• Giuliano Castellino

Il comitato abusivo dei 17: la dittatura di Colao per liquidare l'Italia, laboratorio global-cinese!



Il comitato abusivo e d'affari dei 17: la "dittatura" di Colao per liquidare l'Italia, laboratorio global-cinese di Ruggiero Capone Nasce la "Task force" governativa per la fase due del corona virus. Non c'è dato sapere quanto sulle nomine abbia influito Giuseppe Conte (forse le ha dovute in parte subire). Non sappiamo chi tra i nominati sia stato suggerito dal Quirinale e, soprattutto, chi di loro sia l'anello di collegamento con lo studio del professor Guido Alpa (dove l'avvocato Conte s'è formato). Intanto il gruppo dei 17 è stato da qualcuno definito "comitato d'affari dei 17", forse in considerazione del fatto che decideranno loro le attività che avranno diritto o meno ad una ripresa lavorativa. Insomma, esperti sul diritto di vita e di morte sulle imprese? A guidare il comitato di esperti c'è Vittorio Colao: già appellato Caronte, come il traghettatore infernale, e perché toccherebbe a lui accompagnare l'Italia verso la "Fase 2 dell’emergenza pandemia". In effetti di opere di traghettamento Colao ne sa più di altri. Dopo aver lavorato presso la banca d'affari Morgan Stanley e poi in McKinsey & Company, è lui che nel 1996 assurge a direttore generale della Omnitel di De Benedetti, poi l'ha traghetta (la fa vendere) agli inglesi. Nel 2004, dopo aver totalmente permesso la fuga di Vodafone sotto il sistema fiscale britannico, diventa amministratore di Rcs MediaGroup. Ma nel 2006 torna in Vodafone e ne diventa amministratore delegato. Nel 2015 diventa amministratore dell'Unilever, la società globale di diritto olandese che ha acquistato più di quattrocento marchi nel campo alimentare, bevande ed igiene per la casa. L'Unilever ha sede a Rotterdam (Paesi Bassi, quindi Olanda) e poi a Londra: soprattutto è la multinazionale che ha acquistato i nostri Algida, Eldorado, Toseroni, Motta, Berolli, Calvé, Gradina, Foglia d'oro, Flora, Knorr, Findus, Milkana, i detersivi Omo, Coccolino, Svelto, Rexona, Dove, e poi i profumi Cerruti 1881, ed ancora la cosmesi Fissan… Insomma la Unilever è l'azienda che dal 1992 ad oggi ha letteralmente razziato gli storici marchi italiani. Ma nel 2018, precisamente nel mese di maggio, Colao annuncia le dimissioni da Vodafone: e qui ci si perde, perché scopriamo che era amministratore contemporaneamente sia di Vodafone che di Unilever. Ma dove paga le tasse Colao? La legenda narra che sia cittadino anglo-olandese. Una sorta d'olandese volante, che come l'omonimo vascello fantasma solca i mari mondiali degli affari. Dal 2018 il buio, si sa solo che viaggia scortatissimo, che è amico (tramite De Benedetti) di George Soros e che conosce il gota del fondo di Hilary Clinton. Questi ultimi sono più che interessati ad usare il 5G cinese in funzione anti-Trump. Per farla breve, il comitato dei 17 esperti vede concentrarsi gli interessi delle multinazionali che, da circa trent’anni, ricordano ai governi italiani l'impegno a svendere gli asset, il cosiddetto "sistema paese". Un comitato che ha già mangiato e digerito il piccolo Conte, ormai vittima di questa struttura: i 17 condensano la forza di Troika, Trilateral e Bilderberg. Soprattutto godono il favore dei "poteri bancari europei", ecco perché Germania e Olanda si sarebbero chetate contro i problemi economici dell’Italia. Anche perché Colao è il vicepresidente della lobby europea (ben presente a Strasburgo e Bruxelles) "Round Table of Industrialists": struttura che tutela gli interessi delle grandi multinazionali, e che da tempo preme che si passi alla fase due anche di Ceta e altri accordi, per permettere alle security delle multinazionali d'affiancare magistrature e polizie nelle indagini contro chi aggredisce con campagne stampa e manifestazioni gli interessi dei colossi capitalistici (valga per tutti l’esempio della Tap petrolifera a Lecce). Infatti ci chiediamo cosa ci faccia anche Peter