupazione, ci vogliono sì "sette palmi di pelo" per danneggiare in divise per le vie di Roma, servendo gli interessi di politici e casta, decidendo chi deve lavorare e chi no, multando cittadini e imponendo mascherine, distanziamenti e misure anti covid.


Con i DPCM poi il potere di questi sceriffi è diventato illimitato, portandoli ad essere i veri padroni ed aguzzini del cuore della capitale.


Dopo il servizio di Report, lo scandalo sul coinvolgimento dei vigili sul "caso Marino" (ex sindaco di Roma fatto fuori per una multa e uno scontrino da 70 euro) si è dimesso il Comandante Napoli.


A tremare è tutto il corpo della Polizia locale, il suo strapotere e un sistema, quello capitolino, fondato sul malaffare e la malapolitica.




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