• Giuliano Castellino

IL MITO DELLA SOPRAVVIVENZA CHE PARALIZZA I POPOLI



IL MITO DELLA SOPRAVVIVENZA CHE PARALIZZA I POPOLI di Francesco Tomasella "Vivere 20 o 40 anni in più è uguale. Difficile è capire ciò che è giusto; e che l'Eterno non ha avuto inizio, perchè la nostra mente è temporale, e il corpo vive giustamente solo questa vita. Ma se ti senti male rivolgiti al Signore, credimi siamo niente, dei miseri ruscelli, senza Fonte". Queste parole le canta F. Battiato in "Fisiognomica". Riportano immediatamente ad un sapere antico, vissuto e partecipato dall'umanità d'ogni epoca del passato, almeno finchè si è intesa la vita come una prova da superare, nella forma dell'adesione all'eterna lotta del Bene contro il Male. Nel Bene rientravano una serie di valori che portavano almeno spiritualmente l'uomo oltre la sua condizione semplicemente animale, coi relativi bisogni fisiologici di mangiare, dormire, riprodursi e sopravvivere. Dall'ideale del Bene discendono quelli di giusto e quindi di giustizia, come ciò che gli è conforme. E' nel solco di questa visione dell'esperienza della vita che abbiamo potuto sapere di uomini d'innumerevoli civiltà andare ben oltre il mito tutto moderno della sopravvivenza fisica. La vita stessa infatti si poteva donare per tener fede a valori ritenuti superiori alla propria individualità. Sappiamo di uomini morti per l'onore, per tenere fede ad una parola data o ad un giuramento, per un'ideale di Patria, per la propria fede religiosa, per un'idea di libertà. Il grande e forse più profondo dramma della nostra epoca riguarda proprio questo: l'assenza nella coscienza collettiva di valori che possano portare la vita oltre, verso il "più che vita". (Evola) "Dio è morto" scriveva Nietzche, certificando la profonda crisi del sentimento religioso, con tutto ciò che ha comportato, nella civiltà europea. Eppure, anche se paradossalmente, abbiamo assistito ancora a quasi due secoli in cui una buona parte d'umanità, persino non credente, ha saputo morire per ideali completamente laici di patria e di libertà. Pensiamo per esempio alle rivoluzioni e alle guerre comuniste. Cosa centra questo che vi sto raccontando con quello che stiamo vivendo da tre mesi a questa parte? Moltissimo, anzi direi che è il punto centrale di tutta la questione. In una civiltà vecchia, materialistica e decadente come quella europea, senza più una visione spirituale della vita, senza nemmeno nessun valore collettivo percepito come superiore alla propria individualità, è bastato un virus poco più forte dell'influenza stagionale per poter condannare i popoli ai domiciliari e persino alla loro rovina socio-economica! Sono bastate inizialmente poche decine di morti con Covid 19 in Italia, sfruttati sapientemente e terroristicamente dai media di regime, per sacrificare ogni più alto valore di Patria e di libertà sull'altare della mera sopravvivenza, non importa se senza più dignità di alcun tipo! E i nostri 600.000 giovani soldati caduti nella Prima Guerra Mondiale per il futuro della Patria allora? Solo per fare un esempio che ci riguarda molto da vicino. Sarebbero morti per niente? Queste riflessioni avrebbero dovuto riguardare nelle scorse settimane centinaia di politicanti che negli anni si sono sempre sciacquati la bocca con l'ideale di Patria e il sentimento religioso, ma che alla prova dei fatti non hanno saputo fare altro che chiedere di "chiudere tutto" col pretesto di salvare le vite, fingendo di non sapere che ciò avrebbe rappresentato una pugnalata forse letale per l'Italia intera! Tanto al Governo c'erano "quegli altri", dopo avrebbero sempre potuto scaricargli addosso anche le proprie responsabilità così da guadagnare qualche voto in più, come stanno in effetti facendo. No, nessuno muore nè combatte invano facendo il proprio dovere e servendo i propri ideali. Persino in quest'epoca dove le forze del Male sembrano così predominanti. Potranno guidarci allora sempre anche le parole del generale Leon Degrelle: "Non si è sulla Terra per mangiare in orario, dormire a tempo opportuno, vivere cent'anni ed oltre. Tutto questo è vano e sciocco. Una sola cosa conta: avere una vita valida, affinare la propria anima, aver cura di essa in ogni momento, sorvegliarne la debolezza ed esaltarne le tensioni, servire gli altri, spargere attorno a sè felicità ed affetto, offrire il braccio al prossimo per elevarsi tutti aiutandosi l'un l'altro. Compiuti questi doveri, che significato ha morire a trenta o a cent' anni, sentir battere la febbre nelle ore in cui la bestia umana urla allo stremo delle forze"?

105 visualizzazioni

La tua privacy è importante per noi, le tue informazioni sono sicure al 100% e non verranno mai condivise con nessuno

2020 © Cooperativa Editoriale Italia Futura, Via Paisiello 40 00191, Roma P. IVA 0000015628011007