Sutherland (vertice della Goldman Sachs) nel comitato dei 17: la Goldman Sachs è la banca che nel 2011 usava lo spread contro l'Italia e ne chiedeva il default, il fallimento. Anche il diplomatico belga Etienne Davignon (già presidente del Bilderberg, erede d'una dinastia massonica francese) è tra gli esperti graditi a Colao, lo conobbe grazie a De Benedetti, ed era l'uomo applaudito da Sorsos come europeo alla guida d'integrazione ed immigrazione. Ma torniamo alle tracce di Colao che avevamo perso nel 2018, perché proprio in quell’anno il suo nome appare nelle liste della Conferenza Bilderberg, e lì c'è anche Mariana Mazzuccato. Anche quest'ultima è nella "Task force governativa" della "fase 2", e fa parte degli economisti che hanno inventato la parola chiave sostenibile: insomma quelli che hanno trasformato in business la "green economy", probabile anche lei creda nella "povertà sostenibile" come ricetta. Non è certo un caso che i nomi citati siano nell'elenco dei consulenti graditi ad Ursula Von der Leyen (presidente della Commissione europea), al belga Charles Michel (già presidente del Consiglio Europeo) e, ciliegina sulla torta, a Christine Lagarde (governatore della Bce). Non è casuale nemmeno la presenza di Enrico Giovannini nel comitato, l'accademico è uno dei membri del "Club di Roma", fondato dall'imprenditore Aurelio Peccei e dallo scienziato scozzese Alexander King (ma col gradimento di David Rockefeller, Giovanni Agnelli ed Henry Kissinger). Ma la domanda che dobbiamo porci: è perché l'ex amministratore delegato di Vodafone (Vittorio Colao), che per due anni ha studiato il 5G, viene ora posto a capo del gruppo di lavoro governativo? Non è affatto un caso che intendano utilizzare la tecnologia 5G per curare (spiare) la vita degli italiani. Infatti, molti sindaci starebbero già opzionando il 5G come tecnologia utile ad incrociare i dati di vita privata, movimenti e riconoscimento facciale di cittadini eventualmente sposti al contagio da "corona virus". Del resto, Colao ha più volte parlato (come Vodafone Group) della futura sfida d'integrare l'intelligenza artificiale con quella umana, della simbiosi tra uomo e robot, e che tutto avrebbe un futuro grazie al 5G. "Ci sono dei requisiti da rispettare per governare il cambiamento - ha detto Vittorio Colao -. Posti di lavoro che spariscono? salari che potrebbero scendere? E' questo quello di cui abbiamo bisogno per uscire dalla crisi. l'Italia è esempio di sperimentazione intelligente delle reti 5G di prossima generazione". Allora ci domandiamo se l'alta tecnologia serva per farci superare la crisi o per controllare i cittadini fin nel proprio intimo? Di fatto il potere affidato a questo "comitato dei 17" è totalmente abusivo. Ma fa parte del gioco golpistico che inghiottirà lo stesso Giuseppe Conte. Non è certo un mistero che le grandi banche d'affari ora vedano in Colao il successore di Conte, soprattutto in vista dei pignoramenti europei verso i beni degli italiani piccoli e medi e, poi, della svendita delle ultime grandi aziende. Non dimentichiamo che l'Austria potrebbe, supportata dalle banche bavaresi, fagocitare il Triveneto. Mire di potenze europeo ci sono anche sulla Sardegna. Banche e stati egemoni (Germania, Olanda, Belgio, Danimarca…) quotidianamente studiano piani di fattibilità per l'annessione di pezzi di territorio e d'aziende strategiche, ma tutte queste cose Vittorio Colao le conosce abbastanza bene. Ancora una volta l'Italia diventa il laboratorio delle grandi strategie globali, dove vediamo il "deep state" occidentale pugnalare alle spalle Trump, vendere gli Stati Uniti e abbracciare la vittoriosa Cina. Mentre Bill Gates parla alla TV di Stato di Pechino, da amico ed alleato, in Italia ci amici dei suoi amici si mettono alla coorte di Conte il "cinese". Chi credeva che la guerra fosse solo tra Usa e Cina deve ricredersi, lo scontro in corso è ben più profondo.

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